Se pensate che solo in Italia si facciano leggi stupide e inapplicabili, questa notizia è dedicata a voi. L’ erba del vicino non è sempre così verde.
È noto che secondo la vulgata internettiana, caninini, gattini e buongiorno a base di caffè sono gli argomenti preferiti del target a cui dovrebbe riferirsi un magazine online come Boomerissimo.

Se sia esattamente così non sappiamo, dalle parti della nostra redazione albergano teste piuttosto particolari, per cui può darsi benissimo che la mancanza di interesse per questo tipo di argomenti sia una nostra caratteristica specifica, più che generazionale.
Nessuno potrà portare nessun tipo di animale in qualunque mezzo di trasporto o struttura, a meno che sia racchiuso in un contenitore e trasportato in modo da non infastidire gli altri passeggeri.
New York Metropolitan Transportation Authority
Un articolo per vincere facile
Stavamo appunto cercando immagini tenere di questo tipo, fatte per prendere i nostri lettori per il verso del pelo (Ndr: la bieca battuta è assolutamente voluta), quando ci siamo imbattuti in una notizia invero agghiacciante. Un vero incubo per i nostri amici, amanti dei pelosotti teneri.

Ma anche un raro esempio di imbecillità che, come tale, ci ha immediatamente colpito e impressionato favorevolmente. Siamo qui per raccontare il bello, certamente, ma soprattutto il grottesco e l’assurdo. E questa notizia, benché niente affatto datata (e dunque leggermente fuori dal nostro campo di interesse), è apparsa subito come un esempio maiuscolo, degno di ulteriore approfondimento.
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Inoltre si parla di amici pelosi, della loro tenerezza e delle loro splendide espressioni, che ogni mattina commuovono (o almeno così pare) legioni di amanti dei social leggermente stagionati. Ecco quindi che la notizia è apparsa immediatamente utilizzabile (vi rassicurerà forse sapere che lo sarebbe stata in ogni caso, visto che non abbiamo nessuna intenzione di restringere per ragioni di targettizzazione il campo dei nostri interessi e delle nostre incursioni nella realtà).
Il terribile divieto della NYMTA
I più cosmopoliti avranno immediatamente tradotto. Per gli altri precisiamo che la sigla significa “New York Metropolitan Transportation Authority“. Qualcosa di simile all’ ATM, per chi vive a Milano. O all’ ATAC, per chi risiede nella capitale.

In sostanza si tratta di quell’autorità che regola il flusso vitale della città attraverso bus, metropolitane, treni vicinali, traghetti, e quant’altro la Grande Mela sia riuscita a mettere in campo per favorire gli spostamenti dei suoi cittadini di giorno come di notte. Al contrario delle metropolitane nostrane, che vanno a letto con le galline, assicurando il giusto riposo a cittadini e lavoratori che sono garbatamente invitati ad andare a nanna oppure a prendersi un taxi, la metropolitana newyorkese è fatta a immagine della sua città. Ovvero, non dorme mai.
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Inesausta deve essere anche la volontà di perfezionarne il funzionamento e di renderla sempre più efficiente e confortevole per i trentordici milioni di miliardi di pendolari che vi vengono trasportati anno. Nel corso di una di queste sedute migliorative o di self-improvement, come si dice da quelle parti, deve essere emersa un’idea che è subito apparsa risolutiva. Una svolta, per consentire agli efficienti newyorkesi di spostarsi sui loro velocissimi mezzi senza disturbo di alcun tipo. Il colpo di genio? vietare il trasporto di cani ed animali.
Severità temperata dalla ragione
Non conosciamo con esattezza la ratio di questo provvedimento, che dall’esterno può apparire assurdo. Forse i cani e i gatti levano spazio agli umani, riducendo in modo inaccettabile la capacità di trasporto?

Forse qualcuno ne ha paura, e non si accontenta di guinzaglio e museruola? Dopotutto viviamo in un tempo di fanatismi e integralismi, e ci sarà sicuramente qualcuno che si sente offeso o adirato per la presenza di questi ospiti non umani, e più difficilmente riducibile di noi bipedi all’obbedienza, agli stili di vita sani, alla consapevolezza ecologica, alla temperanza sessuale, rispettosa delle differenze e delle sensibilità, e a tutto quanto oggigiorno va per la maggiore. Che vengano immediatamente bannati e ridotti a paria, quindi.
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I cani si sa, rompono le balle, fanno quello che gli pare e che gli insegna la natura o l’estro del momento. Metterli al bando è apparsa certamente la cosa giusta e sensibile da fare. Ma per non rischiare di passare da integralisti, alla NYMTA devono avere pensato che occorreva temperare la severità della misura con una dose di flessibilità e di ragionevolezza. E lasciare uno spiraglio, per quanto piccolo, socchiusa. È stato così deciso che i cani sono banditi, certamente, a meno che siano racchiusi in una borsa/contenitore, in una gabbia o in qualsiasi cosa li possa contenere. In caso di emergenza si potranno trasportare, se piccoli. Ma si proteggeranno sempre i buoni cittadini dall’insulto delle presenza ferina.
“Very good”, devono aver pensato, congratulandosi con loro stessi per il mix di rigore e flessibilità, così sapientemente dosati. E giù pacche sulle spalle a vicenda.
La rivoluzione americana, parte seconda
A volte gli americani, presi dalla loro smania produttivistica e razionalistica, dimenticano di essere anche quel paese di ribelli, nato rovesciando un carico di tè inglese nella baia di Boston.

Ed è così che i cittadini di New York, ricevuto il diktat che imponeva loro restrizioni assurde, hanno deciso di ribellarsi. O quantomeno di fregarsene e meglio ancora irridere la ridicolaggine imposta dalla smania regolatrice. Il risultato di questa rivolta silenziosa, divertita e un po’ folle, lo vedete nelle foto che riproduciamo.
Non solo. Prendere per i fondelli l’authority è diventata una nuova mania, che ha prodotto, come può succedere (again) solo in America, la smania di superarsi e di primeggiare. Parallelamente, si è innescata un’altra corsa: quella a documentare. Una vera febbre, un’epidemia social-virale, nella quale le prestazioni più divertenti sono state premiate da milioni di click.
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I cani e i loro padroni disobbedienti sono diventati influencer. Anche chi non aveva mai portato un cane in metropolitana deve essersi detto che era il momento di cominciare. E tanto meglio se il cane era grosso e difficilmente riducibile a una gabbietta/trasportino.

Ci siamo diffusi in un ampio articolo, per dare spazio ad una galleria non meno estesa di questa nuova, spassosissima tendenza newyorkese. Ora che ci siamo divertiti con l’inventiva di chi, fatta la legge, trova l’inganno, non importa quanto surreale, è il momento di chiudere con un vero ribelle. Un disobbediente eroice e senza mezze misura. Uno che la legge non l’aggira, ma la rifiuta, incurante delle conseguenze.

Ecco a voi l’intrepido padrone di ignoto bastardo pezzato. Finora abbiamo sorriso. Di fronte a tanto coraggio possiamo solo levarci il cappello. Respect.
Antonio Pintér


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