Rocky è diventato l’archetipo del pugile grazie alla magia del cinema. Pugile non lo è mai stato, tutto era fittizio, ma uno degli attori conosceva bene la nobile arte.
Rocky Balboa è stato inserito nel 2010 nella Hall of Fame del pugilato insieme a Mike Tyson ed altri grandi del pugilato. Un tributo al personaggio e all’epopea della boxe e di certo non alla sua effettiva perizia.

Una mossa pubblicitaria importante però, dato che il nome Sylvester Stallone è decisamente più noto rispetto a quello dei veri boxeur.
Balboa, tecnicamente parlando
I film sono fatti della materia dei sogni, ci piace guardarli per vivere una vita diversa dalla nostra. Il ruolo del cinema si avvicina un po’ a quello che ha il libro o perlomeno ha avuto. Come diceva Umberto Eco: «Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro.»
Ti piace Boomerissimo? Sostienilo cliccando qui
Noi c’eravamo quando Rocky vinceva e perdeva i suoi incontri, quando metteva al tappeto Ivan Drago che voleva “spiezzarlo in due”. Ma dal punto di vista tecnico, come boxava Rocky?
Gli esperti sono abbastanza concordi nell’ affermare che quella di Rocky non sia vera boxe e neanche le somigli. L’italoamericano non colpiva e non si muoveva come un vero pugilatore. Nei primi film, tra le altre cose, non aveva il peso per combattere nei massimi.
Il suo più noto avversario, il buon Dolph Lundgren era di gran lungo superiore a lui, non solo di altezza e peso, ma anche come fighter, dato che era stato campione nazionale di karate kyokushin.
Nel 1982 durante i provini per selezionare l’interprete di Clubber Lang, Stallone provò con Earnie Shavers come sparring partner.

Shavers era ormai in declino, ma era stato un pugile vero. Per i pochi a cui il nome dice poco, Shavers ha affrontato Ali in uno dei match più duri della storia della nobile arte. The Greatest ha avuto ragione di Shavers dopo 15 round e ai punti. Da Foreman, Ali, Larry Holmes, tutti hanno affermato che Shavers avesse il pugno più forte che si fosse mai visto.
Troppo calato nel ruolo di Rocky, Stallone chiese a Shavers di colpirlo per davvero. Earnie lo accontentò assestandogli un sinistro, che non era il suo colpo migliore e senza neanche caricarlo. Stallone dovette essere accompagnato in bagno per vomitare. Qualche anno più tardi Sly dichiarò, a proposito dell’episodio: “That’s the closest I’ve ever come to death”. Shavers non ebbe la parte che fu assegnata ad un più malleabile Mr. T.
Il vero pugile
Nel cast del film c’è sempre stato un vero boxeur, uno che gli incontri li aveva combattuti e sul serio e, soprattutto vinti nella realtà.
Parliamo di. Paulie, il fratello di Adriana, cognato di Balboa.
Il suo interprete, Burt Young (che in realtà si chiama Gerald Tommaso DeLouise), attore di talento formatosi all’Actor’s studio, scrittore, pittore e sceneggiatore, nel 1957 si è arruolato nei marines. Ed è proprio come militare che ha cominciato la sua carriera nel pugilato, vincendo 32 incontri su 34.
Sulla sua carriera successiva sul ring ci sono versioni discordanti. Pare che abbia gareggiato anche come professionista con nomi diversi, ma nulla è certo.
Quello che è certo è che avrebbe dovuto dare migliori consigli a Rocky, che come abbiamo visto, era un po’ scarsino…
Antonietta Terraglia


Rispondi