La famiglia di Michael Schumacher sta mettendo all’asta la sua incredibile collezione di orologi. Sono tutti pezzi unici al mondo. Ma ce n’è uno progettato e fatto per lui, che entrerà nella storia dell’orologeria
C’è un uomo che rappresenta come pochi altri campioni la storia della Formula 1. Non occorre essere grandi appassionati per averne vissuto le gesta, che hanno riportato la Ferrari al suo posto di regina dei Gran Premi. Quell’uomo è Michael Schumacher. Forse non avremmo mai avuto la sua leggenda se alla guida del team di Maranello non ci fosse stato un francese, meno celebrato dalla fantasia popolare ma non meno importante per la storia degli sport motoristici: Jean Todt.

L’uomo che, chiamato nel 1993 a ricreare lo spirito vincente del team del cavallino, strappò un giovane pilota tedesco alla Benetton. Quel legame sportivo e tecnico sarebbe diventato nel tempo un’amicizia inossidabile, abbastanza unica in quel circo di cavalli e veleni che la Formula 1 è sempre stata, e con il tempo è diventata sempre di più.
Un’amicizia imbattibile
Personalmente, non sono mai riuscito ad avere grande simpatia per Jean Todt. Ma forse si tratta semplicemente di vecchie ruggini di un ragazzino che non gradiva la presenza dei cugini transalpini dalle parti dei box. Enzo Ferrari aveva idee diverse. E se Michael Schumacher ha costruito con il tecnico francese un legame di amicizia vera e duratura, è evidente che Todt aveva doti umane che i riflettori non mostravano, ed è bene così. Il legame tra Jean Todt e Michael Schumacher è diventato con il tempo qualcosa di più di un rapporto tra un pilota di talento e un responsabile tecnico. Gli anni dopo l’incidente di Schumi lo hanno confermato.
Nemmeno le condizioni disperate del campione tedesco hanno interrotto un’amicizia ormai muta, senza speranza. Al capezzale di Schumacher non sono apparsi molti degli amici e dei colleghi di un tempo. Tranne uno, appunto Jean Todt. L’unico che abbia continuato a visitare l’amico tedesco a intervalli regolari. L’uomo che aveva guidato Schumacher alla conquista di un titolo mondiale dopo l’altro, continua a tenere per mano il suo amico anche oggi.
Formula 1 da polso : la passione comune tra Todt e Schumacher
L’automobilismo, certo. La vittoria. Ma i due hanno in comune anche qualcosa di molto più personale, una vecchia passione del tecnico francese che ha finito per contagiare anche il giovane tedesco: la passione per l’alta orologeria. Per i pezzi unici, tecnicamente straordinari. Delle vere Formula 1 da polso, che uniscono l’ingegneria di alta precisione con l’eleganza delle soluzioni tecniche ed estetiche. Todt non solo è stato per tutta la sua vita un collezionista appassionato, ma ha anche utilizzato il suo ruolo di responsabile tecnico della Scuderia Ferrari per commissionare orologi unici, commemorativi alle più grandi case orologiere del mondo, con un occhio di riguardo per la nuova orologeria, e i modelli tecnicamente più radicali. La prova è nella sua collezione recentemente andata all’asta (e, si sussurra, proprio per aiutare l’amico in difficoltà, costretto a spese mediche esorbitanti, anche per uno dei campioni più pagati di tutti i tempi). Ne abbiamo parlato in questo articolo. Senza Jean Todt forse nemmeno Richard Mille sarebbe mai diventato l’orologio-simbolo di questi anni, il marchio che oggi figura al polso di molti campioni. Ma Richard Mille non è stato l’unico a beneficiare dell’amicizia tra grandi della pista e del collezionismo.
F.P. Journe, il punto di arrivo
Dopo la collezione di Todt anche quella di Michael Schumacher è recentemente finita all’asta. Inutile fare una carrellata tra tutti i grandissimi segnatempo usciti dai cassetti del pilota tedesco, da un Audemars Piguet Royal Oak in oro bianco ordinato da Todt per commemorare le allora sei vittorie del pilota-amico, fino a un rarissimo Rolex Daytona Paul Newman (uno di quelli veri). Un orologio di cui qui abbiamo raccontato la storia.

Sono pezzi da far cadere la mascella a qualsiasi appassionato. Eppure tutte queste meraviglie spariscono di fronte a un orologio che lascia stupiti anche gli amanti dell’orologeria più estrema e rivoluzionaria. Il gioiello della corona della collezione Schumacher è un F.P. Journe Vagabondage, che Schumi ha sempre indossato, e che era stato creato dalla fantasia di uno dei più grandi nomi dell’orologeria contemporanea, stuzzicata proprio da Todt. Si tratta di un segnatempo unico al mondo, che prima di essere un orologio è un simbolo del rapporto unico tra Todt e Schumacher. Jean Todt lo commissionò a Journe in persona. Un modello custom che anche per il suo significato storico ha oggi un valore quasi inestimabile. Il suo prezzo di partenza all’asta non è stato ancora definito ufficialmente da Christie’s. Ma si parla di due milioni di dollari.
François-Paul Journe, il “genio ribelle” e il suo Vagabondage
François-Paul Journe, è la mente e in gran parte anche il braccio del marchio F.P. Journe, uno dei più amati da Jean Todt. Journe ha cominciato la sua carriera orologiera come riparatore, arrivando a sviluppare una visione dell’orologio assolutamente unica, che forza i confini dell’estetica e della tecnica. Al contrario di Richard Mille. che viene da una carriera commerciale, Journe è nato con le mani tra gli ingranaggi, e ha sempre creduto a un forte rapporto personale tra artigiano e collezionista.
Un altissimo artista della meccanica, che non poteva che attirare l’attenzione di un duo di collezionisti che della meccanica hanno fatto la vita. La serie Vagabondage, introdotta da F.P. Journe, si distingue per le sue caratteristiche eccentriche e per la storia della sua nascita. La serie è caratterizzata dalla cassa piatta Tortue e da un indicatore digitale dell’ora, una netta rottura con le tradizionali casse rotonde e con gli indicatori a lancetta della tradizione. Il quadrante è inoltre arricchito dalle 7 “V” di vittoria, ognuna delle quali rappresenta un titolo mondiale. Questo orologio, nato per essere storico, lo è diventato ancora di più per avere dato il via a una intera serie, che è diventata la più simbolica del marchio F.P. Journe. Il Vagabondage I, di Schumacher, il primo della serie, è stato inizialmente creato come prototipo senza l’intenzione di essere commercializzato. È stato il suo design unico e la curiosità scatenata tra appassionati e collezionisti a farne un successo mondiale. La serie Vagabondage è caratterizzata un display digitale saltante per ore e minuti, e in alcuni modelli, anche per i secondi. Sono le “ore vagabonde” che avevano caratterizzato alcuni modelli dei secoli passati, un’idea bizzarra e da lungo tempo caduta in disuso che permette di visualizzare l’ora in modo più intuitivo e diretto. L’orologio di Schumacher è caratterizzato da un movimento a carica manuale dalla totale assenza di marchi sul quadrante, un elemento che sarebbe diventato caratteristico di tutta la serie Vagabondage.
L’orologio che ha precorso i tempi
Il Vagabondage che Todt commissionò a F.P Journe per Schumacher nel 2004 (una vera “associazione a delinquere” di fuoriclasse) è particolarmente speciale e resterà per sempre unico perché la sua realizzazione precede l’uscita ufficiale della serie di quasi due anni. Ogni dettaglio di questo capolavoro artigianale è stato creato su misura. Per una persona normale come me, tutta quella meraviglia, tutto quel virtuosismo è perfino troppo. Ma nessuno dei tre protagonisti di questa storia è stato una persona normale. Io non avrei comunque mai i milioni di euro necessari ad acquistarlo, per cui il problema non si pone.
Ti piace Boomerissimo? Sostienilo con una piccola donazione a questo link
È impossibile sapere se questo pezzo straordinario tornerà mai alla luce, al polso di qualcuno, o finirà nel caveau di qualche banca svizzera o di Dubai, come purtroppo capita a molti capolavori dell’arte. Qualunque sia la destinazione di questo autentico miracolo dell’opulenza e dell’eccesso tecnico, la sua funzione sarà però molto umana. Prendersi cura di un campione ferito, restituirgli un po’ della vita che quel dannato giorno a Meribel si è preso, nell’ormai lontano 2013.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it


Rispondi