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Michael Jackson

Michael Jackson, la polemica: nemmeno il boss è riuscito a salvarlo

Michael Jackson nella sua carriera ha dovuto affrontare molte sfide, anche quella con un boss della malavita.

La figura di Michael Jackson, a oltre vent’anni dalla sua morte, resta controversa. Ci sono coloro che ignorano totalmente le ombre che c’erano intorno al Michael uomo e coloro che esprimono una condanna senza appello.

Michael Jackson
Jacko e Marcinho VP – Boomerissimo.it

Noi, che lo abbiamo conosciuto solo come artista, ci limitiamo ad apprezzare il suo lavoro. Come uomo ci asteniamo dal giudizio non possedendo le conoscenze necessarie per esprimerne uno.

Paladino

Nella sua lunghissima carriera Jackson ha sposato molte cause umanitarie, usando la sua visibilità ed influenza.

Un esempio di beneficenza fatta da Michael – Boomerissimo.it

Si è calcolato che abbia donato qualcosa come 500 milioni di dollari sostenendo diverse cause benefiche. Partendo da “USA for Africa”, si è impegnato per l’infanzia in difficoltà, ha promosso la ricerca sul cancro e sull’HIV, durante la guerra in Bosnia ha inviato a sue spese 46 tonnellate di aiuti per la popolazione, ha donato fondi per associazioni che si occupano di persone in difficoltà negli Stati Uniti, ha sostenuto l’educazione artistica con contributi a organizzazioni come la Mr. Holland’s Opus Foundation e la International Child Art Foundation oltre ad istituire borse di studio ed altre iniziative educative, ha aiutato Amnesty International ed  altre organizzazioni che si occupano di diritti umani. Meno conosciute sono le sue azioni a supporto dell’ambiente e degli animali. Un vero filantropo. Certo, rimane qualche ombra sulla sua personalità un po’ borderline, dovuta ad un’infanzia mai vissuta e ad un padre violento.

Il quasi incontro con il boss

Nel 1996, Jackson doveva girare il videoclip di They don’t care about us. Il brano parla del dolore che deriva dal pregiudizio e dall’odio, con l’obiettivo di attirare l’attenzione sui problemi sociali e politici. Jackson descrisse la canzone come un modo per dare voce alle esperienze degli accusati e degli aggrediti, soprattutto degli emarginati, sottolineando in particolare l’impatto della brutalità della polizia e dell’oppressione del sistema.

Michael Jackson
Jacko nella favela (screenshot YouTube)- Boomerissimo.it

A dirigere il video fu chiamato Spike Lee, uno che questi temi li aveva già esplorati nei suoi film. Decise di girare in una favela in Brasile. Impresa non semplicissima. La favela prescelta du quella di Santa Marta a Rio de Janeiro. Le autorità brasiliane erano fortemente contrarie all’operazione. Essendo in lizza per le Olimpiadi del 2004, temevano che dare visibilità mondiale alle condizioni di vita nelle favelas non avrebbe aiutato nella causa. C’è da aggiungere che la polizia si rifiutò di entrare a Santa Marta. C’era un altro problema da affrontare però, la sicurezza della troupe e di Jackson. Le favelas non sono luoghi noti per la loro tranquillità e assoldare un servizio di sicurezza per tutte quelle persone per tutta la durata delle riprese sarebbe stato un impegno non indifferente. Spike Lee ebbe l’idea vincente, decise di contattare il boss della favela, Márcio Amaro de Oliveira, in arte Marcinho VP per avere il permesso per girare. Le trattative furono condotte da Katia Lund, assistente di Lee. Il boss le fece recapitare un messaggio in cui affermava che per tutto il tempo che sarebbero stati presenti a Santa Marta, quello sarebbe stato il luogo più sicuro al mondo, avrebbero potuto lasciare le loro attrezzature ed un milione di dollari per strada e nessuno avrebbe toccato nulla. Lo stesso regista confermò anni dopo che non fu pagato neanche un dollaro al boss. Per la cronaca, Marcinho fu strangolato in carcere nel 2003.

Altri problemi

E se il re del pop non ebbe problemi con la criminalità della baraccopoli brasiliana, li ebbe con il testo della canzone. Alcuni versi furono letti come antisemiti, in particolare questi: “Jew me, sue me, everybody do me / Kick me, kike me, don’t you black or white me”. Una parola in particolare “kike”, intraducibile in italiano risulta essere particolarmente offensiva.

Le scuse di Michael Jackson – Boomerissimo.it

Michael Jackson dovette spiegare il suo intento nell’uso di quelle espressioni, ma non fu molto convincente, fece anche le sue scuse alla comunità ebraica. Ciononostante, le polemiche continuarono, allora Jacko decise di cambiare i versi della canzone da “Jew me” e “kike me” a “do me” e “strike me”. Le scuse furono poi incluse in tutte le versioni successive dell’album. Quando si dice ne uccide più la lingua che la spada, anzi del boss.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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Comments (

2

)

  1. Marlon Brando e Michael Jackson, un’amicizia ingombrante – Boomerissimo

    […] Jacko vedeva in lui la figura paterna con cui poteva parlare, diversamente da quello che era successo con il suo vero padre, Joe. […]

  2. Michael Jackson e quello strano amico tradito – Boomerissimo

    […] Michael Jackson è stato un re che non ha mai potuto essere bambino e che ha vissuto una vita angosciante da adulto, nella quale si è sentito costantemente minacciato e in pericolo. Tutto, gli uomini, le donne, persino i microbi nell’aria lo terrorizzavano. Eppure Jackson, come chiunque altro, o forse molto di più, era un uomo sensibile, che aveva bisogno di amore e di sentimento. Forse è proprio da questo che nasce il suo amore per gli animali. Un amore che gli ha dato l’unico vero amico che la sua abbia vita abbia conosciuto. Non proprio un uomo, ma quasi. […]

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