Per tutti gli appassionati della Casa nella Prateria, l’ultima puntata è un trauma difficile da superare. Perché tanta violenza? Cosa c’è dietro un finale così terrificante? Molti anni dopo, è finalmente possibile ricostruirlo.
Per molti di noi, la Casa nella Prateria è stato un mondo gentile e accogliente, certo con le sue difficoltà, le sue sfide e i suoi traumi. Ma una famiglia rassicurante, in cui alla fine le cose si aggiustavano e si superavano sempre.

E proprio per questo, quell’ultima puntata, così distruttiva, così senza speranza, ha lasciato in chiunque una ferita. In Italia e nel mondo non sono pochi i fan della “Prateria” che ad ogni ciclo di repliche rifiutano di assistere all’ultima puntata. Un po’ per non soffrire, e non rivivere il trauma della distruzione. Un po’ perché quell’ultimo episodio sembra qualcosa di alieno, diverso e incompatibile con il resto di questa serie, che è stata amata proprio per la sua immagine opposta a quella dell’ultima puntata. Se poi siete tra quelli che hanno trasmesso La Casa nella Prateria come una specie di lessico familiare, da trasmettere generazione dopo generazione, assistere a quella puntata finale vi creerà ancora più problemi. Cosa raccontare a un bambino, messo davanti alla distruzione totale del suo mondo, quello in cui ha vissuto per quasi nove anni? Non è un problema da poco, e anche per questo molti decidono si saltare a pié pari l’ultima puntata, fingendo che, in attesa della prossima replica, Walnut Grove sia ancora lì, pronta a ripartire da capo. E non ridotta a quel cumulo di macerie fumanti, che Michael Landon ha voluto per chiudere, totalmente e definitivamente la sua serie simbolo.
Perché Landon ha voluto distruggere Walnut Grove?
Per anni ce lo siamo chiesti tutti. La puntata è un corpo talmente estraneo da ogni punto di vista, che molti nel tempo hanno cercato di trovare una ragione umana e professionale, dietro una decisione che appare inspiegabile e che è stato un vero colpo per quel pubblico a cui Landon aveva consacrato tutta la sua vita.

Una vita umana, certamente non perfetta (come non lo è quella di nessuno), che Landon ha sempre cercato di separare da quella che in fin dei conti considerava la sua vita vera, quella sullo schermo. Un’esistenza che aveva dedicato al suo popolo, con una specie di slancio missionario. Anni dopo, Landon si è sforzato di spiegare quello strano finale come un semplice espediente di sceneggiatura
“Penso che sia un buon finale pionieristico e forte”
–Michael Landon
In altre parole, come abbiamo raccontato in questo articolo, Landon era perfettamente consapevole che il tempo della “Prateria” era finito. La sua famiglia era cresciuta, la storia della nuova generazione non aveva la stessa energia della prima. Era il momento di chiudere, definitivamente. Landon decise di farlo con un fuoco d’artificio, che mettesse fine al lento e inevitabile spegnimento della serie. Il finale “pionieristico e forte” sarebbe questo. Una reazione all’inevitabile passare del tempo, interpretato dallo speculatore Lassiter, che mette le mani sul paese. La comunità non si arrende. Se Lassiter e il tempo non si possono fermare, tanto vale chiudere con un botto. Far saltare il tavolo, o meglio dinamitare l’intero villaggio di Walnut Grove.
Una verità spiacevole
Per quanto Landon abbia insistito a difendere questa versione, non è detto che gli si debba credere. Era un uomo che amava il suo pubblico, e che forse lo voleva proteggere da una verità più spiacevole.
La fine ormai inevitabile della Casa nella Prateria gli stava creando grandi difficoltà con una produzione che rifiutava di comunicare con lui, e con Melissa Gilbert, la protagonista della nona stagione. La piccola Laura, ora cresciuta, che avrebbe dovuto raccogliere il testimone e portare lo show ad una nuova generazione. Landon, che era stato una stella della NBC dal 1959, non fu ritenuto degno nemmeno di una telefonata dal presidente della rete, Brandon Tartikoff. Dovette apprendere della cancellazione per caso, in un corridoio. Dalle memorie della Gilbert sappiamo quanto sia stato stressante per Michael Landon tutto il periodo che portò alla cancellazione dello show. Curiosamente, né le sue memorie, né quella della solitamente loquace e linguacciuta Alison Arngrim si fanno sfuggire nulla sulla curiosa decisione di radere al suolo Walnut Grove. Qualcuno ha ugualmente pensato che dietro questa decisione ci sia la volonà di vendetta di un Landon tradito e scaricato dalla produzione a cui aveva dato tutto. Se il suo show doveva finire, niente doveva rimanere in piedi riutilizzabile per altre produzioni. Altre testate e altri organi di stampa si sono a lungo esercitati su questa ipotesi. Ha davvero qualche fondamento?
La vera verità sulla distruzione di Walnut Grove
Non ci siamo accontentati delle dicerie. Dopo aver studiato fonti di ogni genere, interviste scritte e filmate, biografie, Boomerissimo è riuscito a individuare una ragione certa e incontrovertibile per la decisione di distruggere Walnut Grove: i contratti che la produzione aveva firmato, prima di cominciare le riprese, nel 1976.

I dettagli della vicenda si trovano in un articolo del New York Times del 1984, scritto sotto l’impressione immediata della traumatica fine della serie. Quell’angolo della Simi Valley, così apparentemente lontano ma così facile da raggiungere da Los Angeles era stato semplicemente affittato dai proprietari del terreno, con la clausola che al termine della produzione, il lotto sarebbe stato restituito alla proprietà esattamente nelle stesse condizioni in cui era stato consegnato. La proprietà era nientemeno che la Getty Oil, la compagnia petrolifera fondata da Paul Getty, e con sede a Los Angeles, nell’omonimo palazzo. Una delle prime compagnie petrolifere al mondo, e un’azienda abituata a far rispettare i contratti che firmava. La distruzione del set era dunque inevitabile. Landon ottenne il benestare della produzione per farne un momento memorabile, che in effetti è rimasto nella storia della TV. Le immagini cruente della distruzione di Walnut Grove restano nella nostra memoria come un momento intensamente tragico. E restarono anche nella memoria del cast e della troupe, come la testimonianza che una stagione si era esaurita per sempre. Era per tutti il momento di pensare ad altro, cambiare vita e prospettive. Solo la chiesa, che Landon non ebbe il coraggio di far saltare in aria, si salvò dalla furia distruttiva che chiuse per sempre la storia della Casa nella Prateria.
Ti piace Boomerissimo? Sostienilo con una piccola donazione a questo link
Walnut Grove era finita per sempre. E i tentativi di resuscitarla non sono mai andati a buon fine. Ma questa è un’altra storia inquietante, che vi racconteremo in un prossimo articolo.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®


Rispondi