Michael Landon ha impegnato gran parte della sua vita a raccontare i valori della famiglia. Ma gli uomini non sono perfetti, e nemmeno lui lo era. Una brutta sorpresa per sua moglie, e anche per il suo prestigioso sponsor.
Se gli uomini e le donne fossero perfetti non ci sarebbe mai stato bisogno di una serie come La Casa nella Prateria.

Quando Michael Landon se ne impossessò, accettando di apparirvi solo e soltanto se gli fosse stato dato anche il ruolo di produttore, sceneggiatore e regista, il concetto gli era probabilmente chiarissimo.
“Ho sempre voluto fuggire dalla mia famiglia. Mia madre era una persona infantile, che minacciava sempre il suicidio. Metteva la testa nel forno, ma teneva le presine sotto le ginocchia e la finestra aperta. In una famiglia così finisci per pensare “Hey, se è martedì è il giorno del suicidio”
— Michael Landon
Landon non veniva da una famiglia perfetta: il legame con i suoi genitori (e tra loro) era sempre stato piuttosto labile, incerto e movimentato. Non troppo diversa sarebbe stata la sua vita;: il suo primo matrimonio era finito in un divorzio piuttosto affrettato nel 1962, quando Landon si era innamorato di Marjorie Lynn Noe, una splendida attrice e modella, che sposò nel 1963. Quando Bonanza finì, e con essa il suo ruolo di giovane attore sciupafemmine, Landon si trovò a una svolta.
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Adesso aveva un matrimonio solido, che sembrava funzionare bene. Le tempeste personali e della sua famiglia d’origine erano alle spalle. E lui era un attore maturo pronto ad interpretare il ruolo di padre. La Casa nella Prateria nacque così, anche per esigenze personali. Per trasmettere al pubblico il desiderio e il valore di una vita che lui non era riuscito ad avere, ma che adesso poteva e voleva rappresentare, in quella che sarebbe diventata una vera e propria missione.
Dove c’è famiglia, c’è Kodak
Fu una missione di successo, un vero e proprio trionfo che sarebbe durato per ben otto stagioni, fino ai raggiunti limiti di età del cast originale. Un successo produttivo, perché mai una serie televisiva era stata girata così, tutta in esterni (e non nei soliti teatri). Ma anche un successo di valori: nella realtà turbolenta, pericolosa e rivoluzionaria di quella metà anni ’70 tutto sembrava saltare in aria. Quel mondo tradizionale e ideale era il sogno che il pubblico chiedeva. Non ha mai smesso di farlo: La Casa nella Prateria è l’unica serie del mondo (almeno a nostra coonoscenza) che stia per compiere cinquant’anni senza avere mai passato un anno fuori onda.
“La famiglia è importante e immagini come questa per me significano molto. Per questo le stampo su carta Kodak. Per me questa è qualità”
–Michael Landon, pubblicità Kodak
Se i telespettatori avevano fame di famiglie felici e per bene, ancora di più ne aveva un marchio come Kodak, che dei ricordi di famiglia ha fatto un affare multimiliardario. Senza il bisogno di fissare su pellicola piccoli momenti di serenità e ricordi, senza il desiderio di archiviare scatto dopo scatto il proprio piccolo romanzo di famiglia, Kodak non sarebbe mai diventato uno dei marchi più potenti e di successo del mondo. La felicità che Landon e Kodak raccontavano erano in fondo la stessa, erano fatte per incontrarsi e unirsi. E così fu.
Michael Landon era per. Kodak il testimonial ideale. Nei suoi commercial non mancava mai di sottolineare l’importanza della famiglia, della sua (quella vera). La pubblicità di Kodak presentava prodotti e raccontava piccoli momenti di Landon privato (o almeno questo cercava di far credere).
Un matrimonio ideale con la famiglia ideale, quella di un uomo che come nessun altro sapeva rappresentarla anche sul piccolo schermo, ogni settimana, con successo crescente. Michael Landon raccontò per Kodak la qualità della carta, la meraviglia delle prime compatte flash “punta e scatta”. Arrivo perfino a raccontare le primissime macchine digitali, quella tecnologia che Kodak inventò, ma in cui non seppe credere, finendo in bancarotta nel 1991. Ma molto prima della bancarotta di Kodak qualcosa si ruppe irrimediabilmente tra Landon e il suo potente committente.
Due matrimoni finiti male
Si dice che tutti restiamo per sempre noi stessi e che nonostante gli sforzi per trasformarci nulla cambia davvero nella sostanze dei nostri pregi e dei nostri difetti. Cambia l’incarto, mai il contenuto vero.

Qui a Boomerissimo non siamo in grado di sbilanciarci sulla validità universale di questa regola. Sappiamo solo che si applica benissimo al caso di Michael Landon. Sul set magico, perfetto e incantato della Casa nella Prateria, Landon fini per invaghirsi di una truccatrice poco più che adolescente. Una storia praticamente identica a quella che lo aveva portato a sposare Marjorie, 19 anni prima. Anche il terzo matrimonio, quello con Cindy Clerico, sarebbe stato una storia felice, di lunga durata, fino alla morte di Landon nel 1991.
Non altrettanto felice fu per la moglie Marjorie, che dopo avere divinizzato il marito, e vissuto per 19 anni nella sua ombra, finì devastata, in una tragedia in cui riviste e tabloid trovarono materiale per mesi e mesi. Anche Kodak fu poco felice della fine della famiglia che i suoi spot raccontavano da anni, e che Landon aveva promesso di perpetuare per sempre, ovviamente su carta e pellicola Kodak.

In queste cose si scrivono raramente comunicati. Ma il matrimonio con Kodak si concluse contemporaneamente a quello con Marjorie Lynn Noe. Landon avrebbe continuato a raccontare la felicità della sua famiglia immaginaria. Quella vera era ormai off-limits.
Sia Kodak che Landon avrebbero conosciuto una fine tragica e prematura, nel giro di pochi anni. E lungi da noi l’intenzione di suggerire lezioncine morali. Si tratta soltanto di cronologia. È un fatto che non tutte le storie finiscono bene, al contrario di quelle della Casa nella Prateria.
Anche per questo, a volte, è necessario sognare.
Antonio Pintér


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