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Kodak digitale

Kodak 1975, il suicidio digitale: “È carino ma non dirlo a nessuno”

Nel 1975 Kodak, inventò la tecnologia che doveva sostuire la pellicola, e se ne spaventò. Storia e retroscena della cecità che ha ucciso il colosso delle immagini. 

Per noi boomer la fotografia è stata un rullino, e quel rullino era Kodak. 

Io, che sono sempre stato un bulimico di immagini, e che fotografafo tutto, piatti compresi, ben prima che il selfie diventasse una malattia sociale, nel corso della mia vita penso di avere speso nelle pellicole del marchio americano (o talvolta di Agfa, Ilford, fino ad oscuri fabbricanti yugoslavi e ungheresi che servivano per il tocco vintage), considerevole parte dei miei guadagni. 

Kodak digitale
Steve Sassoon e la sua invenzione – Boomerissimo.it

Si partiva per le vacanze, o almeno io partivo, con una valigia di pellicole, che andavano protette dai raggi X degli aeroporti con apposite buste in piombo. Comodo. Intorno a questo business ruotavano negozi bellissimi, veri paesi dei balocchi dell’appassionato di fotografia. Meccanica fine, ottica, ghiere gommate, vetro pesante, borse in cordura che ancora possiedo. E ovviamente pellicole, tante pellicole, milioni di metri di pellicole, e macchine per svilupparle,  prima artigianali poi sempre più veloci e mostruose.

Arrivò il tempo dei QSS, quei laboratori industriali che tagliavano il tempo dell’attesa delle nostre foto dalla settimana dei miei primi scatti di UFO ad un’oretta scarsa. Il tempo di bere un caffé, meno di quando ci vuole oggi per ricaricare la macchina elettrica (che non ho e come la Fondatrice non intendo avere mai). 

Già ho avuto i miei problemi con il passaggio all’autofocus e all’esposizione automatica. Affezionato a ghiere ed esposimetri accettai il passaggio con riluttanza. La fotografia elettronica, la rinuncia alla carica faticosa delle mie Leica, non l’ho accettata proprio. Qualcosa ho comprato, ma sostanzialmente ho smesso di fotografare e quel poco che devo lo faccio col cellulare. La poesia se ne è andata, almeno il telefono è comodo e non ti devi portare dietro dieci chili di vetro, metallo e ovviamente pellicola. 

Chi quel passaggio ha accettato meno di me è stata Kodak. Solo che io sono sopravvissuto, mentre lei è morta. Epilogo vieppiù tragico, se si pensa che la fotografia digitale l’aveva inventata lei. 

1975, Kodak inventa la foto digitale (e la butta via)

Correva l’anno 1975 quando Steve Sasson, un giovane ingegnere elettronico di appena 24 anni, un neoassunto di Eastman Kodak, ricevette un incarico da due soldi, di quelli che si danno appunto ai neossunti per farli giocare un po’, mentre i grandi si occupano delle cose serie. 

Kodak digitale
La prima macchina digitale (flickr_ x1brettstuff.blogspot.com_2010_08_first-digital-camera.html) – boomerissimo.it

Il ragazzo doveva esplorare possibili applicazioni pratiche per un dispositivo a carica accoppiata (CCD). Oggi sappiamo che il CCD è quella cosa su cui le macchine fotografiche digitali registrano le loro immagini, allora era una delle molte sigle che significano poco e che a un gigante come Kodak, monopolista mondiale della pellicola, non facevano guadagnare nulla, a differenza delle emulsioni chimiche spalmate su supporto plastico. 

Con entusiasmo degno di miglior causa, il giovane Sasson  superò rapidamente i piccoli esperimenti innocui che riguardavano il suo incarico e intraprese un progetto ambizioso, diciamo pure folle. 

Mise insieme un’ottica da cinepresa, qualche mazzo di circuiti, tra cui un convertitore analogico-digitale e sedici batterie al nichel-cadmio, il tutto per assemblare un mammozzone dall’aspetto spaventoso e dal funzionamento a dir poco macchinoso: la prima fotocamera digitale al mondo.

Scattava foto in bianco e nero ad una risoluzione orrenda: 100 x 100 pixel e per registrarne una su nastro occorrevano 23 secondi. 

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Poche invenzioni hanno fatto di meglio al primo vagito, ma il fatto che una fotocamera registrasse immagini senza avere bisogno di pellicola né di carta, avrebbe pur dovuto far suonare qualche campanello. In Kodak fece suonare quello sbagliato.

Il business rasoio-lamette di Kodak

Kodak era diventata un colosso mondiale invulnerabile, un’azienda ricchissima e bellissima per chi ci lavorava, sperimentando le più rivoluzionarie innovazioni della chimica applicata alla registrazione di immagini.

Yul Brynner fotografo
Una delle due rare e preziose Leica MP di Yul Brynner – Boomerissimo.it

Il suo modello era quello che aveva fatto la fortuna anche di Gillette: produrre un hardware (rasoio o scatoletta fotografica) a poco prezzo e dalla diffusione universale, da alimentare con un “software” (lamette o pellicole, nel caso di Kodak) su cui i margini erano spettacolari. Ancora più spettacolari se si aggiungevano sviluppo, stampa e carte: tutti campi in cui Kodak aveva occupato praticamente per intero il mercato con uno strapotere senza rivali. 

Si può forse capire perché quando Sasson presentò la sua invenzione ai dirigenti Kodak mostrando le sue immagini su un televisore la reazione non fu di entusiasmo, ma di glaciale freddezza e poi preoccupazione. 

La risposta che ricevette dai responsabili ricerca e sviluppo, quelli che avrebbero dovuto vedere l’anormità del nuovo business fu: “È carino, ma non dirlo a nessuno”.

Non capirono che la fotografia digitale sarebbe comunque nata, e che potevano scegliere se inventarla loro in anticipo su tutti, e cambiare completamente la fotografia mondiale, oppure lasciarla ad altri, e aspettare che i loro affari miliardari venissero inghiottiti dalla nuova idea, come avvenne. 

Dieci anni buttati

Kodak registrò comunque il brevetto e lo mise in un cassetto. Per il momento non se ne parlò più. Qualche anno dopo commissionò una ricerca che dava alla fotografia ancora dieci anni di vita, prima di essere sostituita dalle tecnologie digitali, una volta che fossero state perfezionate. 

Kodak Instamatic Flashcube libertà e censura
Il flashcube, quel geniale cubetto di plastica e lampadine che ci regalò la libertà dal buio – Instagram @xsandwich – Screenshot Youtube – Boomerissimo.it

Potevano ancora scegliere se abbracciarle, avendo perso i primi anni preziosi, oppure resistere e investire in quel processo che continuava a garantire margini elevatissimi e bilanci luminosi, con grande gioia degli azionisti.

Fecero una scelta da contabili, che è quasi sempre (non ce ne vogliano i contabili) la scelta sbagliata. 

Iniziarono a incassare le royalties del brevetto di Sasson, che era stato comunque depositato, e mentre altre aziende pagavano per sviluppare le loro digitali, Kodak incassava da due lati: il suo business di pellicole, la cui qualità appariva a tutti (me incluso) irraggiungibile dalla cruda nuova tecnologia, e pure i diritti per quella loro invenzione, che lasciarono sviluppare a Sony, Canon, Nikon e altri. 

Il fallimento di Kodak

Quando Kodak capì che la faccenda cominciava a puzzare, che carte e pellicole cominciavano ad arrancare, era ormai troppo tardi.

Michael Landon e la pubblicità Kodak
Una curiosità che mostra quanto poco Kodak abbia creduto alla fotografia digitale, che pure aveva inventato: il lancio della nuova compatta digitale utilizza una foto riciclata. Il fatto che la macchina non utilizzi pellicola per fissare immagini non viene nemmeno menzionato. Si vede solo il monitorino dietro, che consente di controllare lo scatto -Boomerissimo.it

Simbolo di questa svolta fu il loro testimonial Michael Landon, il creatore, interprete e regista della mitica serie “La Casa nella Prateria”. La campagna pubblicitaria di cui era protagonisti, una serie di spot e annunci stampa che raccontavano la superiorità delle macchine e delle carte Kodak, subì una brusca svolta. Landon dovette passare alla “new sensation” una Instamatic digitale, che il marchio americano in realtà non produceva, ma doveva acquistare su licenza e rimarcare.

L’invenzione che ha ucciso Kodak – Boomerissimo.it

La stalla era aperta, i buoi erano scappati, e non sarebbe bastato Landon a riacchiappiarli e riportarli sotto l’ombrello giallo.

La produzione della concorrenza era ormai di massa (come testimoniava proprio quella Instamatic), i margini bassissimi. Kodak era finita. A suggello dell’avventura tragica, lo scandalo del divorzio di Landon, l’uomo che fotografa la famiglia e che ora l’aveva abbandonata per una moglie nuova decisamente più giovane, mandò definitivamente a gambe all’aria pure la campagna.  Nel 2012, dopo essersi trascinata per gli ultimi infelici anni, Kodak dichiarò bancarotta. 

Non aveva capito la sua mission, che non era produrre pellicole, ma registrare le felici immagini di famiglia (e non solo) che apparivano nelle sue campagne. Il mezzo era secondario; doveva solo essere il più facile, comodo ed economico possibile. 

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Nessuno avrebbe potuto battere Kodak in questo, se non la sua stessa cecità. A volte avere un’idea e non capirla è quasi peggio che non avere nessuna idea. 

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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