L’elezione di un Papa è sempre un momento confuso e ricco di intrighi, scontri di potere, politica, interessi. Quella di Papa Formoso sarà difficile da superare.
Avendo un’età boomerissima ho il distinto ricordo di diverse successioni papali: quella misteriosa di Papa Luciani, quella mitica che portò a San Pietro Papa Wojtyla. E dopo di lui Papa Ratzinger e finalmente il cambio in corsa con Papa Francesco. Abbiamo passato alcuni tardi pomeriggi contemplando il fumo nero, e aspettando quello bianco.

Ci siamo immersi in retroscena e ricostruzioni, e talvolta pure spulciato nei libri di storia. Alla luce di questo interesse forse non troppo specialistico, che qualcuno potrà definire superficiale, ci sentiamo di assegnare un primato all’elezione papale più macabra e horror della storia. Qualcosa che sembra uscito dalla fantasia di un autore di B movie, e che invece è successo davvero.
Il corpo di un papa trascinato fuori dalla tomba, sottoposto a un processo che in termini moderni potremmo definire di scuola staliniana. E infine una punizione “esemplare” che fa ancora accaponare la pelle. Tutto questo è il “Sinodo del Cadavere”, un evento terribile, che ha segnato per sempre la storia della Chiesa. In confronto qualunque conclave, anche il più animato e imprevedibile, sembra una tranquilla elezione di rappresentanti scolastici.
Secoli bui
Sì lo sappiamo è stato da lungo tempo stabilito che il Medioevo fu un’epoca tutt’altro che buia, piena di sviluppo culturale e scientifico, grandi filosofi e gloriose cattedrali.

Chi inventò questa fortunata espressione ci aveva ingannati? Fermo restando che nel Medioevo c’è molto da apprezzare, forse occorre usare un po’ di indulgenza verso questa formula lessicale, ripensando a luoghi e momenti come la Roma alla fine del IX secolo: la città era lacerata tra i sostenitori dell’imperatore tedesco Arnolfo di Carinzia (la Superpotenza dell’epoca), e quelli di Lamberto di Spoleto e sua madre Ageltrude (l’opzione, diciamo così, sovranista).
In mezzo c’è la Chiesa, il campo di gioco dove gli equilibri di potere si decidono e si certificano. E anche una struttura potente, usata come scudo e come arma dalle due parti in causa.
In questa Roma davvero eterna nelle sue dinamiche, è da poco morto Papa Formoso, romano di nascita, uomo dal carattere duro, simbolo della fazione “filo-germanica” che lo ha eletto, vincendo la partita del conclave. È un Papa dalla storia complessa e avventurosa: è stato esiliato, è stato scomunicato. Ma alla fine in un valzer di alleanze è riuscito a confondere i nemici e a salire sul trono di Pietro.
Il suo pontificato, non particolarmente ricordato per ispirazione religiosa, si segnala per le gimcane politiche: incorona un imperatore (Lamberto), poi cambia di nuovo alleati e idea e passa il sigillo imperiale nelle mani e sulla testa di Arnolfo. Papa Formoso surfa sulle onde della politica, ma i suoi nemici si moltiplicano e meditano vendetta.
Formoso riesce comunque a morire nel suo letto, di morte naturale, evento non scontato nella Roma dell’epoca. Ma con il suo passaggio alla vita ultraterrena, tra i palazzi romani il boccino torna alla fazione rivale spoletima. Stefano VI, il nuovo papa, è una creatura dell’imperatore deposto e della potente di lui madre, Ageltrude.
Arrivato al soglio di Pietro, Stefano VI decide di cancellare le tracce e l’eredità del papa defunto. Un’operazione che non sorprende chi conosce i passaggi più oscuri di altri imperi più recenti.
Come succede in questi casi, la cancellazione ha bisogno di un processo.
Il processo al cadavere: la notte più nera della Chiesa
È così che, nei primi mesi dell’897, Roma mette in scena un processo senza precedenti: il Sinodo del Cadavere.
La scena è degna di un capolavoro horror: la tomba di Papa Formoso viene aperta, il cadavere riesumato. Benché imbalsamato, il corpo, dopo nove mesi, è ormai in piena decomposizione. Indifferenti al tanfo e al disgusto della scena, i messi di Stefano VI vestono i poveri resti con i paramenti papali e lo fanno sedere su un trono nella basilica di San Giovanni in Laterano. Davanti a lui, tignoso e pugnace in vita, ma ormai irrimediabilmente ridotto al silenzio, si schierano gli accusatori: l’imperatore Lamberto, papa Stefano VI e tutta la curia.
Per gestire il problema di una certa mancanza di energia del Papa defunto, viene usato un espediente che avrà fortuna molti secoli dopo al cinematografo: il doppiaggio. Un diacono viene incaricato di rispondere alle accuse al posto del defunto, mentre Stefano VI guida il processo come un accusatore implacabile.
Le accuse sono pesanti, capitali: spergiuro, ambizione, usurpazione della cattedra di Roma, tradimento verso la casa Spoletina e, come avviene in questi casi, la sentenza è già scritta. Nonostante l’autodifesa fornita dal diacono-doppiatore, Formoso non se la cava e viene dichiarato indegno, tutti i suoi atti annullati. Last but not least, quello che probabilmente è il vero oggetto del processo: tutti gli ordini conferiti, tutte le nomine, vengono dichiarati nulli. Spoil system in versione Roma IX secolo.
Finale horror in Basilica
Emessa la inevittabile sentenza, la scena svolta verso il suo finale raccapricciante: i paramenti vengono strappati dal cadavere, le tre dita della mano destra – quelle usate per benedire – vengono mozzate. Infine il corpo viene gettato nel Tevere, come si usa con i grandi traditori.
Papa Formoso non c’è più, e insieme lui finisce in fondo al fiume tutto quello che rappresenta, incluso il suo sistema di potere. Ai pesci finisce anche l’incoronazione dell’imperatore Arnolfo, che viene detronizzato. I nemici sono distrutti, la storia cancellata e riscritta in favore della famiglia spoletina.
Ma Roma, oggi come allora, non è una città facile da domare. Assorbe il colpo e si piega, si riorganizza e resiste. Infine, e questo non è così frequente, si ribella.
Stefano VI, con tutto il suo teatro nero non riesce a convincere. Forse il timore per un potere eccessivo e assoluto mette in allarme le forze che tengono in mano i destini della città. Il nuovo Papa viene deposto e imprigionato a Castel Sant’Angelo. Per non lasciare nulla al caso, dopo pochi mesi viene strangolato, segnando in modo tragico la successione papale, costretta a ricominciare di nuovo tutto da capo.
Epilogo
Nel frattempo il cadavere di Formoso, che era già malmesso da prima, viene trascinato dal Tevere fino a Ostia, dove viene recuperato da alcuni religiosi e sepolto in segreto.

Il grande pendolo della Chiesa può ricominciare. Oggi si dice che un conservatore succeda a un riformista, e viceversa. Nel nono secolo i riformisti sono merce abbastanza rara ma i papi successivi, a partire da Giovanni IX, cercano comunque di mettere una pezza allo scandalo di una successione davvero troppo movimentata e troppo piena di cadaveri, un po’ in tutti i ruoli.
Un concilio riabilita finalmente la memoria di Formoso, cancella per così dire la sua cancellazione: il Sinodo del Cadavere viene dichiarato nullo, tutti i suoi documenti bruciati. I vescovi partecipanti vengono con grande magnanimità perdonati, perché costretti ad agire per forza maggiore e sotto minaccia.
Avevano eseguito gli ordini, che è una spiegazione sempre buona quando c’è un po’ troppo da spiegare.
Si volta così una pagina scandalosa e dolorosa, ricostruendo un’armonia e una concordia che non sempre sono così reali, ma che sicuramente servono, almeno in pubblico, quando c’è da creare un nuovo Papa.
Non è la prima volta, non sarà l’ultima della storia.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it


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