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Papa Giovanni Paolo II

Il Papa blues | Cosa c’entrano Giovanni Paolo II e “The Blues Brothers”?

Conosciamo Giovanni Paolo II, e il suo carattere. Amiamo senza riserve “The Blues Brothers”. C’è un legame profondo tra questi due universi, a prima vista inconciliabili.

The Blues Brothers è un film cattolico? Gli indizi non mancano in un’opera dove i dettagli non sono certo casuali. A iniziare dalla foto incorniciata di un giovane e forte Giovanni Paolo ii nella casa dell’affittacamere […]

E nulla antepongono – Elwood, il più galante, rinuncia persino all’avventura con una fascinosa signorina – alla “missione per conto di Dio”. Che alla fine riuscirà. Consegnando alla storia del cinema e della musica un film memorabile. Stando ai fatti, cattolico.

Giovanni Maria Vian, “L’Osservatore Romano”, 1980

Abbiamo riso, abbiamo ballato, ci siamo pure comprati gli occhiali uguali a quelli di John Belushi e Dan Akroyd. Qualcuno è andato pure oltre, aggiungendo al suo guardaroba giacche nere, camicie bianche, cravatte a stringa, cappelli Fedora improponibili.

Un film di culto: cattolico

Per noi “The Blues Brother”, capolavoro di John Landis del 1980, è stato un film di culto. Ma forse troppo presi nell’adorazione della pellicola, delle sue musiche, di uno spettacolare John Belushi, delle mille chicche e camei di cui sono costellati questi 132 minuti di cinema immortale (o 148, nella versione estesa), abbiamo trascurato di cogliere il senso profondo, il drive di questo capolavoro.

Papa Giovanni Paolo II
Papa Giovanni Paolo II e “The Blues Brothers”: una relazione tutta da scoprire | Boomerissimo.it

Si sa, è l’irruenza giovanile. Ti precipiti al cinema, ti riempi di pop corn, fai incetta di videocassette, poster, vinili. Ti scateni, bevi come un Blues Brother e alla fine ti addormenti. Non pensi.

Sono errori che non fanno istituzioni di un certo prestigio e tradizione, come la Chiesa Cattolica, gente che è in giro da 2000 anni e non sembra avere alcuna intenzione di mollare il colpo. Gente che coglie i segnali, li interpreta.

Persino quando è voltata all’indietro, a concentrarsi su questioni che potevano sembrare attuali qualche centinaio di anni fa, la Chiesa Cattolica non perde mai il contatto con il presente, persino se si tratta di un presente a prima vista improbabile, come quello di un ex rapinatore e suo fratello, impegnati in un’ avventura che sembra avere pochi punti di contatto con una missione evangelizzatrice.

In missione per conto di Dio

E invece no. Nel 1980, quando il film uscì, cominciando immediatamente a far tuonare amplificatori e registratori di cassa, in Vaticano qualcuno stava drizzando le antenne. Probabilmente cominciò con la lettura di un comunicato stampa, forse fu organizzata qualche proiezione in stanze felpate e silenziose foderate di tappeti e di velluto. Magari, su quei tappeti, a qualche pantofola di sottile pelle rossa sarà sfuggita una vibrazione, un piede avrà cominciato a tenere il tempo.

I Blues Brothers a scuola da Suora Pinguina
I Blues Brothers a scuola da Suor Pinguina (screenshot Youtube) | Boomerissimo.it

Nel buio, fingendo di tossicchiare, qualcuno avrà compresso una risata. Tutto questo non lo sappiamo. Ma sappiamo che alla fine di questo processo di valutazione, dopo una attenta e supponiamo ponderata analisi, valutate le opinioni divergenti, i pro e i contro della situazione, “The Blues Brothers” fu dichiarato “un film cattolico”.

È un marchio di qualità che non si concede a tutti. Generalmente la Chiesa è più impegnata a individuare e definire ciò che di ostile e di contrario, di inaccettabile, errato o schiettamente nemico avviene nella società. Scoprire che un film che stava scassando i botteghini di tutto il mondo era invece innervato da un messaggio che la Chiesa poteva considerare compatibile e fare suo, deve essere stato un sollievo, oltre che una sorpresa, non da poco.

Si decide di dedicare alla questione nientemeno che un articolo dell’Osservatore Romano nella quale non un critico cinematografico qualunque, ma il direttore in persona, Giovanni Maria Vian, passati in rassegna i meriti e i messaggi della pellicola, le assegna il prestigioso riconoscimento di approvazione vaticana.

Il papa blues

Karol Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II, è stato un erede di Pietro tra i più rigidi e tradizionalisti. Uomo temprato in tempi difficilissimi, in un mondo ferocemente ostile, sopravvissuto al nazismo e al comunismo staliniano, Wojtyla non si è però mai chiuso al mondo contemporaneo.

Lo combatteva, a volte, deciso a imprimere il suo segno su una realtà capricciosa e spesso perversa, sgangherata. Ma quasi mai incomprensibile, per lui e il suo esercito di Dio.

Forse per questo i fratelli Blues, due improbabili cattolici che decidono di affrontare avversari e difficoltà di ogni genere per salvare Suor Pinguina e l’orfanotrofio nel quale sono cresciuti dalla bancarotta, devono essergli piaciuti. C’era qualcosa di familiare in quell’avventura, e Wojtyla lo colse al volo.

Quel giorno a Chicago

Nel 1980 il film veniva girato a Chicago. Mentre Belushi, Akroyd, John Landis e tutto il caravanserraglio della produzione erano impegnati a sfangarla e a sopravvivere agli incerti di un girato alquanto complicato, Giovanni Paolo II scopri di avere un impegno molto importante. Guarda caso, anche lui a Chicago.

Prese l’aereo, visitò qualche altro prelato locale, discusse di questioni sicuramente importantissime che non potevano essere affrontate in Vaticano. Poi scoprì, pensa che caso, di avere ancora mezza giornata libera.

1980, John Belushi bacia l’anello – Boomerissimo.it

Ci sono occasioni in cui sarebbe bello essere una mosca e vedere senza essere osservati, come si svolgono certe scene che resteranno per sempre memorabili.

Una di queste deve essere stato il momento in cui sul set di “The Blues Brothers” suonò il telefono e, all’altro capo del filo si sentì qualcosa del tipo “Buongiorno, sono Karol Wojtyla, aka Papa Giovanni Paolo II, che ne pensate se venissi a dare un’ occhiata al set?”.

Fatto sta che Woytyla quel giorno arrivò. Si diede un compito da parroco qualunque: benedire il set. Le macchine si fermarono, i macchinisti tacquero, il caos si fermò per un po’. Wojtyla era anche un uomo curioso, si guardò in giro, chiacchierò un po’ spargendo qualche goccia di acqua benedetta.

John Belushi si avvicinò, gli baciò l’anello. Wojtyla sorrise. Si guardarono, si capirono al volo. Erano entrambi “in missione per conto di Dio”.

Antonio Pintér

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