x

Il meglio, il peggio, il curioso degli anni 80 (e oltre)

Pubblica un Guest Post sponsorizzato con Boomerissimo.it®


TUTTI GLI ARTICOLI
Boom age / News/ PODCAST / Sport / Style / TV e spettacolo /
American Graffiti, trionfo quasi disastro

American Graffiti: un trionfo, quasi un disastro

George Lucas e Francis Ford Coppola, insieme, hanno creato un film che ha segnato un’epoca. Ne sono nate carriere leggendarie, e anche la saga di Star Wars. Eppure stava tutto per finire nel cestino. 

Dicono che il fallimento sia l’anticamera del successo. Sicuramente, molti di noi hanno sperimentato fallimenti importanti. Uno dei miei primi capi, il presidente di un’importante agenzia di pubblicità, amava raccontare di essere diventato il boss dei boss passando da un licenziamento all’altro.  

American Graffiti, trionfo quasi disastro
Ron Howard sul set di American Graffiti – Boomerissimo.it

Più modestamente, anche la mia carriera di pubblicitario è passata da fallimenti tragici, testi rifiutati con insulti, spot completamente sbagliati. Incidenti di produzione al limite del grottesco (e del licenziamento in tronco). In un modo o nell’altro l’abbiamo sempre sfangata. Trasformare un drammatico fallimento in un’impresa miliardaria, però, è roba per gente dal talento molto particolare. Gente come George Lucas, o Francis Ford Coppola. 

La partenza a singhiozzo di American Graffiti

Nel 1971, un giovane regista di nome George Lucas si trovava al Festival di Cannes con il suo primo lungometraggio, THX-1138. Un’opera prima dal successo invero modesto, che aveva avuto il solo merito di portarlo al posto giusto: la Croisette, dove molti sogni sono finiti nella polvere, o sono diventati realtà.

American Graffiti, il trailer originale – Boomerissimo.it

Là, nei paraggi del Palais, il giovane barbuto ancora senza arte né parte, riuscì ad arpionare David Picker, mitico capo della United Artists, che gli chiese se avesse qualche idea per un nuovo film. Lucas, ispirato dalla sua giovinezza in California, propose un grande affresco ambientato negli anni ’60. Un filmone generazionale, multiautobiografico, che avrebbe ritratto Lucas stesso (uno che evidentemente si riteneva assai interessante) in varie fasi della sua crescita, che peraltro doveva ancora vivere i suoi momenti più interessanti (o quantomeno più redditizi). Picker, incuriosito, gli offrì 10.000 dollari per scrivere una sceneggiatura. Le occasioni capitano quasi sempre al momento sbagliato: Lucas, impegnato in Europa per cinque settimane, chiese aiuto a due vecchi compagni di scuola della USC Film School, Willard Huyck e Gloria Katz. Ma anche loro non erano disponibili. Si rivolse a un certo Richard Walter. Al suo ritorno negli Stati Uniti, Lucas lesse la bozza di Walter e la trovò completamente fuori strada, definendola “eccessivamente sessuale e fantasiosa”. Era di nuovo alla casella di partenza. Ma le settimane erano passate, i vecchi compagni si erano liberati e finalmente scrissero il sospirato trattamento di 15 pagine, con cui Lucas e il suo co-produttore, Gary Kurtz, iniziarono a fare il giro degli studios. Ricevettero solo rifiuti. MGM, Paramount, 20th Century Fox e Columbia Pictures declinarono l’offerta, principalmente a causa della colonna sonora prevista da Lucas: oltre 70 canzoni pop che avrebbero fatto schizzare il budget alle stelle.  La ruota cominciò a girare: in quei mesi esplose Easy Rider. Siccome al cinema non si inventa mai niente, la Universal decise di finanziare un giovane regista per un progetto low cost, centrato sulla musica. Il progetto di Lucas era già pronto, mancava solo di dare una sforbiciata ai costi. Gli offrirono il controllo totale e il final cut, a patto che il budget non superasse i 600.000 dollari. Lucas accettò l’accordo. Ma un altro pezzo grosso stava per entrare in scena: Lucas coinvolse la The Coppola Company dell’amico Francis Ford Coppola come co-produttrice. Coppola era l’uomo del momento, fresco del successo de “Il Padrino”, si portò a spasso la Universal, convincendola ad aumentare il budget fino a 775.000 dollari. Non erano molti soldi, per Hollywood. Ma sarebbero stati i più redditizi che uno studio avesse mai investito.

Un cast di star ancora sconosciute

Uno dei miracoli di American Graffiti è avere lanciato nello star system una quantità di attori che allora erano soltanto al debutto. Fortuna, intuito, talento da produttore ancora in erba. Mettiamoci tutto, ma Lucas trasformò letteralmente in oro quasi tutti gli attori del suo film. 

American Graffiti, trionfo quasi disastro
Harrison Ford alla sua prima parte importante – Boomerissimo.it

Per il ruolo di Curt Henderson, Lucas fece audizioni a oltre 100 giovani attori sconosciuti. Alla fine, scelse Richard Dreyfuss, colpito dalla sua “analisi riflessiva” del personaggio.Una scelta che lanciò la carriera di Dreyfuss, che ottenne una nomination ai Golden Globe per la sua interpretazione. Ron Howard era già molto moderatamente noto per “The Andy Griffith Show, e fu scelto per interpretare Steve Bolander. Il sosia cinematografico di un Richie Cunningham ancora da venire. Ma contrariamente a quanto si crede, Howard non ottenne il ruolo di Richie Cunningham in “Happy Days” grazie ad “American Graffiti”. Aveva già girato un pilota per la serie, che al momento era impantanata,  prima di essere scelto da Lucas. Tutto sarebbe ripartito dopo il successo di American Graffiti. Un’altra star agli esordi: il giovane Harrison Ford, ancora lontano dalla fama di Han Solo, fu scelto da Lucas per il ruolo di Bob Falfa. Inizialmente, Ford rifiutò la parte perché il compenso era inferiore a quanto guadagnava come falegname. Ma quando la paga fu aumentata a 500 dollari a settimana, lasciò legno, pialle e chiodi e accettò il ruolo. Le riprese del film furono tutt’altro che semplici. Il giorno prima dell’inizio delle riprese, un membro della troupe fu arrestato per coltivazione di marijuana. Il primo giorno di riprese, ci vollero così tante ore per montare le telecamere sulle auto che Lucas si trovò subito indietro di una notte sulla tabella di marcia. Le riprese si svolsero di notte, dalle 21:00 alle 4:30 del mattino, per 28 giorni consecutivi. Era estate, ma in quella parte della California le temperature possono essere stranamente molto fredde. In molte scene ambientate nelle auto, i membri della troupe si rannicchiavano fuori dall’inquadratura nei sedili posteriori per scaldarsi alla luce delle lampade. Alla fine nessuno rimase ibernato, e il film poté procedere.

Un successo che fu quasi un disastro

Dopo la prima proiezione per lo studio, il capo della Universal Ned Tanen rimase disgustato È un’espressione che ho ben presente, sfortunatamente. Molti spot sono tornati precipitosamente in sala di montaggio, o peggio sono stati rigirati, dopo presentazioni del genere. Tanen definì seccamente il film “impossibile da distribuire”. 

American Graffiti, trionfo quasi disastro
Ron Howard in American Graffiti – Boomerissimo.it

770mila dollari buttati. Un Coppola furioso, e piuttosto ben messo a denari dopo il trionfo del Padrino, offrì di acquistare i diritti del film sul posto e di distribuirlo lui stesso. All-In, bluff, cose da cinema. Fatto sta che la mossa impressionò Universal, che decise di tenersi il film. Ned Tanen stava per commettere l’errore più grosso della sua vita, e forse della storia del cinema. “American Graffiti” superò ogni aspettativa. Con un budget di produzione di 775.000 dollari, il film incassò la strabiliante cifra di 140 milioni di dollari al botteghino. Ancora oggi, è considerato uno dei film più redditizi mai realizzati. Il successo di “American Graffiti” non si limitò al botteghino. Il film lanciò le carriere di numerosi attori che sarebbero diventati stelle di Hollywood. I già ricordati Richard Dreyfuss, Ron Howard, Harrison Ford e Mackenzie Phillips videro le loro carriere decollare grazie a questo film. La colonna sonora, composta da oltre 40 canzoni rock and roll degli anni ’50 e ’60, divenne un fenomeno a sé stante. L’album fu un enorme successo commerciale e contribuì a riaccendere l’interesse per la musica di quell’epoca. Il film diede una scossa alla cultura pop di quel tempo, e ormai di ogni tempo. Gli anni ’60 diventarono la eterna golden era che sono rimasti da allora. La serie TV “Happy Days”, ad esempio, era arenata in un cassetto degli studios e non sarebbe nata senza il traino di American Graffiti.

Il trampolino di lancio per Star Wars

Ma l’eredità più importante di “American Graffiti” è senz’altro quella di avere accesso i motori spaziali di George Lucas, regalandogli il credito e la libertà creativa e finanziaria che servivano per realizzare il suo prossimo progetto. 

Ti piace Boomerissimo? Sostienilo con una piccola offerta a questo link

La 20th Century Fox, che aveva rifiutato “American Graffiti”, offrì a Lucas un contratto per due film se avesse avuto altre buone idee. Lucas rispose che stava lavorando a un’idea che descrisse come “un western nello spazio”. Un’idea piuttosto stramba a dire il vero. E che aveva bisogno di molti soldi. Ma sarebbe presto esplosa come la saga più straordinaria e duratura della storia del cinema. Di fallimento in fallimento in fallimento, Il ragazzo di Modesto (California) era arrivato alle stelle. 

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

PUBBLICA UN GUEST POST SU BOOMERISSIMO.IT®

Rispondi

Comments (

0

)

Translate »

Scopri di più da Boomerissimo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere