Cosa resta dei tanti film che guardiamo nella nostra vita? Gli incipit, le sigle.
Ogni generazione ha i suoi simboli, che non รจ detto siano emblema di grandi e indiscutibili valori, tedofori di principi e diritti.

Poi, qui su Boomerissimo, ci teniamo alla larga da proclami, proviamo, con alterne fortune, a fare dellโironia, anche sui massimi sistemi.
I nostri simboli sono Carosello, Mike Bongiorno, i telefilm degli anni Settanta e Ottanta. E i vari discepoli di Umberto Eco si mettano lโanima in pace e leggano pure altro. Continueremo a dormire sereni.
Dopo Carosello
Da piccoli la nostra giornata aveva una certa solennitร , non ce ne vogliano i posteri. Si concludeva con tanto di sigla, quella di Carosello appunto.
Quando siamo diventati un poโ piรน grandi, perlomeno la sottoscritta, ha avuto agio di restare alzata un poโ di piรน. Non che tutto mi interessasse, ma era il primo passo nel mondo dei grandi.

Poi si vedeva quello che cโera, o quello che piaceva ai piรน alti in grado. La gerarchia era tutto. A noi bambini/ragazzini non veniva neanche in mente di discutere. Noi eravamo il telecomando, o quando eravamo piรน skillati, gli addetti a dare una botta al televisore in caso di distorsione dellโimmagine. Non era neanche escluso che in mancanza di programmi appealing, la televisione venisse spenta e ognuno si dedicasse ad altre attivitร . Io leggevo โgiornalettiโ, mio nonno e mio padre giocavano a carte e mia mamma si riposava. Meritatamente.
Un programma metteva tutti dโaccordo, il film del lunedรฌ. Cominciavano a passare in tv i film storici di Hollywood, che si erano guadagnati il prime time. Mio nonno aveva una sua particolare scala di valutazione sulla bontร delle pellicole. Fregandonsene altamente di ogni forma ragionata di tassonomia, divideva i film in sole due categorie: a) il filmacchione, b) la schifezza (dove โschโ ha il suono โsc-kโ a sottolineare la massima infamitร ).
Quelle pellicole avevano un altro plus, cominciavano alle otto e mezzo, il che voleva dire che potevi andare a letto ad un orario ragionevole e, a parte Via col vento e pochi altri, i film restavano nei limiti delle due ore.
Ci sarebbe anche da fare un discorso sullโequazione film interminabile=capolavoro, ma forse lo faremo unโaltra volta.
Prima ancora di cominciare, il film dava tutti gli indizi della sua solennitร .
I loghi delle Majors
Prima ancora dei titoli di testa del film, compariva sullo schermo il logo degli studios che lo avevano prodotto, anche quello era un indizio da โfilmacchioneโ o meno.
Columbia Pictures: la signora con la torcia in mano
La Signora con la torcia fu scelta come una dea simbolo dell’America. Non sappiamo che cosa farebbe oggigiorno la signora con quella torcia, forse la userebbe in modo improprio.
La personificazione femminile dell’America รจ nata nel XVIII secolo e si รจ evoluta in una figura simile a una dea che simboleggia la forza e il potere americani. Ogni commento รจ superfluo.
La Columbia Pictures lo adottรฒ come simbolo nel 1924. Il logo originale raffigurava una donna soldato romana (molto americanaโฆ) con in mano uno scudo e del grano. Le sue fattezze erano basate sull’attrice Doris Doscher, nota come modella per il quarto di dollaro della Standing Liberty.
Ma giร nel 1928, il logo venne aggiornato mostrando una donna che indossa una bandiera drappeggiata e una torcia. Questa versione aveva come riferimento l’attrice Evelyn Venable, che in seguito sarebbe diventata famosa per aver dato la voce alla Fata Turchina nel film โPinocchioโ di Walt Disney.
La versione classica, quella che tutti ricordiamo, รจ emersa nel 1936 e mostra la Torch Lady in piedi su un piedistallo con il testo โColumbiaโ in lettere cesellate dietro di lei. Questa volta era interpretata da Jane Chester Bartholomew, una comparsa scoperta dal capo degli studios, Harry Cohn.
Come ovvio che sia, nel corso degli anni cโรจ stata unโampia dietrologia sullโidentitร delle modelle. Bette Davis, nella sua autobiografia del 1962, afferma che l’attrice Little Claudia Dell รจ stata per anni lโemblema della Columbia. Negli anni Ottanta, People Magazine riportรฒ che Amelia Batchler, modella texana, aveva posato per la versione 1933 del logo.
Universal Pictures: il globo (terracqueo)
La Universal, nella scelta di unโimmagine che rappresentasse gli Studios scelse qualcosa di altrettanto roboante, ma non vivente in senso stretto: il nostro pianeta.

La prima versione, disegnata nel 1912, era un semplice mappamondo con una spessa orbita intorno e il testo โUniversal Filmsโ in un carattere serif sopra di esso.
Nel 1922, lo statico mappamondo fu sostituito da un logo piรน dinamico che mostrava un biplano volare intorno al globo rotante, lasciando una scia di fumo che formava la scritta โUniversal Picturesโ. Questa prima versione animata, sebbene scientificamente imprecisa (mostrava il Madagascar tre volte piรน grande della realtร e ometteva il Giappone e le Filippine), dimostrava l’impegno dello studio nell’innovazione visiva.
La versione piรน riconoscibile รจ stata concepita nel 1963, creata dallo scenografo Alexander Golitzen e fotografata dall’artista degli effetti speciali John Fulton. In questa versione cโera una zoomata verso il pianeta mentre prendevano forma le fasce di Van Allen e compariva la scrittaโUNIVERSALโ in carattere Futura Bold.
Paramount Pictures: la montagna circondata da stelle
Il logo nacque nel 1914. Secondo una leggenda, l’idea fu di William Wadsworth Hodkinson, cofondatore della Paramount Pictures.
Hodkinson avrebbe abbozzato il disegno iniziale alla sua scrivania, ispirandosi ai ricordi della sua infanzia nello Utah. La montagna che appare sarebbe il monte Ben Lomond nello Utah appunto, cima con un particolare significato per Hodkinson, poichรฉ si trovava vicino al luogo in cui aprรฌ le sue prime sale cinematografiche. Sentimentale come Zio Paperone.
Ma le stelle? Nel disegno originale del 1914 c’erano ventiquattro stelle, ognuna delle quali rappresentava uno degli attori che avevano firmato un contratto con la Paramount nel 1916.
Il loro numero รจ cambiato nel tempo. La versione attuale presenta ventidue stelle, anche se le ragioni esatte di questa riduzione siderale rimangono alquanto misteriose.
The best in show, MGM: il leone
Quando appariva lui, cotonato nella sua folta criniera, eravamo tutti certi della bontร della pellicola. Il leone della Metro-Goldwyn-Mayer รจ la mascotte piรน famosa della storia del cinema, ma molti felini si sono succeduti ruggendo.
La scelta di un leone come simbolo non fu un caso. Nel 1916, il pubblicitario Howard Dietz scelse il leone come mascotte della Goldwyn Pictures in omaggio alla sua alma mater, la Columbia University, la cui squadra di atletica si chiamava Lions. Dietz si ispirรฒ alla canzone dell’universitร , โRoar, Lion, Roarโ. Il logo fu creato da Lionel S. Reiss, direttore artistico della Paramount Pictures.
Il primo leone ad interpretarlo fu Slats. Nato nello zoo di Dublino il 20 marzo 1919, Slats fu addestrato da un famoso domatore dellโepoca, Volney Phifer. Slats apparve in principio di ogni film MGM in bianco e nero dal 1924 al 1928, debuttando in He Who Gets Slapped. Slats perรฒ non ha mai ruggito, allโepoca il cinema era ancora muto. Quando il leone morรฌ nel 1936, Phifer si fece spedire il suo corpo e lo fece seppellire nella sua fattoria sotto un pino e una lastra di granito con tanto di incisione.
Il suo posto fu preso da Jackie, il primo a ruggire. Debuttรฒ in occasione della prima produzione sonora della MGM, White Shadows in the South Seas. Jackie proveniva da una famiglia di artisti: sua madre Stubby faceva parte di una compagnia di spettacolo, mentre sua nonna Mamie fu tra i primi animali ad apparire in un film americano. Jackie รจ stato una sorta di supereroe degli animali, sopravvissuto a due incidenti ferroviari, un terremoto, un naufragio, l’esplosione di uno studio e un incidente aereo che lo ha lasciato bloccato per giorni nella natura selvaggia dell’Arizona. Un tipo tosto.
Telly e Coffee apparvero quando la MGM stava sperimentando la tecnologia a due strisce di colore. Rappresentano un periodo di transizione nell’identitร visiva dello studio.
Il primo ad apparire in Technicolor รจ stato Tanner. Rimasto in servizio per 22 anni era il leone piรน โarrabbiatoโ e con il ruggito piรน spaventoso.
Nonostante la sua breve permanenza (un anno), George apparve in due versioni distinte: una che ruggisce verso la destra dello schermo e poi verso la telecamera, e un’altra che ruggisce verso l’angolo superiore dello schermo.
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L’attuale e piรน longevo leone della MGM, Leo รจ il volto dello studio dal 1957. Nel 2021, MGM ha aggiornato il logo con una versione di Leo in CGI, che continua a essere utilizzata oggi dagli Amazon MGM Studios dopo l’acquisizione dello studio nel 2022.
Secondo alcune ricerche, il tempo necessario per crearsi una impressione su qualcosa o qualcuno รจ di sette secondi. Quanto basta per ricordare un logo.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.itยฎ


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