I grandi sanno perdere. Steven Spielberg lo ha dimostrato con un gesto di sportività che ha segnato la storia del cinema.
Nel 1977, il mondo del cinema fu testimone di un evento epocale: “Star Wars” di George Lucas superò “Lo squalo” di Steven Spielberg, diventando il film con il maggior incasso di tutti i tempi. In un’industria che più di altre è fondata su caratteri difficili, rapporti burrascosi, invidia, rivalità feroci, Spielberg sorprese tutti con una reazione che è diventata leggendaria.

Forse per la prima volta, a Hollywood, il successo di un amico-rivale, e la sconfitto del proprio lavoro, scalzato dal gradino più alto del podio, diventò l’occasione per esibire un fair play e una qualità umana di cui peraltro, come si dice, pare essersi perso di nuovo lo stampo. O almeno questo è il sospetto.
L’ascesa di due “mostri” del cinema
Nel mondo del cinema, gli squali abbondano da molto prima che Steven Spielberg fosse chiamato a mettere in acqua il suo. Un’impresa che sfidò la logica, le leggi della fisica e molto spesso il buonsenso. Boomerissimo ve l’ha raccontata in due articoli che esplorano il making of, e anche uno dei suoi aspetti più assurdi, il tentativo di girare con uno squalo vero.

Steven Spielberg e George Lucas, due giovani registi pieni di ambizione, si conobbero negli anni ’60. Insieme ad altri talenti emergenti come Francis Ford Coppola, formarono un gruppo noto come i “Movie Brats”, una sorta di gang giovanile di aspiranti regista, Una banda che ha illustri precedenti e che aveva lo scopo di molte altre bande formatesi prima e dopo, nel mondo del cinema e non solo: sostenersi a vicenda, unire gli amici e difendersi dai nemici, che nelle acque del cinema, agitate dal denaro, non mancano mai. Spielberg, classe 1946, si era già fatto notare con il suo primo lungometraggio “Duel” nel 1971. Ma era rimasto più un regista da TV che da cinema (a lui si deve anche lo splendido pilota de Il Tenente Colombo, che ci regalò un’altra saga non da poco). Ma fu con “Lo squalo”, uscito nel 1975, che il giovane riuscì a superare le secche del piccolo schermo e a consacrarsi come regista cinematografico. E non un regista qualunque: quello che aveva realizzato il più immenso blockbuster che la storia del cinema avesse conosciuto (almeno fino a quel momento). Lo Squalo non solo fu un successo di critica e pubblico, ma rivoluzionò il concetto di “film estivo”. O meglio, a causa di una serie di ritardi e imprevisti creò il genere, permettendo all’industria dell’intrattenimento di scoprire che Natale non è l’unico momento possibile per lanciare film destinati a schiantare il botteghino. Spielberg c’era riuscito con la collaborazione di uno squalo che non voleva saperne di nuotare, e lo fece arrivare in ritardo nelle sale. L’aveva fatto creando un capolavoro di suspense ispirato ad Alfred Hitchcock, dosando sapientemente la presenza dello squalo sullo schermo e costruendo una tensione crescente che teneva il pubblico con il fiato sospeso. Si poteva fare più di così?
La sfida al botteghino
Per due anni, Lo Squalo rimase saldamente in cima alla classifica dei film con il maggior incasso di tutti i tempi. Sembrava imbattibile, pronto a sbranare qualunque probabile o improbabile contendente, proprio come il terrificante predatore marino che dava il titolo al film. Ma nel 1977, un nuovo sfidante stava avvicinandosi sotto il pelo dell’acqua (o forse tra le stelle), con tutta l’intenzione di strappare al mostro dentato lo scettro di campione degli incassi. Era Star Wars di George Lucas. Gli amici, i sodali, quei due ragazzi che si erano aiutati e coperti le spalle a vicenda nei primi difficili esordi nell’industria del cinema erano cresciuti, ognuno per la sua strada. E adesso si sfidavano, in una specie di duello all’ OK Corral fatto di immaginazione, di sogni. E soprattutto di incassi. Il film di fantascienza, che Lucas aveva concepito come una sorta di “western nello spazio” catturò l’immaginazione del pubblico in modo devastante, abbattendo i confini del film di genere. La follia per Star Wars era tale che andai a vedermelo pure io, con i miei amici, in sala. Fu uno dei primi eventi della mia vita autonoma, da giovane adulto di 12 anni. Ancor più significativa perché per farlo dovetti sfidare la censura di mio padre che, come a volte gli capitava, aveva stroncato preventivamente il nuovo fenomeno culturale, costringendomi ad un atto di ribellione per vederlo . Onestamente, io che la fantascienza l’ho sempre amata poco, lo trovai una palla mortale. Mi ricordo solo (ma vividamente) l’esplosione della Morte Nera. Comunque non lo confessai mai. Ufficialmente l’avevo trovato bellissimo. Settimana dopo settimana in tutto il mondo milioni di spettatori si accalcavano nelle sale, le statistiche ufficiali sempre molto seguite a Hollywood li registravano, un biglietto strappato dopo l’altro. A un certo punto fu chiaro che la corona dello Squalo era in pericolo. Poi, la notizia diventò ufficiale. Star Wars era il nuovo campione di incassi di tutti i tempi.
Un gesto di grandezza
Quando Star Wars superò Lo squalo al botteghino, Spielberg avrebbe potuto reagire in molti modi. Gli amici e i compagni di gioventù sono belli e sono cari, ma non quando ti fregano qualcosa che avevi guadagnato rischiando (e non è una metafora troppo azzardata) la pelle. L’amarezza, l’invidia, il silenzio rancoroso sono lo standard delle relazioni umane in questi casi. Spielberg sorprese tutti ancora una volta.

L’ancor giovane, e già spodestato, regista pubblicò un annuncio a tutta pagina sulla rivista Variety, congratulandosi con il suo amico Lucas. L’idea era notevole, ma la realizzazione lo fu ancora di più. L’immagine dell’annuncio mostrava R2-D2, il famoso droide di Star Wars, che pescava lo squalo di Spielberg con una canna da pesca. L’humour, sincero, la strizzata d’occhio, sinceramente divertita, furono un omaggio imprevisto all’amico ora quasi rivale. Il sorriso di quella vignetta raccontava meglio di mille parole di circostanza l’amicizia, la grandezza di Lucas, e anche quella di Spielberg. Era il gesto di un campione che stringe sportivamente la mano allo sfidante che lo ha messo al tappeto. Mostrava anche l’energia di uno uomo fresco e determinato a restituire al più presto il favore.
La rivincita
L’annuncio di Spielberg, unito alla sua determinazione a non lasciare per sempre il rivale-amico con la corona sulla testa, avrebbe dato il via a una saga delle saghe. Mentre Lo Squalo, che Spielberg aveva ormai abbandonato al suo destino, si spegneva in remake sempre più improbabili (il più micidiale di tutti è quello che vede anche la partecipazione di Michael Caine, e che vi abbiamo raccontato qui) Spielberg cercava altre strade per riprendersi tutto quello era suo [cit]. Guardando al cielo pure lui, trovò la storia di un piccolo grinzoso extraterrestre, una storia per certi versi agli antipodi di Star Wars, ma che ebbe gli stessi effetti del pubblico. E anzi, ancora di più.

Per quanto riguarda me, i polpettoni spaziali, qualche anno dopo quel 1977 fatale, mi avevano ormai saturato, per cui onestamente non ricordo se il mostriciattolo verde riuscì a catturare anche a me. Se lo fece non mi lasciò un ricordo indelebile, evidentemente. Fatto sta che sugli altri funzionò talmente bene da spostare di nuovo verso l’alto l’asticella dei record di incassi. Steven Spielberg, che Lucas aveva superato con Star Wars, era di nuovo davanti con E.T. Era suo il nuovo record di incasso. La via era ormai sognata e stavolta toccò a Lucas pubblicare il suo annuncio (gesto ammirevole, ma la vignetta dello squalo pescato resta insuperata). Il gesto di cavalleria era comunque restituito.
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A noi di Boomerissimo, che spesso guardiamo al passato senza mai farci prendere dalla tentazione della nostalgia, resta comunque una domanda. Esistono ancora personaggi così? È una domanda vera, che rivolgiamo a voi che ci seguite. Ognuno avrà la sua risposta, non ne esiste una giusta. Ce l’ha insegnato proprio gente difficile da prevedere, come Steven Spielberg.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it


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