Da centralinista a miliardario: per costruire un impero c’è voluto un piccolo inganno. Ma è stato meglio di uno spot.
C’è uno spot che ricordiamo tutti, e che a modesto avviso dello scrivente (che calpesta i marciapiedi della pubblicità ormai da diverso tempo) è uno dei rari esempi veramente geniali della creatività italiana anni ‘80. Un periodo storico che di soldi nelle casse di agenzie e televisioni ne ha portati parecchi. Non sempre con risultati artistici di pari livello.

C’era Massimo Lopez davanti a un plotone d’esecuzione della Legione Straniera, e quell’ultima telefonata che gli era stata concessa si dipanò per stagioni e stagioni, senza mai stancare nessuno. I telefonini non c’erano ancora, si trattava di pubblicizzare il vecchio arcaico telefono col filo, una cosa che da decenni produceva spot zuccherosi in tutto il mondo: nonni e nipoti, madri e figlie unite, tanto sentimento. Ma anche una gigantesca rottura di scatole di spot tutti inesorabilmente uguali, che cercavi di evitare come la peste ai festival di categoria, quanto te ne venivano inflitti in rapida successione a decine, in inglese, in spagnolo, in francese. Lopez e la Tim con quell’idea malandrina e geniale allungarono la vita anche a noi, tutto sommato. L’agenzia era Armando Testa, specialista dei budget pubblici che quella volta ci regalò una boccata d’aria fresca. Non fu l’unica di quegli anni, per l’agenzia di un ancora vivace Armandone, ma probabilmente la migliore.
Tante telefonate a Buenos Aires, nasce l’impero di Onassis
Sul potenziale catartico della telefonata, magari, si poteva restare un po’ perplessi. Era la solita esagerazione (ma stavolta divertente) della pubblicità? Ovviamente. Epperò qualcuno, grazie a qualche telefonata, peraltro nemmeno sua, la vita se la cambiò davvero.
C’era una volta, dicevamo una volta, un giovanotto di 17 anni spiantato come pochi. Un giovane greco che aveva visto le fortune di famiglia inghiottite da uno dei numerosi conflitti che hanno opposto greci e turchi. Era greca di Smirne (oggi Turchia) la famiglia Onassis, e si occupava di spedizioni navali. Un brutto giorno degli anni ‘20 la Turchia decise di liberarsi da tutti quegli stranieri, troppo abili negli affari, che oscuravano la gloria dei successori del millenario impero ottomano (che peraltro, tra un impalamento e l’altro, aveva saputo difendere una intelligente varietà di composizione etnica). Era toccato agli armeni pochi anni prima, ora era il turno dei greci. I plotoni di esecuzione non facevano sorridere come quelli della Tim. Tra massacri ed espropri, agli Onassis non restò niente se non (e non era cosa da poco, in quella situazione), la vita. Il piccolo Aristotle riparò a Buenos Aires, allora in pieno boom economico, per cercare di costruirsi una vita, il più lontano possibile da quella tragedia mediterranea. A Buenos Aires il giovane Onassis trovò lavoro in quello che era (ed è rimasto) uno dei gradini più bassi e malpagati della scala sociale: l’operatore telefonico. Oggi ci tormentano cercando di venderci sistemi per arricchirci con le criptovalute, a metà degli anni ‘20, quando i computer non avevano ancora preso possesso delle telecomunicazioni, si trattava di collegare una linea con l’altra, infilare due connettori in una parete piena di buchi e mettere due fortunati in contatto, perché potessero parlarsi. Un lavoretto da 60 dollari al mese, che a stento dava modo di campare.
Da 60 dollari alla ricchezza
Da sempre agli operatori telefonici è assolutamente proibito ascoltare le conversazioni che favoriscono. Da sempre, c’è il sospetto che così non accada. Ci si sono fatti dei film, Onassis ci fece un impero. Amava ascoltare le chiacchiere degli industriali e degli uomini di business. Era convinto, con ragione, che sapere è potere, e spesso potere significa soldi.
Ascoltando ascoltando, il giovane Onassis venne a scoprire che si stava organizzando, da qualche parte, lì intorno a Buenos Aires, qualcosa di assolutamente inedito. Guarda caso, uno spot. Una famosa attrice era stata messa sotto contratto per fumare voluttuose boccate sullo schermo e lanciare, questa era l’idea, una marca di sigarette. L’informazione carpita sul filo fu per Onassis una rivelazione. Sfruttando il bernoccolo di famiglia per gli affari, il suo fascino sfrontato, oltre a una temerarietà e una faccia tosta degna degli eroi di Alberto Sordi, Onassis riuscì a trovare soldi e investirli per lanciare lui la sua marca di sigarette, e in seguito il suo business di import export di tabacco greco (una enorme ma fino a quel punto poco sfruttata produzione del paese) e cubano. Arrivò a far stipulare un accordo commerciale tra Grecia e Argentina, che beneficiava entrambi e soprattutto lui. Diventò console greco a Buenos Aires. Soprattutto guadagnò così i suoi primi 100mila dollari, quelli che gli servirono per cominciare a diventare il miliardario e playboy più famoso del mondo.
Un miliardario amato dalle donne
Ci siamo intrattenuti altre volte sulle pagine di Boomerissimo sui misteri del fascino maschile. Molti (forse cercando una spiegazione ai propri insuccessi) sostengono malignamente che il denaro giochi una parte importante nel magnetismo di un uomo.

Nel caso di Onassis doveva sicuramente esserci qualcosa di più, visto che quando conquistò il cuore di Claudia Munoz, la più famosa cantante d’opera argentina del suo tempo, Onassis era ancora un centralinista da 60 dollari, l’immigrato meno danaroso che si potesse immaginare. L’amore della Munoz era parte del suo piano lucido, anche se non perfettamente rettilineo moralmente, di successo. La star divenne rapidamente la testimonial della sua marca di sigarette, come aveva imparato al telefono. E subito le sue sigarette cominciarono a macinare talmente tanti soldi da diventare una linea aerea, la Olympic. Una delle prime linee aeree private del mondo (Niki Lauda sarebbe arrivato molto dopo). Grazie all’ingegno di Onassis la linea aerea diventò poi una compagnia di trasporti marittimi, con una flotta tutta sua. Una delle più grandi del mondo, un colosso sparso su cinque continenti, che approfittò della chiusura del canale di Suez per guadagnare cifre astronomiche, e fare di Onassis un simbolo universale di opulenza e di successo, anche col gentil sesso. Onassis aveva i suoi gusti, che col tempo non mutarono. Se molti attori e imprenditori sembrano attratti in modo quasi patologico dalla gioventù delle proprie partner, con risultati talvolta patetici per entrambi, Onassis aveva invece il pallino della fama. Gli piacevano le star, le donne famose e di carattere, e continuò a collezionarle. Ebbe una storia con la Callas, inaugurò una liason con Jackie Kennedy quando la signora era ancora la first lady, e la coronò infine con un matrimonio scandaloso, che fece epoca, qualche anno dopo la tragedia di Dallas. Con il telefono e con la sua faccia tosta Onassis aveva fatto molto. Ma era un uomo intelligente, e sapeva di non potere fare, nemmeno lui, tutto.
“Più hai, più sai di non avere”
–Aristotle Onassis
Suo figlio Alexander era un pilota appassionato, e forse voleva seguire le orme del padre nei cieli. Invece di decollare, in qualche nuova avventura imprenditoriale, nel 1973 si schiantò al suolo, all’aeroporto di Atene, pilotando il suo aereo privato. La madre, devastata dal dolore, si suicidò un anno dopo. Il padre, Aristotle, morì distrutto da una malattia con cui ormai non vedeva più ragioni per combattere, nel 1975.
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Il telefono gli aveva cambiato la vita. Ma quella volta non arrivò nessuna telefonata ad allungargliela. La traversata dei cieli e dei mari per lui stavolta era finita.
Antonio Pintér – copyright Boomerissimo.it®


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