Jack Nicholson, un uomo che ama le donne di un amore bulimico. Un lato del suo carattere che l’ha costretto ad avere un rapporto con la verità piuttosto flessibile. Eppure nessuna bugia è più grande di quella che è stata raccontata a lui per ben 37 anni.
Ognuno ha i suoi segreti, e Jack Nicholson forse più di altri. Uomo difficile da maneggiare sul set, ma forse ancora di più nella vita, Nicholson è attore che pochi registi sono riusciti a tenere a freno sul lavoro.

Nessuna delle sue numerose, e generalmente molto piacenti, compagne di vita può dire, almeno fino a oggi, di avere fatto lo stesso.
“You only lie to two people in your life: your girlfriend and the police. Everybody else you tell the truth to.”
—Jack Nicholson
La collezione delle sue storie romantiche è esplosiva e ricca di improbabili alti e bassi quanto la sua filmografia. Entrambe hanno contribuito a farne una straordinaria personalità dello spettacolo e un eterno ospite delle prime pagine. I rapporti burrascosi con le sue donne gli sono costati un divorzio e numerose polemiche.
Sandra Knight è stata sua moglie fino al 1968. Altre compagne della sua vita sono state Lara Flynn Boyle, Rebecca Broussard e Anjelica Huston.
Mentre l’età di Nicholson progredisce, com’è inevitabile, non così pare essere per l’età delle sue partner. Anzi negli ultimi anni si è notata una crescente tendenza al ringiovanimento. Ognuno giudichi la cosa come preferisce, tanto Nicholson se ne fregherà comunque, ed è del resto suo diritto. Le giovani prescelte paiono essere tutte adulte, consenzienti e non prive di un certo carattere, cosa che per la star luciferina è sempre stata importante.
“Jack ama le donne più di qualunque uomo io abbia mai conosciuto”
–Cher
La sua incessante attività di conquista, che nessuna delle sue relazioni più o meno durature ha mai nemmeno minacciato di interrompere, l’ha costretto ad alcuni compromessi importanti con la verità, una cosa che Nicholson ha ben spiegato durante alcune interviste acrobatiche, nelle quali la sua linea di fondo era grosso modo questa: alla moglie e alla fidanzata si mente sempre, mentre con l’amante (o le amanti) l’onestà deve essere cristallina. Un’idea forse bizzarra ma non priva di riscontri nella realtà. Decidete voi se credere almeno a questo.
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La sua tendenza a mentire, sempre e comunque, oltre che un tratto della sua personalità orgogliosamente rivendicato è diventato col tempo anche parte della sua vita artistica, come ben sa chi l’ha visto giganteggiare in “Codice d’Onore”, un capolavoro in cui Nicholson si trova proprio a difendere il confine tra il senso del dovere e il dovere di rendere conto delle proprie azioni.
La bugia più grande
Ci si potrebbe chiedere quanto del carattere di Nicholson derivi da un disordinato e innato bisogno di vivere e quanto dal modo in cui è cresciuto, quanto venga dalla natura e quanto dall’educazione, direbbero gli studiosi del comportamento umano.

La domanda è particolarmente avvincente perché Nicholson ha vissuto tutta la prima parte della sua vita avvolto da una delle più agghiaccianti menzogne che possano coinvolgere un bambino. Una menzogna raccontata a fin di bene, cresciuta insieme a lui, mai rivelata a nessuno, forse proprio per il potenziale psicologicamente esplosivo della verità.
Per ben 37 anni Jack Nicholson è cresciuto in una famiglia, con una sorella molto più grande, June, e una madre piuttosto in là con gli anni, Ethel May.
Solo dopo la loro morte, mentre era impegnato nelle riprese di Chinatown, la rivista Time pensà di onorarlo con una biografia e di fare ricerche nella sua vita e nella sua famiglia. La scoperta dei giornalisti fu di quelle da fare tremare i polsi. La donna che Nicholson credeva essere sua sorella era in realtà sua madre.
Il piccolo Jack era nato da una relazione illegittima e i genitori di June deciso di adottarlo come un figlio, e di farlo crescere insieme a quella ragazza che in realtà era sua madre.
Dalla negazione all’accettazione
È difficile immaginare con quale spirito il reporter di Time abbia chiamato Nicholson sul set, comunicandogli una verità che poteva essere distruttiva per chiunque. Un colpo di scena teatrale che può forse passare senza danni in una telenovela, ma rischia di distruggere nel profondo tutto il mondo di un uomo in carne e ossa.
Nicholson infatti rifiutò di accettare la verità per lungo tempo. Sua “madre” e sua “sorella” erano morte, come pure suo padre. Nicholson provò a negare tutto, almeno finché la storia fu confermata da sua “sorella” Lorraine, in realtà una sua zia.
Tutto l’edificio crollò. C’erano una vita, un’identità, dei ricordi, un senso di sé e della propria famiglia da ricostruire dalle fondamenta. Ciò che sua madre e il resto della famiglia gli avevano nascosto per proteggerlo era balzato fuori tutto d’un colpo e l’aveva investito. Non restava che accettarlo.
Diceva il colonello Jessep, interpretato da Nicholson: “Tu non puoi reggere la verità, viviamo in un mondo pieno di muri, e quei muri vanno difesi da uomini col fucile”.
A lui la verità arrivò come una fucilata, e dovette sforzarsi di reggerla. “È stato drammatico, ma non quello che definirei traumatizzante”, confesso Nicholson in un’intervista a Rolling Stone.
Sostiene Nicholson che il lato della storia che lo ha più impressionato è l’abilità con cui tutta la sua famiglia è riuscita a mantenere quel segreto. Un segreto utilissimo, che a lui ha dato grandi cose.
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Un’altra conferma che la verità non è sempre la cosa migliore, e che le sue fidanzate possono tranquillamente continuare a farne a meno. Anche perché sono decisamente meno ignare di quanto lo fosse quel bambino.
Antonio Pintér – copyright Boomerissimo.it


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