Fonzie è stato il nostro mito. Fonzie era perfetto e poteva tutto. L’uomo che lo interpretava, invece, era molto diverso. Anche lui aveva un mito e un sogno, che però non ha mai avuto la forza di realizzare. Ve lo raccontiamo.
Per dieci anni Happy Days ha impazzato nei nostri televisori, dal 1974 al 1983 l’allegra combriccola di Milwaukee ha rappresentato le nostre vite dentro una storia che ogni giorno raccontava qualcosa di noi.

Le nostre prime scoperte, le tensioni con famiglie che ti amano ma non capiscono quasi nulla dei tuoi problemi, le nostre prime accidentate relazioni con l’altro sesso. Ognuno dei personaggi di Happy Days rappresentava qualcuno dei nostri limiti. E poi ce n’era uno che incarnava quello che sarebbe stato meraviglioso essere se non fossimo stati così deboli, incerti, umani: Fonzie.
“If I could, I would like to be ‘The Boss”, I would like to be Bruce Springsteen.”
–Henry Winkler
Fonzie era tutto, poteva fare tutto: al suo tocco i juke box cantavano, le moto rombavano, le ragazze si arrendevano. Abbiamo imparato solo dopo, una volta abbondantemente usciti dall’adolescenza, che anche Fonzie, quello vero, era come noi. Henry Winkler è stato un ragazzo forse più debole e incerto della media, con problemi e limiti anche di salute. Un uomo che ha studiato molto per arrivare a interpretare quel bulletto infallibile con la giacca di pelle. Un attore che era roso dalla costante paura di non farcela, di fare brutta figura, di fallire miseramente. Proprio come noi.
Il mito di un mito
Se noi avevamo un mito, Fonzie, anche Henry Winkler ne aveva uno. Ed era un mito che curiosamente assomigliava proprio al personaggio che tutti abbiamo sognato di essere, almeno un po’.
Il mito di Henry Winkler, il ragazzo incerto e dislessico che sarebbe diventato Fonzie era un motociclista fiero della sua giacca di pelle, dal piglio sicuro e che dalle sue prime apparizioni pubbliche ha sempre dato l’impressione di potere tutto e di non arrendersi davanti a niente: Bruce Springsteen.

Pur essendo quattro anni più giovane di WInkler (sono nati rispettivamente nel 1945 e nel 1949), Bruce Springsteen era già una rockstar quando Winkler era ancora un giovane attore che non aveva mai avuto una parte importante. Reduce da una gioventù di mediocri risultati scolastici, che i suoi genitori non avevano mai smesso di rimproverargli, Winkler stava ancora dibattendosi nei meandri dei teatrini newyorkesi, quando la stella di Springsteen emerse.
La sua ammirazione per quel giovanotto, la sua sicurezza, il suo look, la sua abilità di cantare come una rockstar fu da subito totale. La carriera di Winkler non decollava. Tra un’apparizione e l’altra in spettacoli off-Broadway semiclandestini, Winkler se la cavava comunque un poco meglio del suo concittadino Sylvester Stallone. Mentre il futuro Rocky viveva in una stazione di autobus, Winkler riuscì a mettere insieme abbastanza soldi per pagarsi un biglietto per Los Angeles.
È un caso che il primo personaggio per cui la sua audizione ebbe successo sia stato Arthur Fonzarelli, una specie di Bruce Springsteen retrodatato agli anni ‘50? Forse sì, ma come scherzo del destino è piuttosto interessante.
Il sogno irrealizzato
L’ammirazione di Winkler per Bruce Springsteen, col tempo, è diventata abbastanza nota. Il successo di Fonzie ha trasformato anche Winkler in una star. E così quel ragazzo timido e insicuro è arrivato a toccare il suo mito: nel tempo lo ha incontrato diverse volte.
“Ho incontrato Bruce due, tre volte e ho fatto la figura del cretino… Ho stretto la mano a sua moglie, le ho baciato la mano. Poi ho stretto la mano a lui, e sono sgattaiolato via.”
–Henry Winkler
Nei suoi incontri con il Boss, Henry Winkler è tornato il ragazzo timido e impacciato, cresciuto a New York e incapace di tutto, persino di realizzare un piccolo sogno da adolescente, che oggi sarebbe perfettamente alla sua portata.

Il suo sogno, infatti, è quello di avere un selfie Bruce Springsteen. Mettersi uno accanto all’altro e fare “cheese”, poi magari postarlo su Instagram. Un programma da ragazzino che si non realizzerà mai, probabilmente, perché “ogni volta che lo incontro divento nervoso”.
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Winkler, nella sua vita vera, è riuscito ad affrontare sfide ben più difficili di questa, e le ha vinte con una dose da cavallo di perseveranza. Ma forse non avrà mai un semplice selfie con la rockstar che adora.
Al personaggio Fonzie basterebbe avvicinarsi e dire semplicemente “Hey!”. Ma l’uomo Winkler non ce l’ha ancora fatta, e forse non ce la farà mai.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®


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