Si sa che a Natale ci si sente tutti più buoni, ma Happy Days una volta ha esagerato, realizzando una puntata in tre versioni diverse, che ogni volta ci lascia il dubbio di avere brindato un po’ troppo. Invece…
Eravamo tutti più giovani e più ingenui ai tempi in cui Happy Days andava in onda. Ci sedevamo davanti al teleschermo e forse pensavamo veramente che quei personaggi, quei caratteri ritagliati in stile un po’ cartoon fossero veramente quello che sembravano.

Ci lustravamo gli occhi ammirando Fonzie, quel bulletto che forse ci assomigliava poco, ma che immaginavamo fosse proprio così: sicuro di sé e perfetto come ci appariva in video. Noi non eravamo così, ma lui sì. E pazienza se solo molto tempo, con quel poco di raziocinio che l’età avanzante regala, abbiamo capito che dietro quel personaggio si celava un uomo completamente diverso, spaventato da tutto, insicuro. Henry Winkler è in realtà quasi l’opposto di Fonzie ma questa è materia per un’altra storia, che racconteremo presto.
Un lampo di verità attraversa Happy Days
Non sono molte le puntate di Happy Days in cui gli autori ci hanno lasciato indovinare una natura umana fonzarellesca leggermente più complessa di quella della divertente maschera del bulletto acchiappatutte.
Ma almeno una c’è. Un piccolo miracolo natalizio che si intitola appunto “Vigilia di Natale” o Guess Who’s Coming For Christmas in versione originale. Per i più precisini, si tratta dell’episodio 11 della seconda stagione. Un episodio in cui, come ulteriore miracolo natalizio, avviene l’ultima apparizione terrena di Chuck Cunningham, prima della sua misteriosa ascensione al cielo, con palla da basket e tutto.
In questo episodio, che scopriremo essere eccezionale per più di un verso, Fonzie appare improvvisamente in una luce più umana, con debolezze e limiti che nessuno gli aveva mai sospettato, per tutto il lungo arco di puntate precedenti (e anche successive).
È Natale, tempo di feste in famiglia e la famiglia Cunningham si accinge alla sua ennesima celebrazione. Il mondo degli amici, delle serate fuori, dei balli, delle gare di moto, dei corteggiamenti più o meno riusciti, per una sera si sfalda.
Nessuno si chiede dove e come Fonzie, un ragazzo, come si direbbe oggi, eternamente single, si accinga a passare il suo Natale. E lui mente, racconta una storiella a tutti. Non dice a nessuno che il suo sarà un Natale senza famiglia e senza feste, e anche senza ragazze. Fonzie, nel giorno più felice per tutti, è irrimediabilmente solo.
Il triplo miracolo di Natale: troppa grazia per Happy Days
Ma siamo a Milwaukee, anzi a Hollywood, e certe storie non possono affogare nella tristezza. Per la prima messa in onda di questo episodio, il 17 dicembre 1974, il clan di Happy Days aveva in serbo il suo miracolo natalizio.

I problemi di Fonzie emergono a seguito di un incontro natalizio di amici da Arnold’s. La piccola bugia di Fonzie viene svelata, per un piccolo incidente di regali. La maschera di infallibilità cade e tutto si conclude in letizia a casa Cunningham, con una riunione di famiglia allargata al dinamico giovanotto.
Fonzie mette a nudo la sua debolezza, e riceve in cambio l’abbraccio di una vera famiglia che lo accoglie.
Tutto bellissimo, se non fosse che ogni volta che riguardiamo questo episodio rischiamo di essere colti dalla sensazione di non aver mai capito nulla. I nostri ricordi si offuscano, come quando alla fine di un pranzo festivo troppo abbondante rischiamo di dimenticarci il nome di uno zio lontano e creare un incidente familiare, facendo un mischione di parenti.
Galeotta è la scena che si svolge da Arnold, una specie di antefatto in cui Fonzie fa un piccolo riassunto delle puntate precedenti al proprietario del Diner, per aiutare il pubblico a seguire gli eventi (si sa come sono le serie, non sempre si vede proprio tutto, e in certi passaggi essenziali si rischia di perdere il filo).
Per la puntata inaugurale, gli autori andarono dritti, senza nessun riassunto. Il pubblico era fresco e non aveva bisogno di ulteriori rinforzi di memoria. La necessità emerse al secondo anno di messa in onda. Le nuove puntate e le repliche del primo anno andavano più o meno insieme, e c’era il rischio di spiazzare l’audience. Si decise di mettere Fonzie davanti al proprietario di Arnold di quel tempo, Al Morita, e di fargli fare il raccontino. Funzionò, nessuno si perse. Buon Natale.
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A perdersi fu, poco dopo, Al Morita, che se ne andò, tentando uno spin off che non decollò mai. Il suo posto da Arnold venne preso da Al, che tutti ricordiamo interpretato da Al Molinaro.
Al terzo anno di messa in onda la produzione decise che non era il caso di complicare la vita del pubblico resuscitando i ricordi dell’ormai vaporizzato Al Morita. La scena del raccontino di Fonzie venne rigirata, stavolta con Al Molinaro, che era diventato il nuovo patron di Arnold’s.
Mal di testa di Natale
Tutto ciò può sembrare molto confuso, e lo è. Ma sarebbe ancora potuto risultare sopportabile se la terza e definitiva versione fosse diventata canonica. L’unica a essere messa in onda da quel giorno in poi.

A Natale, vedremmo sempre Fonzie fare il suo raccontino ad Al Molinaro, prima di procedere verso il lieto party familiare finale. Ovviamente non è andata così.
Ogni emittente, o talvolta editore di cassette e DVD ha in mano tre versioni diverse della puntata. A Natale una di esse emerge, con la stessa imprevedibilità delle carte nelle partite di sette e mezzo. Puntata pulita, Fonzie con lo scomparso Al Morita, o versione definitiva con Al (Molinaro). Chi indovina è bravo e chi ci capisce qualcosa ancora di più.
Ma così è, se vi pare. Natale, per chi ci crede, è tempo di miracoli. E anche se non ci credete, avrà sempre in serbo qualcosa che non vi aspettavate.
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Specialmente se davanti all’albero acceso, e magari dopo un paio di bicchieri di spumante, decidete di immergervi nella puntata natalizia per eccellenza di Happy Days.
Merry Christmas, e tanti auguri di indovinare cosa state per vedere.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it ®


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