È stata una lunga appassionata relazione, quella del Boss con i suoi fan. È stato vero amore, vera passione: una condivisione profonda di caratteri e di intenti. Ma ora è tutto finito, per colpa del vil denaro.
Nulla guasta l’amore quanto le questioni di soldi. Ci sarebbero pure le corna, a dire il vero. Ma non è questo il caso del conflitto che oggi divide in profondità il Boss, Bruce Springsteen, dai suoi fan, che lo stanno abbandonando in massa.

Negli anni ’70 la questione si sarebbe risolta in modo più fiammeggiante e drammatico. Ne seppero qualcosa Carlos Santana e i Led Zeppellin, che si trovarono ad affrontare un pubblico armato di bottiglie molotov, deciso a dare fuoco a tutto, a partire dal capitalismo e dai sistemi di produzione.
Non è più il tempo degli autoriduttori, ma i fan di Springsteen lanciano la “bomba”
Si chiamavano autoriduttori, quei bellicosi attivisti (chiamiamoli così) decisi a mettere in pratica a suon di bombe e fiamme l’idea che la musica fosse patrimonio di tutti e non si dovesse pagare mai, né tanto né poco.
Gli scontri furono brutali. Per fortuna non ci scappò mai il morto. A scappare furono cantautori e rockstar bersagliati dalla contestazione violenta, talvolta presi in ostaggio e interrogati dai “tribunali del popolo” del momento.
Il tempo delle molotov è finito. Ma i fan che di Springsteen hanno amato tutto, questa volta hanno deciso di dire no. E hanno lanciato la loro “bomba” editoriale e mediatica.
Prezzi alle stelle, chiude la fanzine
Indignati per i prezzi imposti dal Boss ai concerti del suo nuovo tour, i fan di Bruce Springsteen hanno scelto la forma di lotta più estrema, almeno da quando, fortunatamente, questo tipo di battaglie è diventato virtuale.
Hanno chiuso la fanzine “Backstreet”, che dal 1980 era la voce del rocker del New Jersey: il canale di comunicazione tra una star appassionata e impegnata e il suo pubblico di veri e propri adoratori. E se avete mai provato a mettere in dubbio la assoluta grandezza di Bruce Springsteen davanti a uno di loro, ne conoscete bene la convinzione assoluta, ai limiti del fanatismo.
Galeotto fu il “prezzo dinamico”
È stato Cristopher Phillips, l’ editore della fanzine, a impugnare l’ascia di guerra in nome della bellicosa tribù, ormai un po’ ingrigita, che segue da sempre le orme del rauco cantautore. Un leader, prima che un artista: l’uomo che ha saputo interpretare come pochi altri il dolore e l’angoscia delle periferie industriali, prima di venirne a sua volta travolto.
“I fan sono stati gettati in pasto ai lupi”, ha esclamato Phillips, accusando i “prezzi dinamici” dei concerti. Ovvero quella formula che ha fatto scomparire il prezzo fisso da quasi tutto: aerei, camere in affitto, biglietti di treno. Con questo meccanismo, i prezzi volano sempre più in alto man mano che la richiesta aumenta e i biglietti rimasti scarseggiano. I fan diventano vittime di una passione che li strangola economicamente, tanto più si appassionano.
“Questi sono concerti che difficilmente possiamo permetterci e che molti dei nostri lettori non possono permettersi. Di conseguenza una buona parte ha perso interesse”
Cristopher Phillips, editore di “Backstreet”
E così dicendo ha chiuso la fanzine. A brigante, brigante e mezzo.
Il Boss non cede
Quello tra Springsteen e i suoi fan è diventato un duello nel quale nessuno ha intenzione di perdere la faccia. Nessuno vuole cedere al ricatto. Scontro totale, senza esclusione di colpi.

Il ruvido popolo del Boss minaccia di disertare i concerti, che diventerebbero così serate acchittate in stile Las Vegas, dedicate a un pubblico incipriato e danaroso. Già: incipriato, ma proprio parecchio danaroso. In un tempo in cui i ricavi delle case discografiche vengono più dalle manifestazioni dal vivo che dai diritti discografici, la disponibilità a sborsare cifre astronomiche non è da sottovalutare.
Se bisogna gettare alle ortiche la passione e l’amore di un popolo che per Springsteen avrebbe dato tutto, tranne il corrispettivo di una rapina, che sia gettata la passione. E vengano i quattrini. La risposta del management a Phillips non lascia molti margini di speranza per una risoluzione diversa.
“Siamo molto dispiaciuti di apprendere la notizia che ‘Backstreets’ chiuderà e vogliamo ringraziare Chris Phillips per i suoi trent’anni di dedizione, da parte dei fan di Springsteen dovunque nel mondo”
Il management di Springsteen
Praticamente, l’equivalente di “È stato bello, tanti saluti, e buona fortuna”.
Era lecito aspettarsi qualcosa di più e di meglio da una star come Springsteen? Il cinico che è in noi dice di no. Ma chi ha creduto per quarant’anni nel ruvido cantautore dell’ America semplice e operaia, forse ha una risposta diversa.
Ci dispiace, davvero, per lui.
Antonio Pintér


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