Per danzare come voleva ne La Febbre del Sabato Sera, John Travolta dovette far licenziare un regista dalle idee molto diverse. 46 anni dopo Manero è tornato e la tragedia si è ripetuta, stavolta in uno spot.
Saturday Night Fever è il più grande successo tra i film di danza di tutti i tempi. John Travolta lo preparò con cura maniacale, e si rivelò una star sul quadrato luminoso, come nessuno avrebbe potuto immaginare. Ma per riuscirci dovette prima far licenziare un regista.

John Avildsen il regista di Rocky, era stato scelto dalla produzione per creare un successo memorabile. Per farlo, non aveva nessuna intenzione di girare un film che mostrasse l’abilità di Travolta. Non gli interessava, aveva deciso di fare di quel film una specie di dramma psicologico alla West Side Story, in cui la danza sarebbe stato un mezzo di espressione, una metafora, come la boxe per Rocky.
Le inquadrature dovevano essere strette, piene di dettagli, e dal punto di vista del ballerino. Il pubblico doveva vedere cosa vedeva e cosa provava chi danzava. Non la danza.
Travolta ebbe sentore che tutta la preparazione che aveva fatto, e l’immenso talento che si era scoperto come ballerino, sarebbero finiti sprecati. Già durante le riprese protestò vivacemente con i produttori. Ma il dramma avvenne alla proiezione dei primi spezzoni, nei quali si cominciava a capire quale direzione avrebbe preso il film.
Travolta ne uscì pieno di orrore. Non si vedeva quasi nulla delle coreografie. Il conflitto esplose al punto che fu immediatamente chiaro che la produzione avrebbe dovuto scegliere tra un fotomodello di belle speranze e quel monumento della regia. Fecero la cosa giusta per tutti noi, e soprattutto per la storia del cinema: il povero John G. Avildsen finì licenziato su due piedi. K.O. per Travolta. Presto la superstar sarebbe diventata lui.
Da troppo giovane a troppo vecchio
Più di 45 anni dopo, proprio sotto le feste di questo Natale, Travolta è stato chiamato di nuovo ad interpretare la parte di Tony Manero e a camminare di nuovo al suo modo nelle strade della sua New York.
E soprattutto, cosa che a lui interessava più di ogni altra, è stato chiamato per salire sul quadrato luminoso e mostrare di nuovo la sua abilità di ballerino ad un’età che non è più verdissima: è pur sempre un giovanottone di 69 anni.
L’idea era quella di girare uno spot per una carta di credito: Capital One. Un remake quasi esatto, ma con Manero diventato Santa Claus e alcuni dei personaggi originali con 46 anni sulle spalle in più.
John Travolta ha passato settimane e settimane a prepararsi per il bis della sua straordinaria scena di danza. Ore al giorno passate in palestra per rimettere in sesto e affilare le sue abilità danzatorie. Ma una volta sul set ha dovuto misurarsi anche con un ritorno imprevisto: il remake dell’ottusità di Avildsen.
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Il regista stavolta era Brian Buckley, un buon professionista senza Rocky all’attivo, ma le sue idee erano le stesse. Spalleggiato dalla impronunciabile agenzia di pubblicità ideatrice dello spot (dicono i comunicati stampa che il suo nome sia GSD&M), Buckley aveva deciso di girare la danza tutta per dettagli stretti. Occhi, stivaletti e cose del genere sì, coreografie no. Travolta, che 46 anni fa era poco affidabile per la giovane età e il talento non ancora comprovato, adesso veniva ritenuto troppo vecchio per tenere la scena e dare sulla pista la “zampata” di cui il danaroso cliente aveva bisogno, in vista della campagna natalizia.

Ancora una volta, la produzione ha dovuto rendersi conto che “l’erba cattiva non muore mai” e si è scontrata con un Travolta tutt’altro che accomodante. La sua risposta è stata molto semplice: si era fatto il mazzo per una scena da star della danza, e l’avrebbe danzata. Oppure era meglio che si trovassero un altro Tony Manero. Compito oggettivamente complesso.
Ma è Natale, siamo tutti più buoni, per cui questa storia ha anche un lieto fine. Di fronte al Travolta furioso è avvenuto il miracolo: il coriaceo Brian Buckley, circondato dall’agenzia che rischiava di perdere il suo ricco contratto, si è convertito a una nuova visione estetica, e ha deciso di restare al suo posto, girando lo spot come Travolta voleva.
Uno di quei casi in cui si tuona “Questa è la mia idea, e se non vi va bene…” (suspence) “…ne ho un’altra”.
A giudicare dal risultato, assai divertente, e dalla danza del panciuto Santa Klaus Manero, la seconda idea di Buckley è stata quella giusta.
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Evviva lo spirito del Natale e la disinteressata concordia che si sparge sul mondo!
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®


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