Da Charles Bronson a Liam Neeson siamo abituati a uomini forti e irriducibili alla ricerca di coloro che hanno rovinato le loro famiglie. Ma il più letale è stata una donna. E non in un film.
Lo sguardo di Charles Bronson che da “principiante” affronta i criminali nella notte prima di ucciderli è probabilmente quello più gelido e spietato della storia del cinema, a parte quello di Clint Eastwood.

Solo che Clint aveva una pistola d’ordinanza e un distintivo. Dimenticavo, anche un cappello…
I giustizieri del cinema
Paul Kersey, l’innocuo ingegnere nonché obiettore di coscienza che si trasforma in giustiziere della notte dopo l’assassinio e lo stupro della figlia non è un esempio solitario nella storia del cinema. Altri padri si sono lanciati alla riscossa per ritrovare figlie illibate rapite.
In tempi più recenti è toccato a Liam Neeson con Taken e i suoi sequel. Rispetto a Bronson, che nel film aveva un lavoro normale, Neeson era avvantaggiato da essere un ex CIA. Un ex agente dell’Agenzia ha (o dovrebbe avere) un addestramento su come seguire e trovare persone sospette, renderle inoffensive, maneggiare armi da fuoco ed usarle per uccidere. Insomma una passeggiata. Liam Neeson si è trovato così bene nel ruolo del giustiziere a torto perseguitato da perpetuare il personaggio innumerevoli volte, con l’unica accortezza di cambiare il titolo del film. Dopo i titoli di coda si torna alla vita normale, nessuno ti cerca per ucciderti e i tuoi figli sono sani salvi. Questa è la fiction.
Dove la giustizia non arriva
Accade che la giustizia però non arrivi, così come il lieto fine e che i figli che vengono sottratti non tornino mai più a casa. Questa è la storia di una madre che ha cercato giustizia per sua figlia. Il 23 gennaio 2014, la ventenne Karen Alejandra Salinas Rodríguez stava guidando per San Fernando, Tamaulipas, Messico. Mentre era tranquilla alla guida della sua auto, due camion le si affiancarono. Uomini armati del cartello Zetas saltarono fuori ed entrarono con violenza nell’auto portandola via. Una pratica comune nella zona, sequestrare cittadini a scopo di riscatto. Questo era solo l’inizio. La famiglia ricevette numerose telefonate dai rapitori che chiedevano un riscatto per il rilascio di Karen. Pronti a tutto per riavere la ragazza, i familiari chiesero un prestito e pagarono, ma la ragazza non tornò mai.

La famiglia e in particolar modo la madre, Miriam, seguirono le istruzioni del cartello alla lettera. Incontrarono anche un membro dell’organizzazione che si offrì di aiutarli a trovare Karen dietro pagamento di un “extra”, ma era solo un bluff. Miriam decise di non darsi per vinta. Riuscì a scoprire il nome di un giovane membro del cartello, Sama, coinvolto nel rapimento. Era il primo indizio della sua indagine personale. Una madre può essere molto più implacabile di un prezzolato investigatore, soprattutto se non vede riscontro, impegno nella polizia. Come investigatrice Miriam Rodriguez ha utilizzato travestimenti tra i più disparati e creativi alla ricerca di informazioni su sua figlia. Si è spacciata per sondaggista, operatore sanitario e funzionario elettorale. Ha stretto amicizia con i parenti dei membri del cartello per individuare i luoghi dove si nascondevano. In una indagine durata anni, Miriam ha rintracciato quasi tutti gli individui coinvolti nel rapimento di Karen. Alcuni li ha catturati lei stessa, tenendoli sotto tiro fino all’arrivo della polizia. Il suo lavoro minuzioso le ha permesso di conoscere la sorte della figlia: Karen era stata uccisa poco dopo il rapimento. I suoi resti furono ritrovati in un ranch abbandonato. Una sciarpa ed un femore era tutto ciò che rimaneva di lei.
Ti piace Boomerissimo? Sostienilo con una piccola donazione a questo link
Riuscì ad assicurare alla giustizia almeno dieci membri del cartello. Il suo impegno andò oltre il caso della figlia. E’ stata promotrice della formazione di un’organizzazione, il Colectivo de Desaparecidos, per aiutare altri genitori di ragazzi scomparsi. Miriam aveva scelto una strada pericolosa mettendosi contro il cartello. Il 10 maggio 2017, giorno della festa della mamma in Messico, fu freddata fuori da casa da dodici colpi di pistola. Qualche settimana prima aveva catturato il suo ultimo obiettivo.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


Rispondi