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Marianne Bachmaier

Marianne, madre vendetta: fine di un predatore

Il confine tra giustizia e vendetta non è così netto. Soprattutto quando c’è di mezzo una madre

“Non sottovalutare mai la furia di una madre arrabbiata. Sono le creature più feroci del mondo” (cit. Minna Dubin).

Marianne Bachmaier
Madre vendetta, Marianne Bachmaier – Boomerissimo.it

Una affermazione calzante non solo per madri in ambito ferino, ma anche in ambito umano.

Madri e vendetta

Tigri, elefanti, orsi bianchi in versione madre sono estremamente belluine e feroci nella difesa dei loro piccoli. La condizione è che la minaccia sia reale o percepita come tale, devono temere per la vita dei cuccioli.

Clitennestra vista da John Collier – Boomerissimo.it

Noi esponenti di homo sapiens sapiens possiamo agire in modo preventivo o successivo ad una intimidazione o ad un torto.

Mi sovvengono alcuni comportamenti di madri in contesto scolastico, che percepiscono in modo distorto il compito di difesa del cucciolo.

Senza arrivare a genitori che si presentano a scuola per passare a vie di fatto nei confronti di insegnanti rei di aver dato una valutazione ritenuta non bastevole o per aver redarguito il virgulto di turno, esistono forme subdole per colpire il presunto colpevole.

Scrivere nei maledetti gruppi whatsapp usando mezze parole, lasciando intendere cose che non sono, distruggendo in un click una reputazione.

Non sono anche queste forme di vendetta? 

Se ai tempi di Eschilo ed Euripide ci fossero stati i gruppi whatsapp mamme, probabilmente l’umanità sarebbe stata privata di alcune delle più grandi tragedie.

Nell’Agamennone, Eschilo racconta la vendetta di Clitennestra contro il marito. Agamennone, alla vigilia della guerra contro Troia, aveva sacrificato la loro figlia Ifigenia per ottenere venti favorevoli. Oggi sarebbe bastato meteo.it.

Quando tornò vittorioso recando con sé Cassandra, Clitennestra li uccise entrambi a colpi di scure. 

Euripide, nella sua Ecuba, narra la vendetta della regina di Troia, ormai diventata schiava dei Greci.

Durante l’assedio di Troia, Priamo affida il figlio Polidoro e un tesoro al re trace Polimestore. Dopo la caduta della città, Polimestore uccide il ragazzo e si appropria del tesoro.

Ecuba, ormai in mano ai Greci scopre il cadavere del figlio trascinato dal mare. Prega quindi Agamennone di poter avere soddisfazione per la morte del figlio, visto che Polimestore aveva tradito la promessa. Il re trace viene quindi invitato nella sua tenda con la scusa di rivelargli dove si trovano altri tesori. Qui, con l’aiuto di un coro di schiave troiane, Ecuba acceca il re con fibule e spilloni e uccide i suoi due figli. 

Questa è letteratura, ma la realtà ci ha riservato storie di madri altrettanto vendicative.

Marianne Bachmaier

Marianne Bachmeier era figlia di una coppia di profughi fuggiti dalla Prussia Orientale alla fine della seconda guerra mondiale. Il padre Josef, ex sottufficiale delle Waffen-SS era il capo indiscusso della famiglia.  L’uomo, reso ancora più autoritario dall’alcol, sfogava la sua frustrazione picchiando moglie e figli. Quando Marianne aveva quattro anni, i genitori divorziarono.

Marianne – Boomerissimo.it

La madre si risposò con un camionista altrettanto violento e dispotico. Il patrigno vietò a Marianne di proseguire gli studi e la picchiava. Di male in peggio. La madre decise di metterla, temporaneamente, in collegio. Queste esperienze svilupparono in Marianne un temperamento ribelle. Scappava di casa e cominciò a frequentare compagnie alternative, tra musica rock, bar di periferia e alcol.

A sedici anni restò incinta di un coetaneo. Pressata dalla famiglia e priva di mezzi, diede la bambina in adozione poco dopo il parto. Due anni più tardi era nuovamente incinta. Nelle settimane precedenti alla nascita subì uno stupro da parte di un conoscente. Decise di far adottare anche questa seconda figlia. Le gravidanze precoci, l’esperienza della violenza sessuale e il senso di colpa alimentarono una forma di depressione giovanile mai realmente curata.

Cacciata definitivamente di casa a diciotto anni, Marianne cominciò a vagare per la Germania lavorando saltuariamente come cameriera. Nel 1972 trovò impiego nel pub “Tipasa”. Lì conobbe Christian Berthold, proprietario del locale, che divenne il compagno di vita e il padre della sua terza figlia, Anna, nata il 14 novembre 1972.

Anna e la tragedia

Marianne aveva ventidue anni quando nacque Anna. Aveva trovato una certa stabilità emotiva ed economica. 

Portava la bambina con sé al lavoro, al pub, dove la piccola diventò facilmente una sorte di mascotte, amata da tutti.

Marianne e Anna – Boomerissimo.it

Anna era una bambina di quelle che si potrebbero definire “sveglie”. Non poteva essere diversamente del resto. Cresceva in un ambiente di adulti, con gli adulti e anche il suo lessico era adeguato all’ambiente. Spesso si svegliava da sola e si preparava la colazione prima di andare a scuola. Era molto indipendente, aveva dovuto diventarlo. Ma tutti la descrivevano come una bambina felice, solare, sempre sorridente.

Il legame tra Anna e Marianne era molto forte, erano una lo specchio dell’altra. Tuttavia, la situazione non era semplice. La madre sapeva che quello del pub non era l’ambiente ideale per crescere una bambina. Agli amici non nascondeva il desiderio di cambiare vita per dare un futuro migliore alla figlia.

Anna frequentava la scuola locale, ma spesso arrivava in ritardo o marinava le lezioni. L’orario scolastico non si adattava ai ritmi del pub, in più era abituata a socializzare con gli adulti, molto di più rispetto ai bambini. Un’abilità che si rivelò fatale. Il 5 maggio 1980, dopo una lite con la mamma, Anna decise di marinare la scuola.

Mentre vagava per la città, Anna incontrò Klaus Grabowski, un macellaio di 35 anni che viveva a circa 200 metri dal pub. Non era completamente uno sconosciuto, dato che probabilmente si erano già parlati in precedenti occasioni.

Grabowski
Klaus Grabowski (findagrave.com) – Boomerissimo.it

Grabowski convinse Anna ad andare a casa sua con il pretesto di farle vedere i suoi gatti. Questo era un trucco che utilizzava spesso per attirare i bambini, come testimoniato dai suoi precedenti crimini. 

Grabowski aveva precedenti penali per abusi sessuali su due bambine. Arrestato, iniziò un percorso terapeutico associato alla castrazione.  Una volta libero, però, iniziò una relazione e decise di “tornare normale” assumendo testosterone.

Era sotto terapia ormonale quando rapì Anna. La portò in casa sua, abusò di lei e la strangolò. Mise il corpo in una scatola di cartone e la seppellì vicino un canale.

Quando la polizia informò Marianne della morte della figlia, la donna crollò. Il dolore era aggravato dal senso di colpa per la lite della sera precedente.

L’arresto e processo

Grabowski fu arrestato nel suo pub preferito. La sua ragazza, alla quale aveva raccontato tutto, indirizzò gli inquirenti.  L’uomo non oppose resistenza e confessò tutto.

La disperazione di Marianne – Boomerissimo.it

Durante il processo, il comportamento dell’uomo fu viscido e detestabile. Negò la violenza sessuale. La sua versione dei fatti era assurda.Sosteneva che Anna avesse cercato di sedurlo e che lo stesse ricattando, minacciando di dire alla madre che lui l’aveva toccata inappropriatamente se non le avesse dato dei soldi.

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L’aveva quindi uccisa perché si era sentito minacciato dal presunto ricatto di una bambina di sette anni. 

Il terzo giorno del processo, nell’aula 157 del Tribunale Distrettuale di Lubecca, si consumò la vendetta. Al mattino presto, Marianne Bachmeier introdusse di nascosto una pistola Beretta calibro 22 eludendo tutti i controlli di sicurezza.

L’aula dove avvenne il fatto – Boomerissimo.it

Con estrema calma e determinazione, si avvicinò alle spalle dell’assassino della figlia, estrasse l’arma dalla borsa e sparò otto colpi.  Sei andarono a segno. Klaus Grabowski morì sul pavimento dell’aula.

Marianne non oppose resistenza all’arresto e dichiarò senza mostrare alcun rimorso: “Avrei voluto sparargli in faccia. Purtroppo l’ho preso alla schiena. Spero che crepi”.

Marianne fu condannata a sei anni di carcere, suscitando un dibattito acceso tra l’opinione pubblica.

Scontata la sua pena si stabilì prima in Nigeria e poi a Palermo. Morì a 46 anni per un cancro al pancreas. E’ sepolta accanto alla figlia.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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