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Colombo: “solo un’altra cosa”: un’idea che oggi non sarebbe mai nata

Il caso alla base di una frase diventata emblema di un detective senza rivali

D’estate la programmazione televisiva langue. Non che i palinsesti televisivi nella stagione di punta offrano programmi da strapparsi i capelli.

tenente colombo
Solo un’altra cosa, Tenente Colombo – Boomerissimo.it

Come direbbe mio nonno è una sequela di ripetete. Il nuovo non avanza. Non esiste per la tv l’obsolescenza programmata, ma neanche quella per naturale consunzione. 

Chi può si butta sulle piattaforme a pagamento, dove, dopo aver scorso tutti generi, scartando l’ennesimo sniper, navy seal, uomo normale in versione vendicatore implacabile, è giunta l’ora di andare a letto. 

Una possibilità è quella di pescare tra le vecchie serie in piena e consapevole operazione nostalgia. Ci sarà sempre la Signora in giallo, o il Tenente Colombo a traghettarci tra le braccia di Morfeo.

Evergreen

Colombo e Fletcher poggiano la loro fortuna su una fan base granitica ed inossidabile. Sono serie rassicuranti, in cui c’è la certezza della giustizia che nella realtà latita. Non si risolve tutto con scontri a fuoco e dotazioni d’armi degne di arsenali militari. I nostri eroi, osservano, intuiscono e deducono e addio al cattivo di turno.

La signora Fletcher – Boomerissimo.it

Tutto si conclude all’atto dell’arresto. Talvolta mi viene la curiosità di sapere come sia finita in tribunale per gli svillaneggiati cattivi, se hanno incontrato la giusta punizione o se qualche avvocato li ha tirati fuori. Dal punto di vista narrativo è ininfluente, d’accordo.

Fletcher e Colombo, così come Magnum P.I. sono ormai evergreen, entrati in una sorta di olimpo delle serie tv. 

Non sempre si riesce a capire quale sia l’ingrediente segreto che consente l’upgrade, ma su Colombo di sicuro esiste qualche indizio. Quella frase, “solo un’altra cosa”, declinata in modi diversi è diventata l’elemento distintivo del detective solo apparentemente sempliciotto, in grado di scardinare le certezze del più efferato assassino.

Immaginiamo gli sceneggiatori, testa tra le mani a pensare come connotare il personaggio, dargli un eloquio distintivo. E invece no. La frase di Colombo è nata un po’ per caso e un po’ per pigrizia.

Just one more thing

Nel 1960, due giovani sceneggiatori Richard Levinson e William Link stavano lavorando per adattare il loro script televisivo “Enough Rope” (dove compare il personaggio di Colombo per la prima volta) per il teatro.

I due scrittori erano amici, si erano conosciuti il primo giorno delle scuole medie. Erano cresciuti leggendo i romanzi di Ellery Queen e le riviste di misteri, e questa passione per i puzzle mentali si rifletteva nel loro lavoro.

Richard Levinson e William Link agli esordi – Boomerissimo.it

Chi li conosceva li definiva “una coppia sposata felice che brontola”. Levinson batteva a macchina con due dita, mentre Link camminava avanti e indietro; Levinson fumava sigarette, Link si tormentava le mani.  In quell’occasione si trovarono davanti ad un problema tecnico. Problema che oggi non esiste più, ma era molto comune nell’era delle macchine da scrivere.

Come rivelato dallo stesso Richard Levinson nel libro The Columbo Phile: A Casebook, mentre erano alla scrivania, lui e Link si resero conto che una scena era troppo corta. 

In una sequenza Colombo interrogava un sospetto e poi lasciava il suo appartamento, ma la scena non aveva la lunghezza necessaria all’economia della sceneggiatura.

Negli anni in cui si usava la macchina da scrivere, aggiungere dialogo nel mezzo di una scena già completata significava buttare via tutti i fogli e riscrivere l’intera sequenza dall’inizio. Uno spreco di tempo e di carta. Come ha spiegato William Link in un’intervista: “Se avessimo avuto un moderno word processor, avremmo potuto aggiungere qualcosa nel mezzo della scena”.

Colombo: “Solo un’ altra cosa” – Boomerissimo.it

Non avendo alcuna voglia di ribattere tutto a macchina, anche per un po’ di sana pigrizia, Levinson e Link optarono per un furbo espediente. Decisero che sarebbe stato più semplice far tornare Columbo sui suoi passi e fargli  dire: “Just one more thing”. 

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La frase doveva essere solo un trucco narrativo temporaneo. Quel “just one more thing” appuntato sul dialogo, celava l’intenzione di tornarci su in seguito ad aggiungere qualcosa di più sostanzioso.

Ma non lo fecero mai. Come ha raccontato Levinson: “That never happened”. Quello che era iniziato come un riempitivo temporaneo, divenne il marchio di riconoscimento del tenente Colombo.

La frase fece il suo debutto ufficiale nel telefilm “Prescription: Murder” del 1968, dove Peter Falk pronunciò per la prima volta: “There’s just one more thing, sir!”. Una battuta che divenne elemento centrale della strategia investigativa del tenente.

Colombo e cane – Boomerissimo.it

La frase aveva qualche piccola variazione, rimanendo intatta nel suo significato. A volte diceva “Oh, one more thing”, altre volte “There’s one other thing I wanted to ask you about”, ma il concetto rimaneva sempre lo stesso: il detective apparentemente distratto si girava sulla porta per porre quella che sembrava un’ultima domanda casuale, ma che in realtà era spesso la chiave per incastrare il criminale.

La tecnica psicologica dietro questa frase è geniale: il sospetto, credendo che l’interrogatorio sia finito, abbassa la guardia proprio nel momento in cui Colombo sferra il colpo finale. 

Peter Falk stesso, nella sua autobiografia Just One More Thing: Stories From My Life, ha riconosciuto l’importanza di questa frase per il personaggio. 

A questo punto l’articolo, sarebbe finito. Anzi no, solo un’altra cosa.

Il mio socio di malefatte a Boomerissimo, in questo inizio d’estate ha deciso di ripercorrere tutta la saga di Colombo, episodio per episodio. Ho qualche difficoltà a sentirlo in questo periodo perché a forza di “solo un’altra cosa”, un episodio di Colombo, dura in media una novantina di minuti, quanto un film di durata ragionevole. Ciò costringe lo spettatore della terza serata a fare spesso le ore piccole. In tempi di serie da 50 minuti è una cosa (l’ultima) da considerare.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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