Le pistole di Clint Eastwood che, con Sergio Leone, ha reinventato la storia del west. Erano più che oggetti di scena, e hanno una storia appassionante, che vale la pena di conoscere.
Clint Eastwood è un attore per caso. A spingerlo verso questo ruolo furono i suoi amici e la curiosità.

Dopo una partenza non felicissima, che abbiamo raccontato in questo articolo, Clint Eastwood fu assunto con sua grande sorpresa e attore lo rimase, principalmente per i 100 dollari la settimana che gli davano una certa sicurezza economica e la possibilità di sposarsi.
Clint Eastwood e Sergio Leone: un incontro di interesse
Quando viene notato da un regista italiano di grande ambizione ma di poca esperienza e con alle spalle un produzione alquanto misera, Eastwood ha un discreto ruolo in una specie di telefilm western, il che a Hollywood non è una bella partenza. Leone lo vuole per il suo western “europeo” che diventerà “Per un Pugno di Dollari”, principalmente perché costa meno di un attore “vero” e poi perché ha bisogno di un non-attore (o almeno così si sforza di credere, non potendosi permettere altro). Eastwood accetta perché il western, nel quale non crede assolutamente (come possono degli europei fare un film credibile sulla Frontiera?), gli permette di guadagnare quindicimila dollari e quantomeno vivrà la sua disfatta in Europa: nessuno a Hollywood lo vedrà mai.
Come sappiamo le cose sono andate diversamente. la “Trilogia” di Leone è diventata una pietra angolare della storia del cinema e ha fatto di un modesto attore di telefilm un uomo che è diventato lui stesso storia del cinema, e senza passare dall’ Actor’s Studio. Not Bad.
“Avevo più bisogno di una maschera che di un attore e Clint Eastwood a quel tempo aveva solo due espressioni: con il cappello e senza cappello”
–Sergio Leone su Clint Eastwood
Il regista di western che non amava le pistole
Sergio Leone ha lasciato alla storia del cinema alcune delle scene di più rude violenza del genere western. Ma quello che il regista romano amava del genere era la sua teatralità, la sua impostazione drammatica semplice e classica. Non era arrivato nel West per amore dei suoi accessori, ma della tragedia greca e attraverso la mediazione di Kurosawa. Era un regista puntiglioso, che non avrebbe mai messo una sputafuoco cronologicamente o geograficamente sballata in un suo film (come purtroppo capita fin troppo spesso di vedere).
Ma al di là di questo per lui una pistola ne valeva un’altra, fondamentalmente bastava che sparasse con la cadenza giusta. Prova ne sia il fatto che la pistola più famosa della storia del cinema, la Colt Single Action Army con l’impugnatura a serprente a sonagli, non fu una sua invenzione scenica, ma un incidente dovuto alla scarsità dei soldi a disposizione.
Il serpente d’argento di Clint, un’altra leggenda per caso
Chi, come il sottoscritto, ha frequentato qualche set, conosce il livello più infimo delle produzioni: quello in cui gli attori si portano i vestiti del loro guardaroba, al massimo con qualche vaga istruzione sul tipo e il colore. I film dei cineasti in erba, magari fatti in super8, si girano così, con amici e conoscenti che si portano camicie e cappotti loro (o di altri amici e parenti).
“Per un Pugno di Dollari”, spaghetti western sperimentale, girato nell’allora economica e sottosviluppata Spagna, era più o meno a questo livello. Tanto che Clint arrivò sul set con i suoi vestiti da cowboy, e il cinturone e la pistola che usava sul set di “Rawhide”. A Leone andava bene così: non aveva chissà quali pretese armiere. Quella pistola, nel modesto telefilm, nasceva da una complicata storia che aveva per protagonista un cattivo finito ammazzato da Clint. Per sottolinearne la malvagità, e farla comprendere a un pubblico di bocca buona, la produzione gli aveva inventato una pistola con un serpente a sonagli argentato sul calcio. Una cosa un po’ da fumetto, diciamoci la verità. La sua pistola era finita a Clint, nel telefilm. E Clint se l’era tenuta e portata appresso sul set spagnolo, troppo strapelato per permettersi qualcosa di suo.
L’idea piacque a Leone, che fece mantenere il serprente a sonagli anche nei successivi capitoli della trilogia, facendolo anche trasferire su altre pistole usate da Eastwood. Come spesso avviene, le icone e le leggende nascono perché nascono, e qualcuno le sa vedere. Non per chissà quali progettualità e strategia a tavolino.
Ma parliamo delle pistole di Clint Eastwood
Eastwood è un conoscitore e amante delle armi, molto più di quanto lo sia stato Sergio Leone. Molte delle pistole e fucili di cui parleremo, alla fine delle riprese sono entrate nella sua collezione privata, benché abbiano un pedigree che forse avrebbe potuto fare alzare il sopracciglio a un credente nel western “veroamericano”. Ma parleremo di questo più avanti, prima parliamo delle armi.
La Colt Single Action Army 1873
Regina del west, amata tanto dai pionieri e dai mandriani che dovevano difendersi da briganti e assassini, quanto dai briganti e assassini stessi, senza dimenticare sceriffi e tutori dell’ordine. Tutti sparavano abbondantemente con questa pistola che aveva una caratteristica che oggi appare scontata, ma nel quarto quarto del diciannovesimo secolo era rivoluzionaria: la cartuccia metallica.
Dal 1851 Colt produceva già una pistola a sei colpi, che consentiva il volume di fuoco indispensabile in quelle terre dalla fragile legalità. Ma era una pistola ad avancarica: il tamburo andava caricato con polvere e palle colpo per colpo. Si poteva portare qualche tamburo precaricato di scorta, ma l’avancarica limitava oggettivamente il numero di colpi sparabili in breve tempo. La retrocarica e la cartuccia metallica della Colt 1873 Single Action Army, detta “Peacemaker” per la sua velocità nel sedare le controversie sarebbero state la svolta.

L’unica limitazione era rappresentava dalla singola azione. Il cane andava caricato ogni volta prima di premere il grilletto. Un vantaggio per la precisione del colpo, ma un limite per la velocità di fuoco, che i pistoleri da film e non solo (e in primis Clint Eastwood, come vediamo nel filmato del duello) avrebbero superato caricando il cane con una mano e sparando con l’altra a velocità di mitragliatrice. Azione pericolosissima, per cui vale più che per altre l’avvertenza di non cercare di farlo in proprio. Né al poligono di tiro né tantomeno altrove. Meglio lasciare queste cose a Clint Eastwood e ai film.
Anche la progenitrice ad avancarica (modificata in retrocarica per il set) avrebbe trovato il suo posto nel terzo volume della trilogia, che rappresentando una specie di antefatto, si svolge prima dell’invenzione del modello 1873.
La Volcanic Repeater
La Colt Single Action Army è la pistola regina della trilogia. Ma nel secondo film della serie “Per Qualche Dollaro in Più”, le ristrettezze economiche si erano un po’ allentante, consentendo a Leone di giocare con qualche arma un po’ più rara e speciale

E’ proprio in questo film che fa la sua (breve) apparizione un curioso marchingegno, che potremmo definire l’anello mancante tra il fucile a leva a ripetizione e la “comoda” pistola da cinturone: parliamo della Volcanic Repeater, rivoluzionario aggeggio introdotto da un’azienda affiliata a Smith & Wesson, e che per un breve tempo avrebbe conosciuto una certa fortuna, specialmente tra i tiratori sportivi, meno bisognosi di robustezza e affidabilità.
La Volcanic Repeater era un attrezzo anche troppo geniale, che superava i limiti della singola azione, ma al prezzo della complicazione meccanica e della scarsa tenuta ai gas. La sua stagione fu esaltante ma breve. La sua cartuccia non trovò fortuna in altri modelli di successo e trascinò l’azienda alla bancarotta, solo tre anni dopo l’introduzione della pistola che doveva cambiare tutto. Sic transit gloria mundi.
Sharp e Winchester “Yellow Boy”: i fucili di Clint
Anche per i fucili, che hanno un largo spazio nel terzo volume della trilogia, Il Buono, il Brutto. e il Cattivo, Leone sceglie di affidarsi al classico dei classici. Ovvero alla terne di fucili che ha fatto la storia del West: il precisissimo Sharp, apparso alla fine della guerra di secessione e che grazie alla sua accuratezza avrebbe trovò immensa fortuna tra i cacciatori di bisonti. La sua efficienza è dimostrata dalla scomparsa dei bisonti stessi.

Clint Eastwood usa uno Sharp per tranciare di netto la fune di una forca a cui è appeso un cattivo: precisione filologica.
Meno preciso sarà il colpo del Winchester Yellow Boy camuffato da Henry, attraverso la rimozione della guardamano in legno della canna. Il secondo e terzo fucile del mitico west mancano di poco il colpo. Scalfiscono soltanto la fune, anche in questo caso scelta filologica. Winchester produceva un fucile robusto, affidabile, veloce nella ricarica. Ma il suo calibro di pistola (lo stesso .45 della Colt Single Action Army) non era fatto per ottenere il massimo della precisione: l’aspirante impiccato stavolta non viene salvato.
Negli Spaghetti Western di Leone anche le armi erano italiane
Ci siamo tenuti per la fine la chicca più interessante per gli appassionati italiani di armi western (e ce ne sono molti). Le armi dei film di Leone non erano originali americani, sopravvissuti alla Frontiera, ma repliche italiane, peraltro di altissima qualità e apprezzatissime negli States.

Li realizzava a Gardone Val Trompia, Aldo Uberti, un grande specialista del settore. Per la realizzazione delle armi necessarie al vero e proprio inferno di fuoco della Trilogia, fu chiamato l’artigiano più apprezzato del settore: Edoardo Rampini. Fu lui a curare la trasformazione della arcaica Colt modello 1851 avancarica, in una più pratica retrocarica, capace di destreggiarsi sul set con maggiore efficacia. Partì da un modello in ottone realizzato da Uberti, e per il resto dovette cavarsela da solo, completamente a mano.
Un lavoro che da solo avrebbe meritato un film, e l’attenzione massima di Sergio Leone. Ma come abbiamo accennato più sopra, Leone amava più la drammaturgia del west che i suoi accessori. Mai pensò di visitare Gardone per dare istruzioni o controllare il lavoro. Edoardo Rampini, l’uomo che ha realizzato alcune delle pistole più famose della storia del cinema non ha mai conosciuto il regista che le ha fatte “recitare” come protagoniste, o quasi.
Cose che succedono, qualche volta, nel West. Un posto di gente rude che bada al sodo.Anche quando il west è tutto italiano.
Antonio Pintér (® boomerissimo.it)

