Un oggetto scomparso, compagno di avventure e fautore di discussioni quasi religiose: l’audiocassetta
Gli articoli di Boomerissimo sono frutto di una accorta pianificazione editoriale basata su sensazioni ed emozioni. Eโ molto random, non prepariamo gli articoli in base ad eventi di richiamo, le nostre urgenze sono altre.

Qualche giorno fa, tanto per fare un esempio, mi รจ capitato di pranzare in un posto carino, dove ho mangiato bene e speso il giusto (particolare non secondario) e sono stata accolta in un ambiente rilassato. No infanzia vociante e genitori disinteressati al benessere altrui, no schermi tv, ma, con mia gradita sorpresa, la musica era diffusa, ad un volume consono, da un vinile che girava su un giradischi. La signora in sala, quando il disco aveva compiuto i suoi giri, senza lโambascia di dover coprire il momento di silenzio, si avvicinava al mobile, sceglieva con cura un altro vinile e con gesti sapienti dava il via alla puntina. Per la cronaca i dischi che ho ascoltato erano Eagles e Bob Dylan, ottima compagnia, sonoritร che non stonavano affatto con la campagna padana.
Il rito
Quel gesto, quellโoggetto, รจ servito come una macchina del tempo. Mi hanno fatto ripensare al rito dellโacquisto del disco, contando i soldi e dovendo scegliere su quale investire. Quando le lire erano poche dovevi selezionare con accuratezza il vinile e sperare di non rimanerne deluso. Una volta acquisito lโagognato LP, cominciava il vero lavoro: la registrazione su cassetta. Impensabile usare il disco per le centinaia di volte che avresti ascoltato le tracce, si sarebbe distrutto.
Era un lavoro importante quello della registrazione. Controllavi quanto durava il disco e poi andavi a comprare la cassetta, 60/90/120 minuti. Personalmente preferivo le 90, ma cโerano diverse scuole di pensiero, legate anche alla qualitร . La durata delle audiocassette influiva sulla fedeltร del suono e sulla vita del supporto. Per aumentare la durata era necessario utilizzare un nastro magnetico piรน lungo, ma lo spazio interno della cassetta era sempre lo stesso. Di conseguenza, i nastri delle cassette piรน lunghe erano anche piรน sottili: nelle C60 lo spessore era di circa 15-16 micrometri, nelle C90 scendeva a 10-11 micrometri e nelle C120 arrivava a soli 9 micrometri.
Va da sรฉ che i nastri piรน sottili si rompevano o si deformavano piรน facilmente e potevano incastrarsi nei meccanismi dei registratori, con conseguente discesa dei santi del calendario. Inoltre, lo spessore scarso aveva come conseguenza un maggiore rumore di fondo e quindi minore fedeltร al suono originale.
Oltre alla durata le cassette differivano per materiale e, ovviamente, marca. Il nastro magnetico veniva realizzato con diverse formulazioni, che incidevano su qualitร e prezzo. Cโerano:
Type I (Ferro): realizzate con ossido di ferro, erano le piรน comuni ed economiche. Buone per registrazioni โda battagliaโ.
Type II (Cromo): utilizzavano biossido di cromo, che dava una migliore risposta alle alte frequenze e un suono piรน brillante. Come rovescio della medaglia erano piรน soggette a distorsione.
Type III (Ferro-cromo): combinavano le proprietร del ferro e del cromo, cercando di unire la modulabilitร del ferro con lโestensione del cromo. Richiedevano registratori specifici e non ebbero grande diffusione.
Type IV (Metal): erano il cosiddetto top di gamma, con particelle metalliche non ossidate. Offrivano la miglior qualitร audio, una dinamica superiore e una durata maggiore, ma erano anche le piรน costose e non tutti gli apparecchi erano in grado di registrare su questo tipo di cassetta.
Le musicassette erano anche una questione di โtifoโ e status sociale. Le marche piรน diffuse cโerano BASF, TDK, Philips, Scotch/3M, Fuji, Maxell e Sony.
Ognuno aveva la sua marca del cuore: chi preferiva le Sony, chi giurava sulle Maxell, chi non avrebbe registrato se non su una TDK (io), chi invece si accontentava delle piรน economiche Raks o Basf. Quando andavi a casa di amici e conoscenti, ti potevi fare unโidea del loro status economico dalle cassette che aveva.
C’erano poi le cassette usate per le playlist personali. Sceglievi un mood, un tipo di musica e facevi le “compilation”. Capitolo a parte meritano le cassette che si facevano per regalarle. In base al tenore delle canzoni che venivano registrate sul supporto si capiva se erano per amici, fidanzati o desiderata, di cui si aspettava, palpitanti, la reazione.
Lโinventore
Lโoggetto, la Compact Cassette, fu inventata nel 1962 dallโingegnere olandese Lou Ottens, che lavorava per la Philips. Il brevetto venne registrato nel 1963 e la cassetta fu presentata ufficialmente a Berlino con lo slogan โpiรน piccola di un pacchetto di sigaretteโ, una frase che oggi sarebbe impensabile per un pubblicitario.
Lโidea di Ottens era semplice ma rivoluzionaria: rendere la musica portatile, accessibile e facile da registrare. Il successo fu immediato e duraturo, si stima che siano state vendute oltre 100 miliardi di cassette in tutto il mondo. Lโingegnere, perรฒ, non รจ diventato ricco grazie alla sua invenzione. Lavorando come dipendente Philips, non beneficiรฒ direttamente dei profitti generati dalla diffusione delle cassette. Era motivato dalla passione per la tecnologia e dalla voglia di rendere la musica realmente accessibile a tutti. In diverse interviste, Ottens raccontava di considerare le sue invenzioni il risultato di un lavoro collettivo.
Il meccanismo alla base della musicassetta in sรฉ era abbastanza semplice. Si trattava di due bobine racchiuse in un involucro di plastica, su cui si avvolgeva un nastro magnetico che registrava dati audio in sequenza. Il formato era pratico, economico e versatile. Ci si poteva registrare di tutto: musica, interviste, messaggi. Il walkman, lanciato da Sony nel 1979, diede ulteriore slancio alla diffusione delle cassette, rendendo la musica davvero portatile ovunque.
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Con lโavvento dei CD, le musicassette hanno progressivamente perso terreno, fino a scomparire. Oggi le varie piattaforme forniscono musica di qualitร eccelsa, forse un poโ asettica. Noi avevamo un rapporto piรน fisico, la musica aveva una forma, un valore. Provavamo sincero dolore per il disco graffiato e ci industriavamo a riavvolgere nastri fuoriusciti con una penna o una matita. Con quelle abbiamo scritto un capitolo della nostra vita.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.itยฎ


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