Attore brillante e d’azione, Bruce Willis ha coltivato altri talenti. Per sapere come è andata basta chiedere a Bruno.
Facciamo fatica a pensare Bruce Willis chiuso nel silenzio della sua malattia, noi che lo abbiamo conosciuto come protagonista di Moonlighting, con le battute pronte e fulminanti all’indirizzo di una Cybill Shepherd luminosa nel suo fulgore.

E se il successo internazionale è arrivato grazie ad un ruolo rifiutato da tanti, quello di John McCLane in Die Hard, forse non sanno che per un po’ Willis ha coltivato il sogno di essere una rockstar. In questo si è fatto aiutare da Bruno.
Attore o cantante?
Non è stato il primo e sicuramente non sarà l’ultimo a voler completare il suo curriculum d’artista esplorando altri lidi.
In realtà il numero di coloro che è riuscito nell’impresa non è poi così alto. Ricordiamo Frank Sinatra, che partito come crooner è riuscito anche a vincere un Oscar come attore. Anche Cher ha ottenuto il riconoscimento dell’Academy per il film Stregata dalla luna. Barbra Streisand non si è accontentata recitare, ma si è cimentata anche come come regista. Elvis Presley è stato protagonista di numerosi film, ma in gran parte erano costruiti per consolidare il suo mito e, decisamente, lo preferiamo come cantante.

In tempi più recenti abbiamo assistito alle performance di Jennifer Lopez, Justin Timberlake, Lady Gaga. Ma su costoro sospendiamo il giudizio. Il tempo renderà loro giustizia pronunciando la sentenza sulle loro capacità attoriali.
Anche attori televisivi hanno provato a fare il grande salto e diventare artisti a tutto tondo. Michael Landon ha provato a sfruttare la popolarità di Bonanza per incidere dischi, ma è rimasto nel limbo dei cantanti né bravi, né terribili, così come Scott Baio, il Chachi di Happy Days, neanche di lui ricordiamo maestosi tour mondiali e frotte di fan nell’atto di strapparsi i capelli al suo passaggio.
Anche il nostro star system presenta numerosi switch attore/cantante di alcune personalità. Gli anni Settanta e Ottanta hanno visto il proliferare di film di tale Adriano Celentano, in cui il molleggiato altro non faceva che rifare sé stesso, con dubbi risultati umoristici. In seguito, Adriano ha usato lo switch per diventare profeta televisivo del celentarianesimo, dottrina basata su lunghi silenzi e altrettanto lunghi assegni per contenere le cifre del suo cachet.
Massimo Ranieri ha avuto maggiore fortuna e forse migliore talento d’attore. Un altro inossidabile degli anni Sessanta, Gianni Morandi ha mollato i freni inibitori interpretando numerose serie tv. Ma anche lui, come Elvis lo preferiamo quando va a cento all’ora.
Ma chi è Bruno?
Torniamo a Bruce Willis. Nel 1987 l’attore era già noto, reduce da Moonlighting e finanziariamente era anche messo molto bene.
Aveva firmato un contratto milionario con la Seagram per fare una serie di spot per un wine cooler. Negli spot l’attore cantava usando come microfono una ben refrigerata bottiglia di vino e nel contempo affinava le sue abilità canore. Quello che il pubblico non sapeva è che mentre esaltava le doti del wine cooler, Willis combatteva contro l’alcolismo.
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Il mondo della musica, però, lo aveva preso. Decise quindi di pubblicare un album, dal titolo The return of Bruno. Ma chi è Bruno (non Tatiana), per l’appunto? Una boutade del buon vecchio Bruce che decise di far uscire la sua magistrale opera canora con il nome di Bruno Randolini.
L’album conteneva dieci pezzi, tra blues, rock e ballads. La canzone più fortunata Respect yourself arrivò al 14° posto della classifica di Billboard.
Willis si era talmente calato nella parte da fare anche un mockumentary sul suo alias. Il film vide la partecipazione di vere e proprie leggende della storia della musica, Ringo Starr, Jon Bon Jovi, Paul Stanley dei Kiss e Sir Elton John che magnificavano il ruolo determinante di Bruno Randolini nella storia del rock. In particolare, Ringo Starr affermava che i Beatles nulla sarebbero stati senza Bruno. Il presunto documentario era farcito da numerose performance di Bruce/Bruno in cui l’artista surfava tra le varie epoche del rock con relativi cambi di parrucca e abiti. Anche il filmetto ebbe un discreto seguito, le recensioni invece furono piuttosto contraddittorie.
Quando qualcosa riesce bene, non essendo il tuo mestiere, buon senso vorrebbe che si fosse grati per come è andata e la si piantasse lì. E invece no. L’uomo vuole sempre sfidare i propri limiti e Willis, novello Ulisse, due anni dopo, nel 1989, pubblicò un secondo album, firmandolo, stavolta con il suo nome, dal titolo profetico If It Don’t Kill You, It Just Makes You Stronger (Ciò che non ti uccide ti rende più forte).
La risposta del pubblico questa volta fu tiepida tendente al freddo. Avranno pensato: aridatece Bruno!
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it


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