Prima di Netflix e della pirateria digitale c’era la “cassetta connection”: come Superclassifica Show divenne virale in tre continenti senza permesso. Un caso unico nella storia della TV italiana.
Mia madre, che penso mi conosca bene, mi ha sempre definito un rompiballe e un bastian contrario. Ho poco da eccepire se è vero, come è vero, che mi è sempre mancata l’attrazione della musica “per voi giovani” (per quanto incredibile c’era alla radio un programma con questo titolo).

Io ascoltavo Charlie Parker, Sonny Rollins, sognavo un giorno di suonarli. E nel frattempo avevo proibito a mia sorella di “contaminare” con i suoi dischi e le sue cassette di Miguel Bosé, degli Alunni del Sole e del cielo sa cosa altro, gli apparecchi su cui riproducevo il mio jazz. Poco mi interessavano i primi video musicali, ma qualche hit parade settimanale che ascoltavo facendo il bagno tra montagne biancoverdoline di schiuma di Badedas era sufficiente per dirmi che non c’era bisogno di sapere di più.
Faceva eccezione SuperClassifica Show, credo principalmente perché si trasmetteva ad ora di pranzo della domenica, quando cresceva l’attesa per il miracolo culinario che mia madre avrebbe prodotto anche questa volta. Superclassifica Show era un buon sottofondo per l’attesa, mentre si apparecchiava la tavola (compito al quale noi ragazzi eravamo destinati). La musica non mi interessava molto, ma una classifica è sempre una classifica. E poi c’era lui, il magico Supertelegattone. Lui si, era una star che persino io, uno scassapalle totale su tutto, potevo rispettare. Il gatto era favoloso, la sigla era favolosa, sempre uguale e sempre un po’ diversa, e anche quella settimana dopo settimana portava la sua minisorpresa. Maurizio Seymandi, l’uomo che aveva creato questa versione straordinariamente pop e familiare di hit parade, mi interessava meno. Onestamente, ancora adesso fatico a spiegarmi il suo successo. Eppure fu un successo universale, ben oltre i confini italiani.
Allora non lo sapevo, ma l’ho scoperto indagando i ricordi curiosi della cultura pop: quando Maurizio Seymandi saliva sul palco in Canada o in Australia e la folla lo accoglieva come una rockstar, facendogli persino baciare i bambini come si faceva con i divi dell’epoca. E fin qui va bene, succede alle rockstar. Ma Seymnandi non era una rockstar: era il conduttore italianissimo di una trasmissione italianissima, per di più agli albori della nascente TV privata italiana. Lui stesso non riusciva a crederci. La risposta dell’enigma era molto italiana ed anarchica, ma si era trasformato in una vera rete underground internazionale: la cassetta connection,
La “cassetta connection”
Per comprendere gli assurdi meccanismi di questa storia bisogna tornare al 1977, quando Superclassifica Show debuttò sulle emittenti private italiane. Occorreva dare un volto televisivo alla classifica musicale di Sorrisi e Canzoni TV, settimanale popolare da poco entrato nel gruppo Silvio Berlusconi editore: era la sua “Tv di carta”.
Berlusconi era alacremente al lavoro: stava creando una nuova realtà televisiva nazionale ma la legge italiana vietava alle emittenti private la trasmissione in diretta su scala nazionale, privilegio riservato esclusivamente alla Rai. La soluzione berlusconiana fu un colpo di genio molto caratteristico del personaggio: registrare il programma su videocassette, duplicarle e spedirle alle varie emittenti affiliate sparse per l’Italia, che l’avrebbero trasmesso in contemporanea o quasi. Un sistema legale per aggirare la legge, e che alla fine diventò fatto compiuto. Quello che nel caos e nei mal di testa politici che il fenomeno stava creando nessuno avrebbe potuto prevedere è che quelle cassette avrebbero finito per viaggiare molto lontano dall’Italia.

Era l’epoca dell’anarchia televisiva. Le emittenti private nascevano ovunque, senza soldi e con una necessità disperata di riempire palinsesti 24 ore su 24 (ghiottissimi gli orari notturni, inizialmente senza la concorrenza di mamma Rai). In questo Far West dell’etere, le piccole TV si scambiavano contenuti senza badare troppo a sottigliezze come i diritti di riproduzione: un film qui, un varietà là. In questa confusione assoluta e terribilmente difficile da controllare, anche perché ufficialmente non esisteva, alcune emittenti private italiane iniziarono a “barattare” le cassette di Superclassifica Show con programmi stranieri provenienti dal Canada e dall’Australia. Uno scambio, va da sé, completamente illegale, una violazione evidente dei diritti di trasmissione.
Ma nell’era precedente a Internet chi poteva controllare? Le videocassette attraversavano l’oceano infrattate in qualche valigia, passavano di mano in mano, finivano nei palinsesti di emittenti estere che cercavano contenuti freschi senza pagarli. Assurdo, ma nemmeno i grandi network e le case discografiche miliardarie avevano abbastanza occhi per verificare tutto. Superclassifica Show era l’ideale per questo tipo di “pirateria”: un programma fatto di musica internazionale, videoclip e una conduzione ridotta all’osso che non occorreva tradurre più di tanto. Con la sua estetica pop psichedelica, i montaggi vorticosi e la grafica coloratissima che anticipava MTV, il programma del gattone parlava un linguaggio universale fatto di ritmo e immagini. Non servivano sottotitoli per capire chi tra Madonna, Duran Duran o Michael Jackson era arrivato in cima alla classifica questa settimana.
Il gattone virale
Era un inghippo che non poteva restare nell’ombra per sempre. La rivelazione arrivò in modo del tutto casuale. “Un giorno fui chiamato per fare una serata. Dove? In Canada!” racconta divertito Seymandi in un’intervista.

Il protagonista in carne e ossa, senza saperlo, stava raggiungendo le cassette che avevano viaggiato prima di lui. E scopriva, con sua enorme sorpresa, di essere il personaggio del momento in paesi in cui non aveva mai saputo di trasmettere, quantomeno legalmente. L’imbroglio ancora allo stato nascente era venuto alla luce. Che Boomerissimo sappia, la questione non ha mai avuto conseguenze legali, al contrario di altre, molto più tardive, e molto diverse, questioni di diritti di trasmission, che hanno tenuto il fondatore di Mediaset impegnato per anni in tribunale.
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Quel programma, che era stato capace di contagiare persino me, era diventato uno dei primi casi di viralità nel mondo prima di internet (anche se non l’unico). Nessuno lo sapeva, fino al momento in cui Maurizio Seymandi e il suo show si trovarono a diventare eroi per caso, o quasi, di un mondo lontano, nel quale non sapevano di essere.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®


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