Shrek è un orco gentile. Il suo enorme successo ha insegnato ai bambini di tutto il mondo, e non solo ai bambini, che la bellezza non è una qualità estetica, o quantomeno non solo. Eppure si è lasciato dietro un enorme debito non pagato, con un uomo sfortunato.
Il contrasto drammatico tra aspetto fisico spaventoso e qualità umane è un monito per tutti a non fermarsi in superficie. A cercare nelle persone quello che sono davvero, ad apprezzarne le qualità anche quando il loro aspetto o la loro origine ci mettono istintivamente paura.

Tutto molto bello e molto giusto. Com’è inevitabile per una storia scelta in origine da Steven Spielberg, che in seguitò la passò a DreamWorks. Peccato che il cinema sia fatto da esseri umani, spesso non così gradevoli e perfetti come le storie che raccontano. Il produttore di Shrek, in particolare, Jeffrey Katzenberg, non è noto per la flessibilità e la dolcezza nel trattare i suoi affari. Come forse è inevitabile per qualcuno che deve trasformare sogni, fantasie e storie edificanti in macchine capaci di fare soldi, possibilmente a palate. Questa è l’industria del cinema, e ci si sono scontrati tipi duri come Sylvester Stallone.
L’immagine sottratta
Gli appassionati di materie hollywoodiane, come noi di Boomerissimo, sanno che le idee non nascono sotto i cavoli. Ma se il film nasce da un libro di William Steig, che è stato acquistato e i cui diritti sono stati profumatamente pagati, grazie agli incassi clamorosi del film (11 milioni di dollari, soltanto il primo giorno, se vogliamo avere un’idea dell’enormità del successo), non altrettanto si può dire dell’uomo che a Shrek ha “prestato” la faccia e, ammettiamolo, la non eccessivamente gradevole presenza fisica.

L’ispiratore di Shrek era un uomo decisamente sfortunato, affetto da una malattia che ne deformava progressivamente, e sempre più, la faccia. Una malattia che alla fine ne avrebbe causato la morte, a causa di complicazioni cardiache connesse.
In altri tempi Maurice Tillet, questo era il suo nome, sarebbe forse finito a fare l’attrazione da circo. Nell XX secolo le cose erano un po’ migliorate, e Tillet finì per fare qualcosa di molto simile, ma quantomeno guadagnando qualcosa in fama e denaro.
L’Angelo Francese del wrestling e l’acromegalia
Tillet era un robusto ragazzone nato a Pietroburgo da una famiglia francese nel 1903. Era un tempo in cui i legami tra la Russia e Parigi erano molto intensi ma la prima guerra mondiale e la rivoluzione del 1917 resero le cose incerte e pericolose per una famiglia straniera che viveva d’affari. Decisero prudentemente di riparare a Reims.
Il ragazzo era peraltro affetto da acromegalia, un disordine ormonale che produce dosi esagerate di ormone della crescita e una crescita esagerata delle estremità. Nei casi più gravi, come quello di Tillet, anche una progressiva deformazione del volto. Ma la malattia non aveva ancora iniziato a manifestarsi quando la famiglia prese la decisione di fuggire dalla Russia. Maurice era un ragazzo bellissimo, che sua mamma aveva soprannominato “angelo” proprio per il suo aspetto perfetto e innocente. Un soprannome che sarebbe col tempo diventato ironico, una sottolineatura grottesca del suo aspetto deforme.

Gli effetti della malattia cominciarono a manifestarsi verso i vent’anni, mentre Maurice si laureava. La voce profonda, l’aspetto della faccia, le mani e i piedi cominciarono a modificarsi, il suo aspetto gli impedì letteralmente di vivere una vita normale. Fu a Singapore, dove era arrivato a bordo di un sottomarino militare, dopo avere deciso di arruolarsi in marina, che Tillet incontrò la sua unica “fortuna”, attraverso l’incontro con Karl Pojello, un lottatore professionista che lo convinse che l’aspetto che gli aveva impedito di diventare avvocato avrebbe funzionato bene nel wrestling.
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Come wrestler professionista, con il nome di The French Angel, Tillet ebbe un discreto successo, mise in fila molte vittorie e lanciò persino la moda dei lottatori afflitti da acromegalia, una via al successo per chi era stato colpito da questa malattia terribile. Dopo l’angelo francese arrivarono quello svedese, quello russo e molti altri. Purtroppo la sua malattia lo uccise nel 1954. La sua fama era tale che a Chicago gli fu costruito un importante monumento. Quello che ispirò la produzione di Shrek.
Un debito mai pagato
Che Tillet sia il modello di Shrek è visibile a chiunque osservi le sue foto. E la storia è sempre abbondantemente circolata nell’ambiente del cinema.
Resta il fatto che DreamWorks non ha mai voluto riconoscere la fonte della sua ispirazione, forse nel timore che una dichiarazione del genere, in un paese denso di avvocati e dove tutti sono in causa con tutti, avrebbe finito per costare un sacco di soldi.
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Non c’è mai stato nessun riconoscimento, né economico né morale, del debito dell’ “Orco Buono” verso il suo sfortunato modello. La storia di Shrek, che ha voluto essere un esempio per tutti, almeno in questo caso non è un modello a cui ispirarsi. I debiti, morali o materiali, sarebbe sempre bene pagarli.
Antonio Pintér


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