Non cercava i riflettori, eppure ha regalato al Re del Pop il dono più raffinato, il suo silenzio d’oro
Nella mia stanza di ragazzina avevo il permesso di appendere i poster. Poster di attori e cantanti che campeggiavano tra quadri di Gesù e della Madonna che mia madre voleva fossero in ogni camera da letto. Una protezione tra le alte sfere. Ad un certo punto comparve accanto all’armadio Michael Jackson versione Off the Wall che guardava, posto sulla parete opposta, Paul Newman.

All’epoca, per quanto ne sapevo io, MJ era un ragazzo talentuoso che cantava con successo. Solo dopo sarebbe emerso quel pasticciaccio che era la sua vita.
Le donne di Michael
Un ragazzo che non ha mai vissuto una vita normale. In tour fin da bambino e sotto la disciplina ferrea del padre, non poteva crescere con le sinapsi a posto. Le sue manchevolezze erano evidenti soprattutto in ambito sociale. Difficile per qualcuno famosissimo e ricchissimo stringere rapporti sani con il prossimo. Il prossimo in questione in gran parte si avvicina ai più che famosi per godere di luce riflessa e per proprio tornaconto economico. Indurre un bisogno in una persona fragile e ricca significa poterne approfittare. I suoi rapporti con l’altro sesso non erano sani. Grandi amicizie con donne più grandi di lui, Diana Ross, Elizabeth Taylor e un matrimonio con una donna, Lisa Marie Presley, anche lei con qualche problemino legato alla fama. Chi si somiglia, si piglia, avrebbe chiosato la mia mamma.
Dopo il divorzio da Lisa Marie, MJ sposa Deborah Jeanne Rowe, che incontra nell’unico altro posto che frequenta, oltre a palchi e studi di registrazione, l’ambulatorio di un medico. Debbie non è una star e non aspira a diventarlo. Cresce in una famiglia complicata come tante. I genitori divorziano, il padre se ne va in Medio Oriente e lei si trasferisce in California intorno ai 15 anni. Si diploma alla Hollywood High School e inizia a lavorare come assistente medica in uno studio dermatologico a Beverly Hills. Niente di glamour. Niente di strano. Lo studio è quello del dottor Arnold Klein, dermatologo dei vip. Tra i pazienti, a partire dagli anni Ottanta, c’è anche Michael Jackson, che lì si cura per la vitiligine. Rowe lo incontra a metà degli anni 80. Diventano amici. Lei è una sua fan da tempo, gli tiene compagnia durante le visite. Amicizia platonica, per anni. Nel frattempo, Rowe si sposa e divorzia da Richard Edelman, un insegnante alla Hollywood High. Quando Jackson divorzia, gli rimane un’enorme paura: non diventare padre. Rowe lo sa, e si offre allo scopo.
Il matrimonio più strano del pop
I due non hanno mai avuto una relazione romantica nel senso tradizionale. Rowe ha sempre dichiarato, in sede processuale, non in un’intervista a Canale 5, di essere stata fecondata artificialmente e di non aver mai avuto rapporti sessuali con Jackson. Il matrimonio viene celebrato il 15 novembre 1996 all’hotel Sheraton on the Park di Sydney, a margine dell’HIStory World Tour. Solo 15 invitati. Testimone per lui è Anthony, suo nipote di 8 anni. La sposa è incinta di sei mesi.

La sera prima delle nozze, Jackson chiama Lisa Marie Presley per darle la notizia. Lei dà la sua benedizione. Non c’è luna di miele. Non c’è vita coniugale condivisa. La coppia, tale non lo è mai stata. Vivono in case separate e Rowe resta lontana dai riflettori, come aveva sempre fatto. Prince Michael Jackson Jr. nasce il 13 febbraio 1997. Paris Michael Katherine Jackson il 3 aprile 1998. Rowe vede il primo figlio settimane dopo il parto. I bambini vanno direttamente a Neverland, dove un’équipe di tate è già pronta. Rowe descriverà questa scelta come un dono. I patti erano chiari: lei partoriva, lui avrebbe cresciuto. Funzionale, nessun romanticismo. Nel 1999 Debbie chiede il divorzio per “differenze inconciliabili”. Il divorzio è finalizzato nell’aprile 2000. E qui cominciano i dettagli interessanti.
Il prezzo del silenzio: 8,5 milioni e un accordo blindato
MJ ottiene la custodia piena. Debbie ottiene altro: una casa a Beverly Hills, un SUV e un pagamento di circa 8,5 milioni di dollari così strutturato: 1 milione all’anno per i primi tre anni, poi 750.000 dollari annui per i sei successivi. Tutto documentato nei fascicoli del tribunale di Los Angeles, resi parzialmente pubblici nel 2003 dal sito The Smoking Gun.
Ma c’è una voce separata che vale la pena di citare. Ci sono 2 milioni di dollari in più, specificamente destinati alla firma di un accordo di riservatezza. Rowe si impegna a non parlare pubblicamente della paternità dei figli, delle condizioni mentali e fisiche di Jackson, del suo uso di farmaci, del suo comportamento sessuale o della vita dei bambini. Silenzio su tutto ciò che conta, pagato a parte. I diritti di visita vengono regolamentati in modo minuzioso: una visita ogni 45 giorni, tra le 10 e le 19, con una tata presente. Niente contatti diretti con i figli se non biglietti di auguri o viaggi programmati. Nel 2001 Rowe rinuncia volontariamente ai diritti genitoriali, sostenendo che sia nell’interesse dei bambini. Quando Jackson viene incriminato per abusi su minori (poi assolto), fa ricorso e li riottiene parzialmente. Le dispute sulla custodia si chiudono in via extragiudiziale nel 2006, con ulteriori pagamenti. Nel 2006 Jackson smette di pagare quanto dovuto: Rowe lo cita in giudizio, chiedendo 195.000 dollari di spese legali e 50.000 di mantenimento immediato. La causa si risolve. Durante il processo penale People v. Jackson, Rowe testimonia in aula descrivendolo come padre amorevole. Ma ammette anche di non aver visto né lui né i figli per diversi anni, il che non aiuta la credibilità del racconto. Dopo la morte di Michael, Katherine Jackson ottiene la tutela dei nipoti. Altre carte legali. L’ex moglie raggiunge un accordo separato, può vedere i figli alla presenza di uno psicologo pagato da entrambe le parti. Il suo avvocato Eric George conferma che non vengono accettati pagamenti aggiuntivi. Rowe chiede solo quello che le spetta.
Oppioidi come se piovesse
Il capitolo più pesante della storia di Debbie Rowe non è il divorzio. È quello che ha visto durante gli anni della loro amicizia, e che ha raccontato sotto giuramento nel 2013, nel processo civile intentato dalla famiglia Jackson contro la società di promozione concerti. Rowe lavora nello studio di Klein da oltre 18 anni al momento della morte di Jackson. Sa esattamente come funziona la dipendenza del cantante dagli oppioidi, perché ne è testimone diretta fin dall’inizio. Il problema nasce dopo l’incidente durante la pubblicità della Pepsi, nel gennaio 1984 quando Michael si ustiona il cuoio capelluto durante le riprese di uno spot. Le cicatrici richiedono una serie di interventi, l’ultimo dei quali è particolarmente doloroso. Rowe è presente in sala operatoria su richiesta esplicita di Jackson.

Da quel momento, due medici, il dermatologo Klein e il chirurgo plastico Steven Hoefflin, cominciano una triste gara su chi riesce a tenerlo più sedato. Demerol, Dilaudid, Vistaril. L’internista Allan Metzger prova a progettare una disintossicazione. Qualcun altro, durante il Dangerous World Tour, glielo somministra di nuovo. Jackson annuncia il suo ingresso in rehab nel novembre 1993. Debbie gli aveva promesso: “Ti aiuterò a superare tutto.” A Monaco di Baviera, nel 1997, durante un tour, Jackson non riesce a dormire. Due anestesisti tedeschi vengono convocati nella suite dell’hotel, trasformata in una mini-sala operatoria con monitor cardiaco. Il farmaco si chiama Diprivan, ovvero propofol, lo stesso che lo avrebbe ucciso dodici anni dopo. I medici informano il paziente dei rischi, inclusa la morte. Lui ascolta e poi chiede solo una cosa: riuscirà a dormire abbastanza per esibirsi? Questo accade per due notti. Rowe gli chiede direttamente: “Cosa succede se muori?” Lui risponde che teme l’insonnia più della morte.
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C’è anche un altro dettaglio rivelato in tribunale. Hoefflin, in almeno due occasioni, ha sedato il suo illustre paziente per un intervento alle cicatrici del naso e poi faceva nulla, mettendogli solo del nastro adesivo come se avesse operato. Spiegò a Rowe di non riuscire a trovare le cicatrici che il cantante credeva di avere. Jackson si svegliava convinto di essere stato curato.
Quando annunciano il tour This Is It, Rowe dice al suo psichiatra: “Lo faranno fuori.” Si riferiva alla società che aveva organizzato il tour. Non si sbagliava di molto. Dopo il divorzio, l’ex signora Jackson si trasferisce in un ranch dove alleva cavalli. Silenzio totale per anni. Vince una causa per diffamazione da 27.000 dollari contro chi aveva diffuso sue email private. Qualche anno dopo ha una relazione con un ex collaboratore di MJ e lotta contro un cancro al seno che fortunatamente supera. Il rapporto con i figli è rimasto asimmetrico. Con Prince è molto limitato, con Paris si è ricostituito nel tempo. Paris ne ha parlato nel 2021 a Red Table Talk con Willow Smith: “È bello conoscerla, vedere quanto siamo simili. La parola giusta per descriverla è chill.” Ha 66 anni, sembra serena. Non rilascia dichiarazioni. La storia di Debbie Rowe non ha eroi. Ma ha una protagonista che sapeva esattamente quello che stava facendo.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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