Sembra un film, invece è la storia vera di una serie di film. Sono passati molti anni, Sylvester Stallone ha dato e guadagnato molto. Ma la cosa più importante gli è stata tolta, e la rivuole indietro.
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Sylvester Stallone ci ha abituati alle grandi storie di crescita e di riscatto. Anche la sua vita è stata una storia così: plasmata da una volontà di ferro, e diventata la realizzazione di un artista che molti continuano a sottovalutare.

“Ero troppo impaziente di lavorare. Non avevo ancora capito che questo lavoro è anche un business”
–Sylvester Stallone
Sylvester Stallone ha la “colpa” di non sembrare un intellettuale. E lui stesso ha fatto molto per attirare l’attenzione del suo pubblico più sul suo lato fisico e sull’apparenza delle sue storie che su quella meravigliosa macchina da cinema che è la sua immaginazione e la sua capacità di trasformarla in storie, pagine scritte, sceneggiature. È come sceneggiatore, molto prima che come attore, che Sylvester Stallone è riuscito a sfondare, quando era così povero da non riuscire nemmeno a dar da mangiare al suo cane.
50 anni dopo: il furto di Rocky
Quella sceneggiatura, l’invenzione di Rocky e della sua parabola, drammatica e niente affatto banale, portò Stallone al suo primo successo.
Era talmente buona che non solo gli fruttò un congruo anticipo, che lo tirò fuori dalle drammatiche condizioni economiche in cui viveva. Ma gli permise di imporre se stesso come attore, un’idea che i produttori non condividevano affatto. Ma Stallone si impose: sarebbe stato così o niente. Invece che a qualche attore di maggiore richiamo (si parlò di Burt Reynolds, James Caan, persino Robert Redford), la parte fu data proprio a lui, uno sconosciuto le cui qualità erano ancora tutte da provare ma che riuscì a imporsi proprio perché la sua sceneggiatura era qualcosa a cui non era impossibile rinunciare.
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Sarebbe stato l’inizio di una infinita serie di successi, di sfide e anche di innocenti follie che sono diventate storia del cinema e lo resteranno per sempre.
La parte sì, i diritti no
Era un sogno che si realizzava, la vittoria di una lotta che poteva apparire impossibile (e forse lo era). Il film si fece, e fu l’inizio di tutto.
Ma in quelle dispute tra agenti, produttori, uffici legali il giovane, spiantato, sconosciuto Sylvester Stallone era un vaso di coccio tra vasi di ferro. Di ferro ne piegò molto, ma alcuni dettagli di quella trattativa finirono per avere un durevole effetto. Oggi, dopo cinquant’anni, uno Sly furioso ha deciso di sputare tutto fuori, in una specie di curioso omaggio funebre al suo co-produttore di quel tempo: Irwin Winkler.
“(Irwin Winkler) probabilmente il più odiato, privo di talento, decrepito produttore di Hollywood (…) parassita e vampiro (…) francamente, gli esseri più inumani che io abbia incontrato nell’intera industria del cinema”
— Sylvester Stallone
Al centro della disputa ci sono i diritti sul personaggio di Rocky, e poi di Creed e infine, pare, di Ivan Drago, del quale la famiglia di Winkler pare stia progettando una nuova saga spinoff.
Al tempo delle sue contrattazioni, Stallone fu pagato una cifra importante per la sceneggiatura, ottenne una percentuale sugli incassi. Ma il personaggio che inventò non è suo: Winkler e i suoi eredi possono farne quello che vogliono, senza nulla dovere a Stallone. La disputa si trascina da tempo ma è esplosa recentemente, Negli ultimi anni Stallone ha sperato che in un estremo gesto di riconciliazione “quello che resta” dei diritti di Rocky e di Creed fosse assegnato ai suoi figli, ma così non è stato. Irwin Winkler li ha destinati a suo figlio David Winkler, che ha appena pubblicato un libro su Hollywood, suo padre e il suo lavoro, che è stato altrettanto poco gradito dal furioso Sly.
Dopo aver dichiarato di avere letto letteralmente centinaia di libri, lo ha definito così
“di gran lunga il peggiore libro che abbia letto. Una insopportabile inutile schifezza scritta da un penoso e privo di talento David Winkler”
–Sylvester Stallone
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La disputa è certamente economica. Che Hollywood sia anche (e soprattutto) un business, Stallone lo ha ormai capito da tempo. Ma è anche una disputa artistica.
Il dolore di Sylvester Stallone per le sue creature
Stallone lamenta che Creed abbia preso una direzione troppo oscura, negativa. E lamenta che a causa di disaccordi economici sulla parte che sarebbe toccata a Irwin Winker, siano venuti a mancare almeno tre film di Rocky, secondo lui fantastici.
Invece i suoi personaggi sono stati prosciugati da una “famiglia di vampiri” che ora minaccia di fare lo stesso con Ivan Drago.
“Non puoi fare un film di Rocky solo per dare lavoro ai tuoi figli”
–Sylvester Stallone
Interrogato sulla possibilità che la sua disputa si risolva e che una quota della proprietà delle sue creature gli venga riconosciuta, anche solo per il futuro, Stallone non ha mostrato nessun ottimismo: “non succederà mai”.
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La sua vita è stata un film. A 75 anni l’attore-regista-sceneggiatore-produttore pare più determinato che mai ad arricchirlo di nuove avventure.
Ma forse questa volta il lieto fine non ci sarà
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it


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