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Louis Armstrong rapito dal suo pubblico

Louis Armstrong, la performance dadaista: quel giorno fu rapito dal suo pubblico

Non siamo abituati a pensare a Louis Armstrong come a un musicista d’avanguardia, deciso a sfidare regole e convenzioni per mettere sottosopra il suo pubblico. Eppure lo è stato, e non solo agli inizi della sua carriera. Quella sera del 1955, lasciò Copenhagen a bocca aperta.

Molti film e show televisivi hanno formato nella memoria di un pubblico un po’ distratto l’idea di Louis Armstrong pacioso intrattenitore, divertente e gigione, dedicato a prendere il suo pubblico per il verso del pelo. Non ti aspetti tensione, rottura, tantomeno rivoluzione da Louis Armstrong. Ti aspetti di essere coccolato e accarezzato da una specie di big mama che sa come trattare con i suoi bambinoni, per dargli le cose dolci e buone che si amano ricevere.

Louis Armstrong rapito dal suo pubblico
Una sera il suo pubblico lo rapì, e lui disse “basta” – Boomerissimo.it

In questa immagine di Armstrong c’ è qualcosa di vero, che Armstrong ha sapientemente coltivato negli anni della sua maturità, lavorando a Hollywood e in televisione con divertenti ruoli che non erano fatti per creare al pubblico crisi e dubbi, ma per intrattenerlo, appunto, con la grande musica e una voce che ha fondato il canto jazz (e non solo). Resta il fatto che l’idea di un Armstrong disimpegnato distributore di bastoncini di zucchero, “nero buono”, che evita il conflitto, non si schiera, non lotta, è invece totalmente sbagliata.

Louis Armstrong, quante rivoluzioni deve fare un uomo?

L’immagine nasce dalla pigrizia e da un un errore di prospettiva, che rende difficile sentire l’attualità di una scena artistica, quella degli anni’ 20, in cui Armstrong è nato. È un errore nostro sentirla come una curiosità a 78 giri e non coglierne l’attualità, la modernità e i cambiamenti radicali che Armstrong ci ha portato. È una scena fiammeggiante e turbolenta, così carica di energia da mettere in moto decenni e continenti. In quel musica moderna allo stato nascente, Armstrong porta un nuovo linguaggio: quello dell‘improvvisazione come autentica composizione istantanea.

Louis Armstrong rapito dal suo pubblico
Louis Armstrong, un rivoluzionario

Armstrong libera la tromba rendendola strumento solista e protagonista, getta alle ortiche le vestigia del “bel canto”, inventa il vocale scat e la formazione del piccolo combo jazzistico. I suoi dischi degli hot five e hot seven, per linguaggio, limpidezza, visione e modernità sono alla base di tutto quello che oggi si può chiamare jazz, e di tutto quello che dal jazz è nato o è stato influenzato.

Come se non bastasse, Armstrong è stato anche un pioniere e attivista dei diritti civili. Non ha indossato un dashiki inneggiando alla rivoluzione, non era quel tipo di persona. Ha lottato per l’uguaglianza razziale con i fatti. Nel 1936 (quando la segregazione in gran parte degli Stati Uniti era legge) rifiutò di partecipare a un tour in cui i musicisti afroamericani sarebbero stati discriminati, rompendo con il suo agente. Un passo temerario, in quel luogo e in quel tempo, che si incastona in una vita di attivismo, marce, prese di posizione e raccolte fondi. Col sorriso, come era costume di Satchmo. Ma senza mai cedere un passo.

Quella notte pazzesca a Copenhagen

È a questo Armstrong che bisogna pensare tornando con la memoria a quella notte di Copenhagen del 1955. In Europa, il rock and roll è ancora di là da venire. I tuoni del jazz del dopoguerra si sentono ancora solo in lontananza.

Louis Armstring, Willie “The Lion Smmith” e Count Basie – Boomerissimo.it

Louis Armstrong è la star di un jazz in cui l’Europa cerca il suo rinnovamento. Ha alle spalle i successi che ne hanno fatto l’indiscusso numero uno, è la voce del nuovo mondo. Senza smettere di essere profondamente jazzista, è diventato anche un’ icona pop, con brani leggendari come “Stardust” e “What a Wonderful World”, “Hello Dolly” e con le sue apparizioni al cinema e in tv. Il 17 marzo 1955 in un rinnovato Tivoli Gardens, tutta la Danimarca lo aspetta, per esserne illuminata. Ma il concerto non va del tutto liscio.

Troppa pressione, troppa attesa, tecnologie di amplificazione ancora primitive rischiano di mandare in fumo uno dei primi megaconcerti popolari in Europa, ci sono difficoltà di comunicazione con il pubblico. Ma c’è anche un Louis Armstrong in forma smagliante, con tutta la sua band: pezzo dopo pezzo superano i problemi, creano con la loro audience la corrente magnetica degli eventi irripetibili, e alla fine trionfano, sopra ogni difficoltà. Il pubblico è entusiasta, in totale delirio, e una volta catturato, cattura il suo eroe e sembra non volerlo lasciare mai più.

Un gesto che cambiò la storia del jazz

Il pubblico chiede bis, e poi ancora bis, e Armstrong torna a suonare. ancora e ancora. Cerca di concludere il suo concerto, ma il pubblico non glielo vuole permettere e seguita ad acclamarlo. Il grande artista e la sua band sono quasi ostaggi dell’entusiasmo, finché Armstrong si ritira un’ultima volta dietro le quinte, senza però riuscire a convincere il pubblico che è ora di tornare casa. Per farlo ricorrerà a un gesto estremo. Ormai esausto, desideroso di tornare in albergo ma deciso a dare un’ultimo colpo di genio a quel pubblico che lo adora, in camerino si spoglia dello smoking e dello sparato che ha indossato fino a quel momento. Indossa un accappatoio da doccia e torna sul palco così, con la sua tromba ma vestito di spugna a strisce.

Copenhagen 1955: Louis Armstrong torna sul palco in accappatoio – Boomerissimo.it

Il pubblico lo acclama di nuovo ma finalmente comprende che la serata, per quanto splendida, è finita. Quella serata leggendaria cambierà per sempre Copenhagen, che si innamora del jazz in modo perduto, e in pochi anni ne diventerà una capitale mondiale.

Ancora pochi anni e diventerà il rifugio di Kenny Clarke, di Dexter Gordon, di Kenny Drew, e di un mondo meraviglioso che ne fa la Manhattan del mare del Nord, un luogo in cui i musicisti di jazz sono finalmente acclamati e rispettati come meritano. Un luogo spesso amato più di una difficile ed arcigna patria americana, dove il genio è considerato scontato.

Antonio Pintér

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