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Louis Armstrong

Jazz vs rock 2-0. La vittoria di Louis Armstrong

Una lotta impari, soprattutto per i numeri messi in campo. Ma per due volte la corazzata Beatles è stata affondata dal siluro Armstrong.

Non è una guerra a chi sia il migliore. Le sfide a colpi di fioretto o sciabola, non ci interessano, sono materia per Facebook, a noi interessa raccontare storie. Questa è una di quelle gustose, singolari, magari dimenticate.

Louis Armstrong
Armstrong vince sui Beatles – Boomerissimo.it

E se in questi giorni Billboard mette in copertina Lazza, noi facciamo un salto all’indietro quando la medesima rivista sanciva la vittoria di Louis Armstrong su un gruppetto di giovani capelloni di Liverpool, i Beatles.

Siamo vecchi?

La domanda nasce spontanea, come diceva qualcuno. Siamo noi boomer troppo vecchi per apprezzare nuovi stili, moderne sonorità, allettanti voci in autotune? Non esiste una risposta definitiva.

Vecchi rock
Vecchi rock – Boomerissimo.it

Credo fermamente che molto di quanto ci venga proposto come assolutamente divino (musicalmente parlando) a noi vecchi sappia di già sentito. Vero è che le note sono sette e per quanto si possano mescolare il rischio di produrre qualcosa, anche involontariamente, che somigli ad altro è dietro l’angolo.

Non faccio esempi se non uno: i Greta Van Fleet. Personalmente mi irritano e se di musica capisco poco, mi da’ noia il modo in cui pescano a piene mani non solo nelle sonorità altrui, ma anche nel modo di porsi al pubblico. Ok, ora mi taccio e offro il costato a chi ne capisce e a chi pensa di capirne.

È una questione di corsi e ricorsi storici probabilmente, nulla si crea e nulla si distrugge, ma chi lo ha fatto prima, solo per il fatto di essere arrivato in anticipo ha qualche oncia di credibilità in più.

Ma esiste anche una ragione scientifica legata alla chimica del nostro cervello puberale. La musica suscita emozioni che mettono in moto la corteccia parietale e prefrontale (che si sviluppa fino a venticinque anni) e rilasciano ormoni del piacere quali ossitocina, serotonina e dopamina. Spiegato l’arcano.

Armstrong vs Beatles

Non si tratta di una questione astratta, non è Maradona contro Pelè o Tyson contro Ali. Armstrong e i Fab Four si sono realmente affrontati numeri alla mano, nelle chart dei ruggenti anni Sessanta. Non parliamo di greatest hits usciti puntualmente alla morte dell’artista, la tempistica li vedeva vivi e vitali nel momento in cui pubblicavano roba nuova.

I Beatles nel 1964 – Boomerissimo.it

Nel 1964 il gruppo di Liverpool era in tour negli Stati Uniti, una vera apoteosi. Qualcosa di paragonabile solo al successo di Elvis. Ma Presley era americano, i Beatles no.

In aprile la band aveva nella classifica di Billboard “cinque singoli cinque, siore e siori” nelle prime posizioni. In ordine: n° 1: “Can’t Buy Me Love”, n° 2: “Twist And Shout”, n° 3: “She Loves You”, n° 4: “I Want To Hold Your Hand“, n° 5: “Please Please Me”.

Praticamente “cappotto”. Al resto del mondo musicale erano rimaste le briciole. Riuscire a scalzarli dalla prima posizione era impresa durissima, roba da armate corazzate, flotte inaffondabili, bombe al neutrone.

Louis Armstrong, eterno number one – Boomerissimo.it

Un’azione che potevano compiere forse i Beach Boys, magari i Rolling Stones o le Supremes. E invece no, colui che mise lo sgambetto ai Fab Four fu un signore di oltre sessant’anni, nipote di schiavi, con una “satchel mouth”, attivo dai tempi del ragtime, Mr. Louis Armstrong.

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Nel 1963 Pops aveva inciso in versione jazz, una canzone per l’omonimo musical di Broadway Hello, Dolly!

Quella versione doveva servire a promuovere lo spettacolo, invece scalò le classifiche interrompendo lo strapotere dei Beatles. Questo fece del musicista jazz il più anziano artista ad arrivare al numero uno di Billboard. Ma non fu un fuoco di paglia, con quel brano vinse anche un disco d’oro e come accessori il Grammy Award come canzone dell’anno e un altro come miglior performance vocale maschile. Quando nel 1969 venne tratto il film da quel musical, Louis Armstrong entrò nel cast ed eseguì il brano con la protagonista, Barbra Streisand. E’ tutto? Assolutamente no.

Louis Armstrong e Barbra Streisand cantano Hello Dolly – Boomerissimo.it

Nel 1968 Satchmo perpetuò l’impresa battendo nuovamente i Beatles, ma questa volta a casa loro, arrivando al primo posto della classifica britannica. Quello che era cambiato era il singolo, questa volta si trattava di una delle sue hit più note, una di quelle canzoni che conoscono anche i sassi, What a wonderful world. Anche in questo caso vinse lo scettro di più anziano detentore del primo posto.

Di certo non è Armstrong il protagonista di When I’m sixty-four.

Antonietta Terraglia copyright Boomerissimo.it

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