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Duke Ellington Natale

Duke Ellington: l’uomo per cui il Natale non finiva mai

“I love you madly” era una specie di sigla dell’uomo Duke Ellington, e del suo rapporto con il pubblico. Era un amore vero, fuori dagli schemi, che si rifletteva anche nel suo curiosissimo modo di mandare gli auguri di Natale

Se avevi avuto la fortuna di conoscere Duke Ellington, quel grande uomo che è passato attraverso il jazz rimanendo unico, inimitato e inimitabile, e soprattutto rimanendo se stesso, potevano succederti cose strane. 

Duke Ellington Natale
Duke Ellington Christmas – Boomerissimo.it

Se avevi conosciuto Duke Ellington, e in qualche modo lui era riuscito a mettere le mani sul tuo indirizzo, c’erano altissime probabilità che tu fossi entrato nella sua mailing list personale. 

E che un giorno qualsiasi dell’anno, non importa se fosse aprile, il solleone d’agosto, o metà gennaio, tu aprissi la tua casella della posta e ci trovassi una cartolina di Natale.

Le mandava quando gli veniva voglia, senza nessun riguardo per il calendario, come un bambino che non vuole aspettare per aprire i regali. Joe Delaney, il cronista del Las Vegas Sun ricordava sempre come lui e Duke si scambiassero auguri ogni anno. Ma quelli di Delaney arrivavano puntuali a metà dicembre, quelli di Duke… beh, quando lo spirito lo ispirava.

E non si trattava di pochi biglietti spediti qua e là. Ellington aveva una lista lunghissima di destinatari. Non si affidava a segretarie o peggio, come fanno molti oggi, alla lista precotta dei destinatari, custodita nel proprio telefono. No. Duke scriveva personalmente ogni messaggio, magari tra un concerto e l’altro o durante i suoi viaggi. 

Duke Ellington Natale
1955, Duke Ellington e la sua band (Library of Congress) – Boomerissimo.it

La vita di un bandleader è piena di trasferimenti in bus, in treno, in aereo, di soste e di sale di attesa. Erano questi i momenti preferiti di Duke Ellington per estrarre la sua penna e scrivere le sue cartoline natalizie. Dopo anni e anni di questa stranezza suoi amici non si stupivano più di ricevere auguri di Natale nei momenti più inaspettati, quando il pensiero del panettone e dello zampone era lontantissimo.

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L’arrivo di una cartolina del Duca era solo in apparenza una espressione della sua tranquilla eccentricità, un piccolo momento adatto a una commedia surreale. C’era, nella passione di Ellington per la scrittura di quei biglietti natalizi qualcosa di profondamente autentico

“I love you madly” non era per lui una semplice sigletta da concerto. 

“I love you madly”

Per Ellington c’era nel contatto con il suo pubblico, e ancor più con la corte dei suoi conoscenti e ammiratori, qualcosa di profondamente imparentato con l’amore. Amore incarnato, fisico, per il quale Duke ha sempre avuto un debole. 

“Forse 30 anni fa ero abituato a pensare “Suono per me stesso, è il mio modo di esprimermi”. Ed effettivamente un artista deve piacere innanzitutto a se stesso. 
Ma quando succede che a qualcuno piaccia davvero quello che stai facendo, questo ti porta in uno stato di unione profonda. È la cosa più vicina che ci sia al sesso. Perché la gente non si concede mai l’uno all’altro, a meno che senta che questo è davvero il momento per farlo”
–Duke Ellington

Per Duke Ellington quelle cartoline di Natale avevano poco a che fare con la coreografia stereotipata, e con l’inevitabilità dettata dal calendario. Erano un’espressione dell’amore personale, intimo, che univa lui, il Duca, a tutti quelli che lo amavano. Un amore intenso, vero, elettrico, e quindi imprevedibile.  Quando la scintilla scoccava, scoccava. E quella del Duca scattava frequentissimamente, non solo in senso metaforico.

Duke Ellington Natale
Duke Ellington: “anatomia di un omicidio” (John Irving, Flickr) – Boomerissimo.it

L’inaspettato, l’orrore per la noia e per la ripetizione erano il suo specifico anche nella musica. Chi ha suonato in orchestra (anche a livelli dilettanteschi, come capita a me). Sa quanto oliare il meccanismo della performance possa essere faticoso e ripetitivo

A forza di provare e riprovare, passare da un arrangiamento all’altro, da una parte all’altra, le cose devono diventare automatiche, meccaniche. Non si può sbagliare quando si suona in 12 una parte già scritta. La precisione viene inculcata con la ripetizione e con lo spiazzamento, anche sadico. 

A forza di addestrarli in questo modo, gli orchestrali di Fletcher Henderson erano stati soprannominati “i cani ammaestrati” potevano fare tutto, anche le cose più sorprendenti, e dovevano farlo con precisione assoluta, ad un cenno di sopracciglio del loro leader.

Tutto quello che volete su come suonava dal vivo l’orchestra di Duke Ellington – Boomerissimo.it

Tutto il contrario era l’orchestra di Ellington. Una confraternita di geni così intimamente legati, e che avevano suonato così a lungo insieme, da avere pochissimo bisogno di esprimersi come individui. La loro disciplina era dubbia. A volte i concerti iniziano che l’orchestra non era nemmeno tutta seduta insieme. Qualcuno arrivava man mano, qualcuno non si faceva vedere proprio. Ma quello che esprimevano era puro Ellington, e non lo facevano mai due volte allo stesso modo. 

Se c’era una cosa che il Duca odiava erano gli arrangiamenti chiusi, i finali preparati. Incitava i suoi musicisti a sorprenderlo. Ogni pezzo aveva un finale aperto, che poteva tirare da una parte o dall’altra. Che poteva riuscire un capolavoro, o talvolta inciampare in una mezza cacofonia. Ma era tutto Ellington. Era tutto pensato, scritto, progettato, colorato con cura. Era tutto, sempre, diverso. 

L’amore di Ellington era omnicomprensivo, cangiante e personale. E così era quello che esprimeva per Natale. Un Natale che per lui non finiva mai. Una forza che doveva fluire liberamente, come la musica che lo univa al suo pubblico e ai suoi infiniti ammiratori. 

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Non sapevi mai cosa ti avrebbe portato una sera con Duke Ellington. Non potevi sapere che giorno sarebbe arrivata la sua cartolina di Natale. 

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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