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Duke Ellington Cartier

Il Cartier del Duca, un Tank à Guichets col senso dello swing

Nel 1928 Duke Ellington stava cambiando il mondo con un nuovo strano ritmo jazz. Cartier, nello stesso anno, inventava uno degli orologi più strani e “swing” della sua storia. Si sono incontrati al polso del jazzista più elegante del Novecento.

Non c’è nulla di difficile nel jazz di Ellington, eppure un fanatico come me ci ha messo del tempo a digerirlo. A rompere il ghiaccio fu un disco del 1928, inciso quando Duke Ellington aveva solo trent’anni e stava vivendo il momento più decisivo della sua carriera. Da poco più di un anno, dal 4 dicembre 1927, la sua orchestra nera (era un tempo in cui i colori erano importanti) stava conquistando New York dal Cotton Club di Harlem. Un locale alla moda, che allineava limousine, clienti col cilindro, donne in lungo, diademi di diamanti. Il Duca non è ancora la leggenda internazionale che diventerà, ma è un fenomeno americano e la nuova moda della città che non dorme mai. 

Duke Ellington Cartier
Duke Ellington e il suo orologio – Boomerissimo.it

La scenografia pseudo-tribale, o meglio da film di Tarzan,  del club ispira quello che la critica chiamerà “jungle style”: growl di tromba, effetti wah-wah, atmosfere esotiche. Le trasmissioni radiofoniche dal Cotton Club sono i primi broadcast nazionali di una jazz band nera, e portano la musica di Ellington a un pubblico di milioni di ascoltatori. Al Cotton Club si balla, si beve, si salta.Ed è in questo stesso anno che al polso di Ellington compare il Cartier Tank à Guichets. Un orologio non meno rivoluzionario di quella musica che viene da lontano, e che fa “saltare” le ore come nessun orologio ha mai fatto prima. E lo fa con esattezza implacabile, ma lo fa in modo elegante, quasi discreto. Due modi diversi di misurare il tempo che, in quel 1928, sembrano parlarsi.

Il Tank à Guichets Cartier

“Tank con le finestrine”, per dirla in un idioma più familiare, è in quel momento una delle deviazioni più radicali dal modo convenzionale di leggere l’ora. Dopo l’orologio carrarmato e il braccialetto pantera, un altro scossone Cartier al mondo dell’extralusso. Addio quadrante e lancette: nel rivoluzionario segnatempo ci sono solo due aperture nel metallo spazzolato. In quella superiore le ore apparivano come cifre su un disco rotante, saltando di scatto ogni sessanta minuti. In quella inferiore, a forma di ventaglio, scorrevano i minuti.

Duke Ellington Cartier
Duke Ellington e Cartier – Boomerissimo.it

L’idea era nata dall’inseguimento ossessivo di Louis Cartier per la velocità della vita moderna:  in mezzo a treni e automobili elocissimi  che cambiavano i ritmi quotidiani, leggere l’ora doveva diventare più rapido, più tecnico, più nuovo. Il risultato fu ovviamente paradossale: un oggetto apparentemente minimalista che nascondeva all’interno una meccanica complicatissima, da incubo. Ma il risultato era quello che contava: le ore non scivolavano più, saltavano. Click. Tum Tum. La rivoluzione era fatta. Il Tank à Guichets non era e non poteva essere un modello di serie. Era  un oggetto creato su ordinazione, per una clientela extra facoltosa (più facoltosa della normale clientela Cartier, e non è dire poco). Un capolavoro quasi teorico, la cui produzione anche episodica cessò del tutto nel corso degli anni Trenta. In tutto non ne vennero prodotti più di una ventina di esemplari. Era un esperimento, più che un orologio, forse il più coraggioso di tutta la già singolare storia del Tank.

La foto del 1930

C’è una foto, scattata intorno al 1930, che circola e periodicamente riemerge tra gli appassionati di orologi e di jazz. Ellington in smoking, polso sinistro ben visibile, e lì  riconoscibilissimo (almeno se sai cosa vedere) il Tank à Guichets. Era la dichiarazione Art Déco più rivoluzionaria che Cartier avesse mai firmato, e sceglierlo, come abbiamo visto, era una scelta che richiedeva coraggio, molti soldi e buoni contatti a Parigi. Per un musicista nero di successo, per l’uomo che portava nella giungla l’upper class di Manhattan, in un’epoca in cui ogni accessorio era una dichiarazione di status e un manifesto ideologico, quel Cartier, proprio quello, diceva a chi capiva tutto quello che era necessario sapere. Agli altri non diceva nulla, com’è normale e persino giusto che sia. 

Duke Ellington Cartier
Un Cartier da Cotton Club – Boomerissimo.it

Il Duca, nero e aristocratico e la sua rivoluzione dai ritmi di giungla non aveva scelto un semplice oggetto di lusso, ma un’idea. E nessuno ha mai potuta dimenticarla, benché pochi ne siano mai venuti a contatto (per non parlare della dozzina che l’ha portata al polso). Era un orologio col ritmo giusto per un mondo nuovo. Per una rivoluzione tecnica e sociale che procedeva a balzi e ruggiti.  Gli esemplari originali sopravvissuti si contano sulle dita di una mano. Nel corso dei decenni Cartier è tornata su questo modello con molta avarizia: nel 1997 per i centocinquant’anni della maison, poi nel 2006 con una serie limitata di cento pezzi in oro rosa per la Collection Privée Cartier Paris. Quest’anno, a Watches & Wonders 2025, il Tank à Guichets è tornato nella collezione Cartier Privé con un calibro 9755MC a carica manuale che replica la stessa combinazione del 1928 (ore a salto e minuti trascinati)  portata agli standard contemporanei di precisione. È disponibile in oro giallo, oro rosa e platino, con lo stesso schema dell’originale: ore a ore 12, minuti a ore 6. Ignoriamo il prezzo, ma non è così importante in un mondo in cui c’è qualche carenza di Duke Ellington, e un po’ di eccesso di buzzurri con un giacimento di bitcoin nel telefono e la macchina sportiva (elettrica) dipinta in rosa fenicottero perlato.

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Quei 20 Tank à Guichets Cartier restano la testimonianza di un mondo che poteva essere e non è certo sia stato. Di un progresso che si è fermato un po’ troppo spesso, molto più spesso di quanto un orologio di quel lignaggio possa permettersi.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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