x

Il meglio, il peggio, il curioso degli anni 80 (e oltre)

Pubblica un Guest Post sponsorizzato con Boomerissimo.it®


TUTTI GLI ARTICOLI
Boom age / News/ PODCAST / Sport / Style / TV e spettacolo /
Tolkien lettere di Natale

J.R.R. Tolkien, le lettere: era lui il vero Babbo Natale?

Non erano solo orchi e elfi. Dalla produzione letteraria di J.R.R. Tolkien emerge una tradizione durata 23 anni, che rivela un lato sorprendente dello scrittore del “Signore degli Anelli”

Scrivere letterine natalizie è un compito che molti del lettori di Boomerissimo hanno sicuramente intrapreso. A decine di anni di distanza, rileggerle rivela lati della personalità che momenti meno stressanti, e meno carichi di attese, hanno sempre aiutato a tenere celati. 

Tolkien lettere di Natale
J.R.R. Tolkien con il suo amico Babbo Natale – Boomerissimo.it

Rileggere quelle delle mie sorelle, in particolare, è molto divertente. Non mi addentrerò troppo nelle considerazioni che mi suscita una certa attitudine mercantile, che privilegia il do-ut-des rispetto alla pura espressione di bontà. Quello che rivelano le lettere mie, invece, lo lascio dire o pensare a loro…Ad ogni modo resta il fatto che molti di noi di lettere a Babbo Natale ne hanno scritte in quantità. Pochi di noi, però, ne hanno ricevute da lui.  Già. Che razza di bambino bisogna essere per essere onorati dal privilegio di vedere bussare il postino, recante una missiva che proviene dal Polo Nord, e precisamente dal barbuto e non sempre troppo affabile destinatario dei nostri sogni dicembrini? Occorre essere dei ragazzi particolarmene fortunati, privilegiati. Occorre avere un genitore come J.R.R. Tolkien, uno scrittore che non è mai riuscito a interessarmi con il suo fantasy torrenziale. Ma che ha incatenato ai suoi mattoni generazioni di lettori.  E soprattutto è riuscito nell’impresa più difficile per un genitore: rubare l’attenzione dei propri figli, e farli pendere dalle proprie labbra. O nel suo caso dalle sue lettere, firmate Babbo Natale.

Due decenni di epistolario dal Polo Nord

Per ben ventitré anni, ogni dicembre, ognuno dei piccoli Tolkien ha ricevuto una lettera speciale che arrivava dritta dal Polo Nord. Non erano le solite cartoline di Natale (nemmeno quelle strampalate di Duke Ellington), ma piccoli capolavori pieni di disegni colorati e racconti magici. Dietro quelle lettere si nascondeva un segreto che ci fa capire molto del papà che le scriveva.

Dalle lettere di Babbo Natale di Tolkien – Boomerissimo.it

Un uomo di cui personalmente non ho mai capito la grandezza (se si escludono le meravigliose pipe che fumava, e che gli ho sempre invidiato). Ma che i suoi figli stavano cominciando ad apprezzare, ancora senza sapero. Tutto cominciò nel 1920. Il piccolo John, che aveva solo tre anni, trovò nella cassetta delle lettere un messaggio piuttosto singolare. Già è strano che un bambino di tre anni riceva posta, ma quella era una busta con un francobollo disegnato a mano che costava “2 baci”. Aperta la busta, era emerso il disegno di un signore con una lunga barba bianca e un mantello rosso che camminava nella neve. Accanto a lui, tra gli abeti innevati, si vedeva una casetta rotonda. Sotto il disegno c’erano due parole semplici: “Io” e “La mia casa”. E si può ragionare all’infinito sulle capacità professionali di chi ha concepito capolavori per la prima infanzia come i Teletubbies, un racconto dove il minimalismo raggiunge livelli estremi. Ma forse non così estremi, e non così efficaci come “Io” e “La mia casa”, firmato Babbo Natale.  Che si apprezzi o no il genio di Tolkien, chiunque può convenire sul fatto che conosceva il suo pubblico, e non era un fesso. 

Un mondo magico prende vita

Quella prima lettera fu solo l’inizio. Per ventitré anni, ogni Natale portò a casa Tolkien un nuovo pezzetto dal Polo Nord. Un’opera in divenire, che cresceva e si arricchiva di stagione in stagione, adattandosi alle mutate capacità e aspettative dei piccoli (e poi cresciutelli) “spettatori”.  I bambini impararono a conoscere tutti i personaggi: Babbo Natale era il protagonista, ma un’altra star importantissima era l‘Orso Polare del Nord, un aiutante pasticcione che combinava un guaio dopo l’altro. Le lettere erano piccoli quadri in miniatura. E persino chi non nutre un’affezione particolarmente intensa per i mondi dei nanetti con i piedoni può ammirare la ricchezza della fantasia che si agitava dentro un personaggio che non si può che definire strardinario. 

Ti piace Boomerissimo? Sostienilo con una piccola donazione a questo link

Tolkien disegnava scenette buffe, piene di affetto e di ingenuo ma raffinato umorismo: renne che volavano nel cielo di Oxford come aquiloni magici, la grotta di Babbo Natale che brillava nel buio come una cattedrale di ghiaccio. A volte raccontava anche storie più movimentate, e più imparentata con la sua celebre saga: assalti di goblin al laboratorio dei giocattoli, che rischiavanoi di mettere a rischio tutta la magia, che anche un bambino di Tolkien, tutto sommato, continuava ad aspettarsi per Natale.  I piccoli Tolkien vivevano il Natale come una lunga caccia al tesoro che durava dodici mesi. Un calendario dell’avvento straordinariamente espanso, e in forma postale. Il filone più spassoso erano i messaggi dell’Orso Polare, scritti con una calligrafia tremolante. Una volta si scusò così:“Scusate la scrittura grossa. Ho una zampa grassa”. 

Un laboratorio creativo

Tolkien non si limitava a usare le solite storie di Natale. Certo, c’erano gli elfi, le renne e il Polo Nord, ma aggiungeva anche elementi della sua fantasia. Si inventò gli Elfi della Neve, gli Elfi Rossi e inventò persino un alfabeto speciale dei goblin che i bambini dovevano decifrare.

L’ultima lettera di Babbo Natale – Boomerissimo.it

In queste lettere, anno dopo anno stavano prendendo forma le prime idee di quello che sarebbe diventato il mondo del “Signore degli Anelli”. il segretario di Babbo Natale scriveva usando una scrittura simile all’elvico tengwar di Tolkien. E il modo di parlare dell’Orso Polare, chiamato dialetto “Artico”, prendeva spunto dal finlandese, una lingua che Tolkien usò come base per il Quenya, la lingua degli elfi. Le lettere non erano più solo un gioco. Stavano diventando un regalo che Tolkien faceva a se stesso per sperimentare con la narrazione, con la creazione di personaggi e la costruzione di mondi fantastici. Erano le prove generali per i suoi grandi romanzi, molto prima che “Il Signore degli Anelli” fosse pubblicato. Prove che avevano i suoi figli come pubblico. Come diremmo oggi, noi uomini del marketing e della comunicazione, Tolkien aveva trasformato la sua famiglia in un focus group.  Dalle reazioni, dalle risate, dallo sguardo rapito, sapendolo o non sapendolo, Tolkien stava prendendo spunti per organizzare il suo capolavoro. Quello che gli avrebbe dato la fama sempiterna. 

Un regalo che dura nel tempo

Nel 1943, 23 anni dopo la prima missiva col francobollo da “due baci” Tolkien scrisse l’ultima lettera di Babbo Natale alla sua figlia più piccola, Priscilla. Era un periodo difficile, con la guerra in corso, ma il messaggio finale era pieno di speranza: “Sono ancora vivo e vegeto, e tornerò presto, allegro come sempre”.

Tolkien lettere Babbo Natale
J.R.R. Tolkien, a colloquio col suo amico Babbo Natale – Boomerissimo.it

Le lettere non sono mai state pubblicate. Per Tokien erano una cosa troppo privata, importante e seria. Solo dopo la sua morte sono state raccolte con il titolo “Lettere da Babbo Natale”. Sono una testimonianza molto interessante. Ognuno di noi puoi rispecchiarcisi e vedere le differenze tra quello che è stato l’approccio al Natale della sua famiglia, e quello folle e visionario che uno come J.R.R. era riuscito a mettere in modo e, forse ancora più ammirabilmente, tenere in piedi per ben 23 anni, cambiando tono, tattiche, strategie, con un “focus group” che cresceva, si evolveva, non andava mai annoiato. Personalmente, più che la mia famiglia, che non ha mai curato più di tanto lo storytelling natalizio, in questa saga natalizia ritrovo me stesso alle prese con clienti e consulenti che hanno sempre fatto fatica a capire che le storie più belle e più importanti sono quelle che durano e che non cambiano (perlomeno non cambiano più di tanto).  È questa noia per il proprio racconto che ha ucciso molte campagne pubblicitarie, e di conseguenza molti prodotti. Babbo Natale, quantomeno da queste cose, ti mette al sicuro. È una storia che qualunque bambino vuole sentirsi raccontare all’infinito. A merito di Tolkien va il fatto di averlo fatto per 23 anni, con dei ragazzi che nel frattempo erano diventati più che cresciutelli. Chapeau: è più di quanto siano riusciti a fare persino i geni assoluti che hanno creato Calimero o l’ippopotamo Pippo, che hanno cavalcato le scene per lunghi, lunghissimi anni.

Era lui Babbo Natale – Boomerissimo.it®

Ti piace Boomerissimo? Sostienilo con una piccola donazione a questo link

Si capisce che uno che è riuscito a tenere incatenati dei venticinquenni alla storia di Babbo Natale, sia ancora in cima alla lista dei best seller con la storia per me insulsa, ma per altri magica, della Terra di Mezzo.  Come del resto ogni artista, Tolkien non era un uomo che sapesse parlare a tutti i pubblici. Ma aveva il dono più importante: aveva imparato a conoscere, e a comunicare, con il suo.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

PUBBLICA UN GUEST POST SU BOOMERISSIMO.IT®

Rispondi

Comments (

0

)

Translate »

Scopri di più da Boomerissimo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere