x

Il meglio, il peggio, il curioso degli anni 80 (e oltre)

Sostieni Boomerissimo con una donazione e sottoscrivi la nostra newletter per non perderti nemmeno un aggiornamento


TUTTI GLI ARTICOLI
Boom age / News/ PODCAST / Sport / Style / TV e spettacolo /
Tolkien e i Beatles

Il Signore degli Anelli tra Beatles e Kubrick: l’incubo di Tolkien

I Beatles hanno realizzato molti sogni, ma non sono mai riusciti a conquistare la terra di mezzo 

Il genere fantasy non è al primo posto nella mia personale classifica. I film li guardo, qualcuno mi piace, altri no.

Tolkien e i Beatles
Tolkien e i Beatles – Boomerissimo.it

So che esiste un’audience di fan sfegatati del genere pronta a linciare chiunque non condivida la loro inclinazione. Ne so qualcosa. Quando ho osato scrivere qualcosa contro Il signore degli anelli sono stata oggetto di insulti. Ma il mondo è bello perché è avariato. Sono allergica ai film troppo lunghi, quindi una volta vista la trilogia, penso di aver assolto al mio dovere. A mai più. Certo, magari se il progetto lo avessero portato avanti i Beatles, lo avrei visto con maggiore divertimento, anche solo per vedere John vestito nei pochi panni di Gollum.

Un tentativo quasi dimenticato

Nel 1968 i Fab Four erano freschi del successo di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, ma tra di loro erano divisi e in cerca di direzione. Le crepe nell’unità del gruppo iniziavano a diventare visibili. In questo momento di ricerca spirituale i quattro si trasferirono all’ashram del Maharishi Mahesh Yogi a Rishikesh, una cittadina sul Gange nell’India settentrionale. L’obiettivo ufficiale era la meditazione trascendentale; il risultato, sarebbe stato il White Album.

John Lennon Yoko Ono non è musica
I Beatles alla fine degli anni Sessanta – Boomerissimo.it

Mentre John, Paul, George e Ringo si immergevano nella vita ashram, lezioni di meditazione, diete vegetariane, letture spirituali, Denis O’Dell, il produttore che aveva lavorato con loro in A Hard Day’s Night e Help! e a capo della Apple Films ebbe un’idea. Sapeva che i Beatles dovevano ancora onorare un contratto di tre film con la United Artists. Due erano stati fatti e ora mancava l’ultimo. Continuavano a rifiutare sceneggiature. Era chiaro che il format musicale-commedia non poteva più funzionare per una band che aveva ormai superato l’era dei fan urlanti. O’Dell inviò loro i tre volumi del Signore degli Anelli di Tolkien a Rishikesh, non tutti e quattro, ma uno per John, uno per Paul e uno per George. Del resto tempo per leggere ne avevano. Ringo, sempre un po’ marginalizzato dai processi creativi più complessi, rimase escluso da questa particolare visione. L’idea era semplice ma affascinante: trasformare l’opera più epica della letteratura fantastica moderna in un film con i  Beatles. Un progetto ambizioso, ma che avrebbe finalmente risolto il problema del terzo film con United Artists.  Furono rapidamente assegnati i ruoli. Paul McCartney avrebbe interpretato Frodo, il cuore morale della storia, Ringo Starr sarebbe stato Samwise, il fedele compagno. George Harrison avrebbe dovuto interpretare Gandalf, il saggio anziano, una scelta che cela una sottile tensione. Harrison aveva allora ventiquattro anni e si sentiva relegato a un ruolo secondario rispetto alla coppia creativa Lennon-McCartney. Il personaggio più affascinante era stato riservato a John Lennon. Lui sarebbe stato Gollum, la creatura contorta, affamata di potere, tormentata dalla propria natura doppia. Lennon era la forza trainante del progetto sua la visione che aveva coinvolto gli altri.

Caccia al regista

Cominciò la ricerca del regista, qualcuno che potesse rendere reale l’idea dei Beatles. La scelta ricadde su Stanley Kubrick, il regista più ambizioso e visionario del momento. Kubrick aveva appena completato il montaggio finale di 2001: Odissea nello spazio. Se qualcuno poteva trasformare la Terra di Mezzo in realtà cinematografica, era lui.

2001 Odissea dell'intelligenza artificiale
Stanley Kubrick – Boomerissimo.it

Denis O’Dell organizzò una riunione tra Kubrick, John Lennon e Paul McCartney. L’incontro ebbe luogo nel febbraio del 1968. Le idee volarono, i Beatles esposero la loro visione di un adattamento del Signore degli Anelli con la musica fornita dalla band stessa. Ma Kubrick, inaspettatamente, disse no. Il verdetto fu definitivo. Secondo il regista  il libro era “unfilmable”, inadattabile. Non per mancanza di ambizione, ma per ragioni pratiche e narrative.  Kubrick non era stata l’unica opzione vagliata. Denis O’Dell e i Beatles avevano considerato altri nomi di peso: David Lean, il maestro britannico di Lawrence d’Arabia; Richard Lester, che aveva già lavorato con i Beatles in A Hard Day’s Night e Help!; e Michelangelo Antonioni. Ma nessuno di loro era disponibile o interessato. Kubrick aveva ragione. Nel 1968, non esisteva la tecnologia per realizzare la Terra di Mezzo in modo credibile. Gli effetti speciali erano primitivi, non esisteva la CGI. I tempi non erano ancora maturi. Bisognava arrivare agli anni 2000 per veder realizzato ciò che era allora solo un sogno.

Tolkien dice no

Questo film non s’ha da fare deve aver pensato J.R.R. Tolkien. L’autore, professore emerito di Oxford, filologo, veterano della Prima Guerra Mondiale, cattolico devoto e creatore della Terra di Mezzo, possedeva ancora nel 1968 i diritti cinematografici delle sue opere. E quando gli arrivò la proposta dei Beatles, la sua risposta fu categorica, definitiva, senza appello: no.

Tolkien – Boomerissimo.it

Per comprendere questo rifiuto, bisogna tornare indietro di quattro anni, al 16 luglio 1964. Tolkien scrisse una lettera a Christopher Bretherton in cui si lamentava amaramente del rumore proveniente dalla casa vicina: “In a house three doors away dwells a member of a group of young men who are evidently aiming to turn themselves into a Beatle Group. On days when it falls to his turn to have a practice session the noise is indescribable.” Non era solo fastidio per il volume, era disgusto profondo per quella che Tolkien percepiva come la degradazione culturale rappresentata dalla musica rock. La Beatlemania, per lui, era rumore senza senso, un sintomo della decadenza moderna che stava distruggendo i valori tradizionali che aveva sempre difeso. L’ironia della situazione era palpabile, il suo Signore degli Anelli stava diventando la bibbia della controcultura hippie americana. Gli studenti universitari leggevano Tolkien sotto gli effetti dell’LSD, scrivevano “Gandalf for President” sui muri, vedevano nella Contea un’utopia agraria anti-industriale e in Sauron la metafora dell’establishment militare-industriale. Tolkien, ovviamente, odiava questa interpretazione tanto quanto odiava i Beatles. Non aveva scritto un’allegoria politica, e certamente non aveva intenzione di vedere le sue opere trasformate in un musical psichedelico con John Lennon che cantava nei panni di Gollum. Quando Denis O’Dell e i Beatles cercarono di ottenere i diritti, Tolkien fu irremovibile. Non ci fu spazio per negoziazioni, compromessi, o tentativi di convincerlo. Il rifiuto segnò la fine del sogno.

Il grande NO di Tokien ai Beatles – Boomerissimo.it®

I Beatles abbandonarono il progetto. Solo un anno dopo, nel 1969, Tolkien vendette i diritti cinematografici a United Artists, ma ormai era troppo tardi per i Beatles. La band si stava disgregando e la Terra di Mezzo avrebbe dovuto attendere ancora anni prima di vedere la luce. Decenni dopo Peter Jackson, il regista avrebbe portato il Signore degli Anelli sullo schermo, scoprì questa storia quasi per caso mentre lavorava al documentario Get Back sui Beatles nel 2021. Jackson chiese lumi a Paul McCartney sulla vicenda e seppur con uno sforzo di memoria, il musicista confermò i dettagli. Era un progetto, in fondo, unfilmable per i Beatles.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

Rispondi

Comments (

0

)

Translate »

Scopri di più da Boomerissimo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere