A volte i problemi difficilissimi hanno soluzioni semplici, inaspettate. A volte non servono matematici e geni, serve uno come Ringo Starr.
Boomerissimo è un sito leggero. che racconta il mondo di ieri e di oggi con un sorriso. Ma la vita è fatta anche di cose serie, e non intendiamo ignorare i grandi misteri che hanno tormentato l’uomo fino a oggi, specialmente quando possiamo facilmente risolverli.

Uno di questi è sicuramente la paradossale struttura della lingua giapponese, scritta in tre alfabeti che perlopiù nemmeno i giapponesi capiscono. Tenetevi forte perché qui saliremo sulle montagne russe della linguistica, partendo da uno degli oggetti più semplici, che non a caso fu la prima tentazione dell’uomo: la mela.
Il mistero della mela giapponese
Mela in giapponese si dice “Ringo” (e vedrete tra poco un’autorevole lezione in materia) e si scrive (林檎), nell’alfabeto kanji (esistono anche i più semplici hiragana e katakana).
Fin qui tutto molto chiaro. Dove le cose diventano interessanti e particolarmente sfidanti per la precisa mentalità giapponese è che “Ringo” non significa solo “mela”, ma anche “mele”. Singolare e plurale hanno la stessa grafia e pronuncia. Allarme. Roba da fondere i calcolatori del centro di calcolo dell’università di Kyoto.

Ma c’è molto di più. In giapponese Ringo si usa anche come simpatico nomignolo, il che moltiplica le variabili. Se incontrate qualcuno che i giapponesi chiamano Ringo e lo chiamate così, lo state anche chiamando “mela” o “mele”. Una cosa che i giapponesi trovano divertentissima.
Ma parliamone, dell’umorismo giapponese, e delle battute e giochi di parole che questo popolo, noto per la sua elasticità e flessibilità, ama utilizzare, come delicati ricami che abbelliscono le conversazioni, e le rendono spassosissime. Se avete mai visto un gruppo di giapponesi esplodere contemporaneamente in una risatina incontrollabile, lacrime agli occhi e mano sulla bocca, è proprio a causa di queste battute, in giapponese “dajare” (駄洒落). Giochetti che utilizzano i multipli significati delle parole per produrre risultati di umorismo assoluto tipo: “Perché il pomodoro è diventato rosso? Perché ha visto il condimento dell’insalata”. I nippoparlanti potranno sbellicarsi leggendolo in originale giapponese (e per favore non chiedeteci in che alfabeto sia scritto): (トマトが赤くなったのはなぜですか? ドレッシングが見ていたから!).
Un’altra forma linguistica che causa pericolose esplosioni di ilarità è detto Shirtori, qui i parlanti si dilettano a pronunciare parole che iniziano con la stessa sillaba con cui finisce la precedente parola. Una specie di incrocio tra cubo di Rubik e alfabeto farfallino, che in Estremo Oriente viene considerato tanto divertente quanto per noi può esserlo un monologo di Totò.
A questo punto dovrebbe essere chiaro come il giapponese sia da un lato un meraviglioso giardino di doppi sensi e umorismo, dall’altro un complesso campo minato in cui urtare la sensibilità del proprio interlocutore è tremendamente facile e può produrre risultati devastanti.
Ripartire da Ringo
A cercare di districare questa matassa, che possiamo considerare uno dei più angosciosi misteri con cui si misuri l’umanità, è stato chiamato qualcuno che malignamente potremmo definire non particolarmente acuto. Come dire, se ci riesce lui, deve essere facile…
Ed ecco che nel 1996, quando la fabbrica giapponese di succhi Ringo, si trovò a dipanare il secolare conflitto tra “Mela”, “Mele” e “Ringo”, pensò di affidarsi alla mano sicura di Ringo Starr.
Lo spot in video
Di questo spot divertentissimo, pur avendo passato una trentina d’anni a inventarne, confessiamo di non avere capito quasi nulla. Lo stesso ci permettiamo di sospettare sia successo a Ringo Starr.
Ma come diceva un altro orientale piuttosto noto “Non importa di che colore sia il gatto, purché acchiappi i topi”. E se le giovani giapponesi se la ridono alla grande significa che la macchina creativa-produttiva che ha concepito quest’opera mirabile ha raggiunto il suo obiettivo. O almeno così si sforza di mostrare, dopo mesi e mesi di analisi, riunioni, ricerche-pre e ricerche-post che non possono certamente andare sprecate.

Ma la vera chicca è il teaser
A testimonianza del tormento che deve avere accompagnato cliente e agenzia, creativi e uomini di marketing, attraverso questo progetto, che prendeva di mira uno dei grandi misteri dell’uomo, e sicuramente della lingua giapponese, c’è il teaser.

Dicesi teaser quel filmato che ancora non svela il contenuto della comunicazione (sia essa campagna pubblicitaria per un prodotto, un film o un politico), ma crea attesa e tensione su quell’incredibile “qualcosa” che sta per succedere.
E se molti hanno prima o poi visto le evoluzioni di Ringo intorno al succo di mela, solo i più attenti (e dunque da oggi i lettori di Boomerissimo) conoscono la suspence che venne creata in Giappone, per preparare il lancio della campagna.

Una nave spaziale technovintage, dal look meraviglioso, che atterra in qualche luogo del Giappone, pronta a portare al mondo “Simple Life”. Non sappiamo ancora di cosa si tratti, ma sappiamo che dalla nave spaziale, un UFO che stavolta porta il bene, esce proprio lui: Ringo Starr.
Il video del teaser
Un trionfo davanti al quale non esitiamo a gridare al capolavoro.
Con ciò finisce il nostro piccolo excursus, che con l’aiuto del Beatle più strampalato e simpatico di tutti ha rimosso un problema che forse anche voi adesso trovate tormentoso.
Ora la vita è più semplice. Ora non dimenticatevi che se in Giappone incontrate qualcuno che si chiama Ringo potete (o dovete) chiamarlo “Mela” (o Mele?).
Da Boomerissimo è tutto, a voi studio.
Antonio Pintér


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