Lo spaghetti western non era solo Sergio Leone, ne esisteva una versione ironica e sorridente
Mi spiace che i film western siano (ormai da anni) in declino. Eโ anche vero che i film che hanno reso noto il genere non potrebbero piรน essere girati. La vera storia della conquista della frontiera la conosciamo bene e, purtroppo, anche i nativi.

I film usciti nel momento piรน alto del genere erano in fin dei conti dei ben confezionati fumettoni in cui doveva essere chiaro chi erano i buoni e i cattivi, non solo per le loro azioni, ma anche per il loro aspetto. Un poโ lo stesso ragionamento che si รจ fatto per secoli nellโiconografia classica di Gesรน, uomo ebreo, nato a Nazareth, ma castano chiaro e occhi azzurri. Ed รจ su questa immagine che, รจ evidente, si basรฒ Franco Zeffirelli per il casting del suo Gesรน. Poi arrivรฒ Sergio Leone a scompaginare le carte, a togliere la patina lucida al genere e a ricoprirlo di polvere. Gli mise anche una spina dorsale di derivazione giapponese (leggi lโaccusa di plagio di Yลjinbล) e di fatto aprรฌ le porte ad una nuova lettura dellโepopea del West.
Non solo Clint Eastwood
Lโuomo dagli occhi di ghiaccio deve la sua carriera a Sergio Leone. Ma non รจ il solo. Una generazione di attori, non tutti di grande talento, si costruirono una professione girando western raffazzonati che facevano il verso a Leone. Altri crearono un loro sottogenere nel genere western.

Giuliano Gemma fu uno di questi. Prima di diventare la star dei western all’italiana, il ragazzo si era fatto le ossa a Cinecittร come stuntman. Comparve anche, non accreditato, tra la folla di Ben-Hur, ben noto polpettone di William Wyler, anche se, praticamente chiunque sia passato da Roma in quegli anni finรฌ tra le le comparse del film. Sul set di Messalina, film peplum nel 1960, conobbe il regista Duccio Tessari, l’uomo che avrebbe cambiato la sua vita. Tessari lo volle come protagonista del suo esordio alla regia, Arrivano i Titani, e da lรฌ partรฌ una collaborazione che sarebbe durata anni. Per inciso, Gemma oltre ai peplum, per cui era scelto grazie al phisique du rรดle, sfiorรฒ Il Gattopardo di Visconti con un ruolo poi tagliato in montaggio e comparve in una serie televisiva francese. Insomma, si stava preparando per il successo.
Il momento era quello giusto. Tessari non era uno qualunque: era il co-sceneggiatore di Per un pugno di dollari e, insieme a Leone e Corbucci, uno dei padri del western in salsa italiana. Un uomo con le credenziali giuste, insomma, per lanciare il genere in una direzione diversa, piรน ironica, piรน popolare, piรน mediterranea.
Il primo era il secondo
I due film che resero Gemma una star, Una pistola per Ringo e Il ritorno di Ringo, uscirono entrambi nel 1965, ma la loro genesi non รจ del tutto lineare.
Il secondo venne girato per primo, tra la fine del 1964 e l’inizio del 1965, con il titolo provvisorio L’Odissea dei lunghi fucili. La trama riprendeva liberamente l’Odissea di Omero. Ringo torna dalla Guerra di Secessione, creduto morto, e trova moglie e cittร in mano a banditi messicani, proprio come Ulisse a Itaca. Il richiamo letterario era esplicito e voluto da Tessari e dal co-sceneggiatore Fernando Di Leo. Una pistola per Ringo, invece, aveva un’ispirazione diversa. Tessari stesso ammise di essersi ispirato a Ore disperate di William Wyler un thriller del 1955 con Humphrey Bogart in cui un gruppo di criminali prende in ostaggio una famiglia. Basta sostituire il sobborgo americano con un ranch texano e il gioco รจ fatto.
Quando il primo film incassรฒ cifre record, circa 1,35 miliardi di lire, i produttori decisero di cavalcare lโonda: ribattezzarono il secondo Il ritorno di Ringo e lo presentarono come sequel ufficiale. E il pubblico abboccรฒ, affollando i cinema convinto di vedere le nuove avventure del pistolero dal sorriso facile. In realtร le due storie non hanno nulla in comune, se non l’attore, il regista e quel nome magico: Ringo. Una mossa furba ed economicamente vantaggiosa. Il nome Ringo, per dirla tutta, non era nemmeno un’invenzione originale. Deriva probabilmente da un vero fuorilegge, Johnny Ringo, ucciso da Doc Holliday e Wyatt Earp nella faida tra la banda dei Cowboys e gli Earp. Il nome era giร stato usato in Ombre rosse di John Ford, in cui, portatore del nome era John Wayne.

Gemma, come si usava ai tempi, aveva uno pseudonimo americano, Montgomery Wood. Era pratica comune per dare al prodotto un’aria internazionale, per essere piรน cool. La colonna sonora di Ennio Morricone, con le canzoni cantate da Maurizio Graf, era piรน orecchiabile e “americaneggiante” rispetto alle partiture epiche di Leone. Il tema del film divenne un piccolo successo radiofonico.
Il Ringo di Gemma era un personaggio diverso dagli eroi di poche parole di Leone. Parlava, scherzava, beveva latte in una scena rimasta celebre, mentre Eastwood mordeva sigari pur non essendo fumatore. Una sua battuta, quel “poi ti spiego” di Il ritorno di Ringo, pronunciato con quel sorriso disarmante, รจ ancora oggi un trigger per chi ha vissuto quegli anni tra il cinema di quartiere e i pomeriggi in televisione.
Era un eroe dai modi nostrani, furbo oltre che abile con la pistola, molto piรน vicino al pubblico italiano di quanto potesse esserlo il laconico uomo senza nome. Nel film c’รจ una sequenza cult in cui Ringo usa una campana per deviare un proiettile e colpire un avversario a distanza impossibile. Oggi la chiamerebbero “scena iconica”. All’epoca era semplicemente strepitosa (e leggermente esagerata).
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Il ritorno di Ringo arrivรฒ terzo nella classifica annuale con 1,31 miliardi di lire. Due miliardi e mezzo di lire complessive, distribuzione internazionale in Francia, Spagna, Germania e Stati Uniti, e una valanga di imitatori che sfruttarono il nome Ringo senza avere nulla a che fare con Gemma: 100.000 dollari per Ringo, I due figli di Ringo, e altri sulla stessa linea. Tessari, che conosceva benissimo le capacitร atletiche di Gemma dai tempi dei peplum, lo sfruttรฒ al massimo. L’attore eseguiva personalmente le scene di caduta da cavallo, le sparatorie ravvicinate, i rotolamenti fuori dalle imboscate. In Il ritorno di Ringo comparve persino con i capelli biondi, una decisione dell’ultimo minuto per differenziare i due personaggi e il regista stesso fece un piccolo cameo nei panni di un bandito secondario. Quello che Gemma e Tessari costruirono in quei due film aprรฌ la strada per un western italiano meno cupo, piรน ironico, piรน popolare. Il testimone fu poi raccolto da Terence Hill che amplificรฒ quella leggerezza qualche anno dopo. Tutto era iniziato da quello stuntman romano con la faccia d’angelo che beveva latte e risolveva i problemi con un sorriso, oltre che con la pistola. Come si dice: poi ti spiego.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.itยฎ


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