Molti muscoli, niente forza e scarsa abilità recitativa. Il mix perfetto per il cinema peplum
Quando cominciarono a diffondersi le televisioni private, il loro problema fu quello di reperire roba da trasmettere.

Passi per i telegiornali locali con i sincro degni delle telenovele del Trio, passi anche per le glorie del posto che cantavano canzoni improbabili, ma la giornata è lunga e coprire se non 24 ore almeno un loro sottomultiplo rappresentava un problema.
Film di serie B
I primi film a comparire nelle sgarrupate televisioni locali delle mie parti erano quelli che oggi, a seconda che chi parla sia più o meno esterofilo si definirebbero film di serie B o B-movie. Awanagana, direbbe Nando Mericoni.
Si pescava a piene mani negli spaghetti-western, ma non quelli di Sergio Leone, quelli con Giuliano Gemma nei panni di Ringo e suoi epigoni o nella vastità dell’Olimpo del genere peplum.
Ho passato interi pomeriggi a guardarli, stesa sul divano con il mio papà. Mio padre andava a lavorare alle 5 di mattina ed il pomeriggio riusciva a guardare solo film che in qualche modo lo tenessero sveglio. Non è mai stato un cultore del cinema d’autore, come me del resto. Lui concepiva il cinema come svago, se qualche regista e/o sceneggiatore riusciva ad inserire cultura in un film senza farlo abbioccare o ammorbare, era tutto a suo vantaggio.
Non posso fare a meno di citare, a proposito del cinema d’autore, soprattutto quello italiano, ciò che disse in un’intervista Quentin Tarantino nel 2007: “I nuovi film italiani sono deprimenti. Le pellicole che ho visto negli ultimi tre anni sembrano tutte uguali, non fanno che parlare di: ragazzo che cresce, ragazza che cresce, coppia in crisi, genitori, vacanze per minorati mentali. Che cosa è successo? Ho amato così tanto il cinema italiano degli Anni 60 e 70 e alcuni film degli Anni 80, e ora sento che è tutto finito. Una vera tragedia. […] Ma l’Italia non è più quel che era. Potrei fare liste di nomi di registi che mi piacciono provenienti da molti Paesi, ma non dell’Italia”.
Tra i film di svago amati da mio padre c’erano i film mitologici, o peplum. Erano un vero spasso. Duelli improbabili, Ercole contro Maciste, vestali con parrucconi cotonati anni sessanta, trame essenziali e tante, tante scazzottate.
Tra le principesse, ancelle, vestali, si riconoscevano Sylva Koscina, Moira Orfei, Giorgia Moll, Liana Orfei, Scilla Gabel, Rossana Podestà.
Gli attori interpreti dei muscolosi semidei venivano pescati nelle palestre, nei concorsi di Mr. Universo e similari. Tra i più famosi c’erano Gordon Scott, già tardo interprete di Tarzan e il re del peplum: Steve Reeves.
Steve Reeves
Il fisico statuario di Steve Reeves fu notato da Pietro Francisci e Mario Bava quando stavano preparando un film sulle fatiche di Ercole. Reeves colpì i registi per il suo ruolo da culturista in Athena e le sette sorelle di Richard Thorpe. La figlia di Francisci suggerì al padre di usare quel giovane col torace fuori misura per il ruolo di Ercole.
Nessuno, però, tra i produttori italiani era convinto del progetto. Come racconta lo sceneggiatore Ennio De Concini: “L’idea di travisare Ercole in chiave ironica mi divertiva molto… nessuno dei produttori nostri era propenso a realizzarla, tutti storcevano il naso. L’unico a coglierla al balzo fu Nello Santi”.
Reeves ottenne il ruolo del semidio Ercole, con il quale, a parte il presunto fisico, condivideva ben poco. De Concini più tardi rivelò che nonostante fosse un culturista con i muscoli gonfi e guizzanti, in realtà non era affatto forte. Raccontò: “…non ce la faceva neppure a sollevare tra le braccia una attrice”. Quando la sceneggiatura richiedeva ad Ercole di mostrare la sua forza, Reeves era sostituito da Giovanni Cianfriglia, stuntman romano con un fisico simile. Molti erano i trucchi usati per simulare la forza che non aveva. Era Cianfriglia che prendeva in braccio le attrici, ovviamente di spalle. Poi la scena riprendeva con Reeves inquadrato in campo ravvicinato mentre la donna era tenuta dal basso da un macchinista rannicchiato in modo da non essere visto.
Anche l’agilità non era proprio cosa sua. Ancora De Concini ricordava che Reeves “non aveva assolutamente il senso dell’equilibrio e alla minima richiesta di una corsa sbattava delle terribili culate a terra”.
Il regista e Reeves ebbero un rapporto di correttezza professionale. Francisci apprezzava la disciplina dell’attore, ma era anche consapevole dei suoi limiti nell’arte della recitazione. Mario Bava curò la fotografia, gli effetti speciali e la regia della seconda unità. Bava inventò trucchi geniali per gli effetti speciali: utilizzava specchi, miniature e giochi di luce per creare ambientazioni epiche con budget minimi. La sua maestria tecnica compensava anche le limitazioni dell’ipertrofico protagonista.
L’allenamento
L’attore, in qualità di culturista, aveva sviluppato un metodo di allenamento innovativo per l’epoca. Prima di ogni scena si preparava con rituali specifici, gonfiando ad uno ad uno i suoi muscoli leggendari. Le sue misure erano: altezza 1,85 m, peso 98 kg, circonferenza toracica 132 cm, vita 73,5 cm, bicipiti 46 cm. I suoi esercizi preferiti includevano distensioni su panca inclinata con manubri, hack squat, lento con manubri, donkey calf, rematore e trazioni.
Reeves seguiva un programma full body tre volte a settimana, allenando tutti i gruppi muscolari in ogni sessione, secondo la metodologia classica dell’epoca. La sequenza era: deltoidi-pettorali-dorsali-bicipiti-tricipiti-avambracci-quadricipiti-bicipiti femorali-polpacci-bassa schiena-addominali-collo. E qua aggiungerei: pant pant. Era un campione, ma anche in altri ambiti, non proprio edificanti.
Reeves era conosciuto per la sua estrema parsimonia, al limite della tirchieria, documentata da diverse testimonianze. Non era stupido Steve, sapeva che la sua durata come attore di successo era limitata e quindi faceva del suo meglio per risparmiare per i tempi di magra. L’attrice francese Mylene Demongeot, che recitò con lui in La battaglia di Maratona, raccontava che l’attore “partecipava ai cocktail promozionali solo se la produzione gli affittava lo smoking”.
Il successo internazionale
Per Le fatiche di Ercole, Reeves ricevette un compenso di 10.000 dollari, una cifra modesta considerando il successo planetario del film. Tuttavia, all’apice della carriera divenne l’attore più pagato d’Europa. Il film costò meno di 100 milioni di lire ma incassò milioni di dollari negli Stati Uniti. Il film uscì negli USA nel 1958 con 300 copie, un numero eccezionale per l’epoca preceduto da una importante campanga pubblicitaria curato da Joseph E. Levine, il produttore de Il laureato.
Il successo fu tale che Mel Brooks fu incaricato di scrivere i dialoghi per la versione americana. Quando il genere si sgonfiò Reeves si ritirò nel suo ranch a Valley Center, California, dedicandosi all’allevamento di cavalli e alla lotta contro il doping nel bodybuilding.
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L’uomo dai grandi muscoli e zero forza ha influenzato le generazioni successive. Gli interpreti di action hero, da Arnold Schwarzenegger a Lou Ferrigno hanno guardato a lui. Dobbiamo dirgli grazie?
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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