Non ci sono stati sempre i superospiti a cantare a Sanremo, il primo a farlo con una performance memorabile, è stato Nino Manfredi
Puntuale come una cartella esattoriale, arriva Sanremo. Non il santo, che tra l’altro pare non esista e se ci fosse si rivolterebbe nella tomba per essere associato a canzonette, ma il festival o festivàl, comunque lo si voglia dire.

Comincia la carrellata di bolliti, semisconosciuti e pressocché dimenticati BIG.
Il Sanremo boomerissimo-style
Chi segue Boomerissimo (e cominciano ad essere un discreto numero), sa che io ho fatto la pace (eterna) con Sanremo esattamente quarant’anni fa, nel 1984.

Sono i miei primi quarant’anni di non visione del festival. E’ una forma di snobismo? Sì e con un certo orgoglio. Dei Sanremo successivi so qualcosa per interposta persona, come suol dirsi, mi importa il giusto. Ho vissuto pienamente la mia vita senza sentirmi sminuita in questi decenni. Ho i miei gusti musicali, probabilmente vetusti, fuori moda, ma di certo quello che succede a Sanremo non è musica, ma intrattenimento televisivo.
Questa mia opinione, questo mio “ban” su Sanremo, non è condiviso dal mio socio di Boomerissimo. Il buon Pintér si tuffa con tutte le scarpe tra scale, lustrini, mise improbabili, presentatori più o meno adeguati, con l’animo dell’antropologo, con la volontà di studiare e capire una tribù di esseri primordiali, o ultimiali, insomma allo stadio minimo del discernimento.
Va da sè che, se di festival scrivo, trattasi di kermesse datata, finita e consegnata ai posteri.
L’ospite cantante: Nino Manfredi
E se tra i concorrenti, degli anni di cui parlo ci sono presenze costanti e continue, invadenti e intrusive, i vari Cutugni, Zarrilli, Al Bani, più Ricchi e meno Poveri, la sezione più variegata, variopinta e, notate l’allitterazione, variabile sono stati gli ospiti.
Di alcuni abbiamo raccontato profusamente: El Puma, i Queen in playback, l’occhio finto ceruleo di Sterling Saint Jacques. Ma chi fu il capostipite di questa categoria? Chi fu il primigenio ospite cantante? Le fonti non sono concordi, ma l’ipotesi più accreditata, nonché ricordata dalla sottoscritta è uno dei punti fermi del cinema italiano, Nino Manfredi, ancora scevro di tazza di caffè da mandare giù per tirarsi su.
L’evento spartiacque avvenne nell’edizione del 1970. Anno importante per la kermesse che compiva vent’anni. I cantanti si esibivano ancora in quella che fu la sede storica del festival, il Casinò e si svolse dal 26 al 28 febbraio, niente a che vedere con il diluvio di giornate e di serate fiume dense di note dell’era moderna. Il ruolo del bravo presentatore era ricoperto da Nuccio Costa, coadiuvato dagli attori Enrico Maria Salerno e Ira von Fürstenberg.
Nino Manfredi si accingeva a girare Per grazia ricevuta, un film da lui scritto, diretto e interpretato. Si presentò sul palco del Casinò con la barba lunga, ma elegante in completo scuro ed una scorrettissima sigaretta tra le dita.
La scelta della canzone fu particolarmente accurata. Manfredi interpretò Tanto pe’ cantà, uno storico brano di Ettore Petrolini. Nel suo caso il verbo interpretare ci sta tutto. Manfredi cantò facendo di quella esibizione una performance teatrale.
Il brano del 1932 composto da Petrolini per la musica e Simeoni per le parole ha una sottile vena di ironia. Fu composta dall’attore romano in un momento doloroso della sua vita, quando fu costretto a letto per sei mesi a causa dell’angina pectoris.
Da erede di quell’ironia romanesca, Manfredi, prima di cantare, disse: “Volevo scrivere una canzone di successo ma non mi è venuta”. Il pubblico in sala tributò lunghi e sentiti applausi al grande Nino, successo che fu confermato, in modo meno poetico, ma più fattivo, dalle vendite del disco. Il 45 giri di Tanto pe’ cantà rimase per quattro mesi nella top ten dei singoli più venduti in Italia.
L’attore, in anni successivi si ripresentò al Festival ritentando il colpaccio. Nel 1982 cantò “La frittata” e nel 1983 “Canzone pulita”, accompagnato da cinquanta bambini. Ma gli autori di questi brani non potevano competere con Petrolini.
Note a margine: la vittoria in quell’anno andò ad Adriano Celentano e Claudia Mori con la canzone crumira Chi non lavora non fa l’amore, il secondo posto se lo aggiudicarono Nicola Di Bari e i Ricchi e Poveri con La prima cosa bella e terzi classificati furono Sergio Endrigo e Iva Zanicchi con L’arca di Noè.
E anche quest’anno, come allora il transatlantico Sanremo ”partirà, la nave partirà, dove arriverà, questo non si sa…” sempre che non incontri un iceberg sulla sua rotta…
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it ®


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