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Merola e Bono Vox

Mistero a Sanremo: perché Bono Vox si inchinò al Re di Napoli?

Tutti si inchinavano davanti al re di Napoli, anche Bono Vox

Tutti prima o poi passano per Sanremo. Per qualcuno è un ripiego, l’ultima spiaggia, per altri è un trampolino di lancio. Per gli ospiti è una vetrina e un modo per racimolare facilmente un congruo cachet per cinque minuti di canzone ed una pseudo intervista, talvolta con risvolti deliranti.

Merola e Bono Vox
Mario Merola, il re – Boomerissimo.it

Ma Sanremo piace anche per questo, per guardarlo e esclamare di fronte ai cantanti in gara, come dice l’antico adagio: “ma chi caxxo è questo”, oppure “ma questo canta ancora?” Sarebbe sano conoscere i selezionatori delle canzoni scelte per partecipare, perché l’anonimato consente a costoro di non prendersi le proprie responsabilità, nel bene e nel male.

Il re di Napoli a Sanremo

Nella folla di scappati di casa o tirati fuori dalla naftalina, è capitato che passasse per il festival qualcuno che di popolarità non aveva affatto bisogno, qualcuno che nella sua terra (ed anche oltre) era un mito indiscusso: Mario Merola.

Re Mario – Boomerissimo.it

Magari il suo repertorio non appartiene ad un genere che ci è congeniale, ma c’è poco da storcere il naso, Merola tra canzoni, sceneggiate e film è stato una vera industria, la cui fama lo ha portato anche ad essere ricevuto alla Casa Bianca dove mise in ombra Mr. Vincerò, Luciano Pavarotti, ma questa è un ‘altra storia. Mario Merola è passato dall’essere un operaio del porto a Re indiscusso della sceneggiata napoletana. Prima di conquistare le scene, questo figlio di ciabattino si divideva tra lo scarico di merci e le partite di calcio nella squadra dei portuali. La svolta arrivò quando i suoi colleghi del porto lo convinsero a salire su un palco vero. Da lì non si fermò più. Merola ha cominciato a frequentare il palco sanremese come ospite. Nel 1981, si esibì con “Chiamate Napoli 081” e “‘O zappatore”, il suo cavallo di battaglia. Tornò nel 1983  portando sul palco “Facitela sunnà’”. In realtà Merola era un vero appassionato della kermesse (adoro scrivere questa parola) e quasi ogni anno era possibile scorgerlo tra il pubblico pagante. Nel 1994, forse complice la dipartita del Festival di Napoli, terreno a lui più congeniale, si presentò come concorrente insieme ad un drappello poco omogeneo di colleghi cantanti, uniti nel nome di “Squadra Italia”. L’allegra brigata era composta oltre che da Merola, da Nilla Pizzi, Wilma Goich, Rosanna Fratello, Wess, Gianni Nazzaro, Jimmy Fontana, Giuseppe Cionfoli, Manuela Villa, Tony Santagata, Lando Fiorini. La canzone, di Stefano Jurgens e Marcello Marrocchi, dal titolo Una vecchia canzone italiana, non ebbe molto successo e si classificò al penultimo posto. Ma da lì a poco O’ Zappatore si sarebbe preso la sua rivincita, e che rivincita.

L’inchino di Bono Vox al Re

La sua vittoria a Sanremo fu qualcosa che altri artisti possono solo sognare (ed invidiare).  Nel 2000, durante la 50ª edizione del Festival, accadde qualcosa di inaspettato. Bono Vox degli U2, ospite internazionale, la cui rilevanza non solo nel mondo della musica era enorme, stava cantando “The Ground Beneath Her Feet” quando scese in platea. Il frontman irlandese che dava del tu a Nelson Mandela, incontrava i grandi della terra, si avvicinò a Merola, presente tra il pubblico, lo guardò negli occhi e si inchinò. Non male per uno che aveva iniziato la carriera cantando alla festa della Madonna di Sant’Anna alle Paludi.

Il momento fatidico – Boomerissimo.it

Questo gesto spontaneo colse di sorpresa tutti, Merola compreso. Il re della sceneggiata napoletana rispose con un caloroso applauso. Fu un momento surreale, qualcosa che non poteva succedere neanche nei sogni, ma che unì due mondi musicali apparentemente opposti. Le speculazioni sulle ragioni di quel gesto non sono mancate. Ci sono due versioni più o meno accreditate.Secondo Francesco Merola, figlio del cantante, Bono aveva già conosciuto suo padre in America dove il re della sceneggiata era popolarissimo tra gli immigrati e non solo. Alcuni amici italiani avrebbero portato il leader degli U2 a vedere un concerto di Mario durante una delle sue tournée. L’inchino sarebbe stato quindi un gesto di riconoscenza e rispetto verso l’artista napoletano. Secondo un’altra versione Merola si trovava in piedi al centro della platea, appena arrivato in sala, quando Bono scese dal palco  e  si trovò improvvisamente faccia a faccia con lui. Merola iniziò ad applaudire e Bono rispose con un inchino. Cosa avrà pensato il cantante napoletano davanti a cotanto gesto? Noi abbiamo un’idea: “addenocchiate e vaseme ‘sti mmane”.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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