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Gary Cooper meraviglioso fallito

Gary Cooper, meraviglioso fallito: il divo che non voleva esserlo

Un uomo normale, una voce che non si dimentica e una camminata un po’ storta: chi era davvero Gary Cooper? La risposta non è quella che ci si aspetta da uno dei re di Hollywood.

Non so se voi avuto la ventura di nascere in un ambiente dove il talento e la vocazioni sono condizioni considerate obbligatorie per un’esistenza minimamente degna. Dove la “mediocrità” viene considerata un peccato mortale, capace di rendere inutile una vita.

Gary Cooper meraviglioso fallito
Gary Cooper, un inglese del Montana – Boomerissimo.it

A me è successo così. Mio padre, nella sua modestia, verso i 14 si rese conto che non sarebbe mai riuscito a superare Michelangelo (quello della Cappella Sistina, per intenderci). Essere qualcosa di vicino al numero 2 fu il compromesso doloroso che decise di accettare per realismo. Perché ognuno deve fare i conti con i suoi limiti. 

Elogio della mediocrità

Quando mi appassionai al sassofono, e cominciai a suonarlo lui che di jazz non sapeva (e non voleva sapere nulla) mi fece una domanda: “Lì, nella tua musica, chi è il più grande sassofonista che abbia mai suonato?”. 

Gary Cooper era “beeeeeello” – Boomerissimo.it

La risposta mi venne facile: “Charlie Parker

Pensi di riuscire a diventare più bravo di lui?

“Ma no (ometto le imprecazioni), sicuramente no”

“Allora perdi solo tempo”

Così è la vita, per alcuni, che non saprei se definire più folli o più fortunati. Non lo è stata per me che, forse per reazione, ho sviluppato un culto per la mediocrità felice, gentile e di qualità. Quella che ti fa fare cose belle, che ti piacciono, e che ti rende felice. E chi se ne frega se al mondo c’è, o c’è stato qualcuno, che le faceva ancora meglio di te. Buon per lui, sono contento. C’è sempre tempo per imparare qualcosa. 

All’opposto di questa filosofia dell’eccellenza a qualunque costo, di questo senso ginnico-sportivo dello stare al mondo che, devo ammetterlo, non era solo di mio padre ma anche di tanti jazzisti che ammiravo, e che si soddisfavano spazzando via la concorrenza, e possibilmente umiliandola, in risse musicali notturne in cui solo il migliore sarebbe uscito con l’orgoglio intatto, c’era una figura elegante e dignitosa. Un divo di Hollywood che era già una cosa da boomer per noi che boomer lo siamo oggi. Gary Cooper. 

Siccome un’altra delle caratteristiche di casa mia era la proiezione costante di vecchie pellicole in bianco e nero, preferibimente francesi o western, con la generazione di Gary Cooper, che già per me era di un’altra epoca, ho avuto una familiarità, per così dire, intima. 

Non si poteva vederlo che come una personalità di rilievo assoluto, una faccia simbolica, una delle matrici di un mondo che ancora aveva molto da imparare da quelle storie piene di contrasti e di dilemmi morali. Semplici e nette, ma raramente banali. Gary Cooper era un mito e una leggenda. Non so se mio padre lo sapesse, forse la cosa lo avrebbe scombinato o forse no, ma Cooper era stato anche un grande fallito. 

Gary Cooper, un fallito di successo

Aveva qualcosa in comune con l’arte di famiglia quel ragazzo che in una una distesa di praterie, se ne sta in mezzo all’erba alta e un ragazzo con una matita in mano, come in una illustrazione di Norman Rockwell.

Gary Cooper e John Wayne: il più alto era lui – Boomerissimo.it

Siamo nel Montana, all’inizio del Novecento, ed è qui che nasce Gary Cooper nasce qui, figlio di due inglesi che hanno scelto l’America per cambiare vita. Cresce tra cavalli, recinti e paesaggi che sembrano usciti da un libro d’avventura. Ma il suo sogno non ha niente a che vedere con cavalli e cowboy: Gary vuole disegnare, riempire fogli con caricature e vignette, magari un giorno firmare le pagine di un grande giornale.

La strada però si fa subito in salita. Un brutto incidente d’auto, gli rovina la schiena (che gli farà male per tutta la vita, donandogli la caratteristica camminata sbilenca): vivere al ranch e sognare la redazione diventa impossibille. 

Sceglie il sogno, si trasferisce a Los Angeles. Ma qui sbatte contro un altro muro, si schianta di nuovo. Nessuno ha intenzione di pagare quel regazzo del Montana per disegnare, i soldi diventano un problema, la cartella si riempie di schizzi ma di lavoro ne arriva pochissimo. Si pone il problema di sopravvivere in una città enorme e ostile, una giungla più che una prateria. 

«Sono diventato attore solo per sbarcare il lunario, dopo aver fallito come disegnatore e caricaturista politico»
–Gary Cooper

Siamo a Hollywood? Che fare quando si è senza un dollaro? Per sbarcare il lunario, Gary accetta piccoli lavori come comparsa nei western di serie B. Fa lo stuntman, cade da cavallo, si sporca di polvere vera. Non prende sul serio quella attività, quel ripiego ridicolo.  

È nata un’anti-stella

Quando si parla di star di Hollywood, si pensa subito a qualcuno che ama la ribalta, che si muove con sicurezza, che recita come se fosse nato per farlo. A qualcuno che sta cercando il suo Michelangelo, convinto di poterlo superare.

Gary Cooper è  tutto il contrario. Non ha una tecnica raffinata, non frequenta scuole di recitazione come Marlon Brando, non si tormenta come Paul Newman. Non si atteggerà mai, per tutta la vita, a grande attore. E forse questa è la sua forza, quella che lo rende ancora credibile e moderno, se vi capita di incrociare uno dei suoi grandissimi film, in cineteca, nelle rassegne notturne, nei canali satellitari dedicati.

Cooper recitava con naturalezza, come se non gli importasse (come in effetti è), come se ogni scena fosse un piccolo sacrificio da portare a termine finché finalmente il tormento quotidiano del set finisce, e si puà pensare a questioni più piacevoli.

Gary Cooper e la sua espressione Gary Cooper – Boomerissimo.it

C’è un dettaglio che racconta molto di lui: il suo fisico segnato da quell’incidente alla schiena, curato alla buona, gli regalò quella camminata un rigida, quasi impacciata di cui abbiamo già parlato prima. Quello che fa di un attore una star, è la capacità di trasformare un limite evidente in un tratto del carattere. Proprio come farà molti anni dopo Sylvester Stallone con i segni del forcipe che lo ha fatto nascere, e che gli paralizzano mezza faccia. 

Invece di nascondere il suo handica, Cooper lo trasforma nel suo marchio di fabbrica. Nelle camminata alla Gary Cooper che tutti cercheranno da quel momento di imitare, ma senza il vantaggio di una schiena devastata dall’incidente in macchina. 

Il suo aspetto invece non ha nessun limite. Ascoltate una signora, come la Fondatrice di Boomerissimo e il primo aggettivo che verrà alle labbra è “bello”. Gary Cooper è effettivamente bellissimo, e nello stesso tempo rassicurante. È più alto di John Wayne ma non minaccia nessuno. È una forza coraggiosa e giusta, che non si si impone, non minaccia nessuno, non segna il territorio: si vede solo nel momento del bisogno. 

Recita svogliatamente, ma ha sempre più successo. Nei primi anni appare in talmente tanti film, che nemmeno se ricorda i titoli. 

Un personaggio del genere, per me, non puà che essere un mito.

Dal muto al sonoro: anche la voce che conquista Hollywood

Gary Cooper è svogliato, fa un mestiere che non è il suo. Non gli importa. Ed è così che, negli anni Venti, mentre la rivoluzione del sonoro cala su Hollywod come un tornado, spazzando via la carriera di quasi tutte le star del tempo, survoltate e gesticolanti, per Gary Cooper comincia una nuova carriera.

Un Gary Cooper agli esordi, nel 1927 – Boomerissimo.it

Lui non si è mai sbracciato, non ha mai guardato in macchina con occhi spiritati, e non finisce fuori scena quando a quell’overdose di segni viene aggiunta anche la voce. Lui si recita poco, si muove poco e con calma, e nello stesso modo parla. 

La sua voce è normale, senza fronzoli, quasi timida. Parla con toni bassi: è la voce perfetta per entrare in una nuova era. Mentre tutti spariscono dalla scena gridando, lui diventa Gary Cooper: i suoi grandi successi arriveranno quando tutti i suoi colleghi sono ormai spariti.  

Anche ora, che la fama lo travolge, Cooper rimane lontano dai riflettori e dallo stile di vita sfarzoso di Hollywood. Mentre i suoi colleghi si servono di agenti, sono sempre al centro di scandali e scoop più o meno fondati, lui preferisce la tranquillità della sua casa. È una strategia che da pubblicitario posso definire sapiente: evitare la sovra esposizione, che finisce per stancare. Se Cooper lo vuoi vedere lo devi cercare: è il segreto delle carriere che durano. 

La costruzione del mito Gary Cooper

La sua carriera, partita per caso, lo porta a lavorare con i più grandi registi e scrittori del suo tempo: da Frank Capra a Ernest Hemingway, da Fred Zinnemann a Billy Wilder. I suoi ruoli sono spesso quelli dell’eroe buono, ingenuo, simbolo di onestà e integrità morale. 

Gary Cooper a Roma, nel 1957 – Boomerissimo.it

Con Mezzogiorno di fuoco, crea una pietra angolare della storia del cinema, che non si può che tornare a vedere di tanto in tanto. Nel film,  Cooper è uno sceriffo tormentato che affronta il pericolo da solo, per senso del dovere e non per gloria personale. Sembra una metafora della sua vita: si fa quel che si può, possibilmente la cosa giusta, non per cercare applausi ma perché delle volte non resta molta scelta.

Nonostante il suo tentativo di evitare gli oneri della fama, Gary Cooper è una delle massime leggende di Hollywood di sempre, e lo resterà per quanti anni possano passare. Un eroe immortale. L’American Film Institute lo inserisce all’undicesimo posto tra le più grandi star della storia del cinema. I suoi film, da Addio alle armi a Il sergente York, da Per chi suona la campana a Vera Cruz, sono tra i capitoli più indimenticabili di questa arte inafferabile, che è altissima solo quando è popolare.

Il suo cinema è cinema classico, di quello che non dimentica mai di avere una morale. E allora, cosa ci insegna la carriera di un cowboy gentile, di un eroe per caso, di un divo antidivo come Gary Cooper?

Forse, che a volte, per diventare grandi non serve mettere nel mirino modelli inarrivabili, e continuare a inseguirli con ferrocia, facendo della propria vita una dannazione. A volte basta essere quello che sei, fare quello che hai voglia di fare. E se non riesce quello che devi. 

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Nessuno nasce perfetto, nessuno lo diventerà. Ma a volte, fare buon uso dei propri difetti e delle proprie idiosincrasie, può fare di te Gary Cooper, quasi senza volere.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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