Affinché un film diventi un cult non c’è bisogno di Kubrick o Scorsese. Basta un ballerino d’avanspettacolo impiegato alla Rinascente.
Senza nulla togliere ai mostri sacri del cinema, immaginifici, onirici, creatori di atmosfere e capolavori che resteranno nel tempo, esiste anche una categoria di pellicole nate senza particolari pretese artistiche che per una strana alchimia, per un colpo di genio, assurgono alla categoria di indimenticabili.

E’ il caso dei film di Totò.
Film di cassetta
Chi vi scrive non possiede le competenze per parlare del Principe de Curtis. Per farlo bisogna essere cultori certificati. L’universo degli estimatori di Totò è estremamente popolato e coloro che vi fanno parte non sono avventizi e impreparati. Quindi ne parlerò solo tangenzialemente, per evitare la giusta e meritata bacchettata sulle mani.
Posso però unirmi all’esercito di coloro che lo amano e che, pur avendo visto le sue pellicole decine di volte, continua a ridere, recitando a memoria le battute.
Potremmo parlare ore sull’arte del Principe, sulla dicotomia tra il personaggio e l’uomo, sulla bontà o meno di alcune sue prove. Era un’artista immenso con le debolezze di un uomo di altri tempi e l’eterno cruccio di non essere capito dalla critica con il naso all’insù. Come succede regolarmente nel Bel Paese i suoi denigratori hanno fatto una giravolta alla sua morte, esaltandone le qualità, quelle stesse che per anni lo relegavano al rango di saltimbanco o poco più.
Alcune scene dei suoi film sono diventate veri e propri cult. In questo momento, a seguito di recenti eventi politico-comunicativi, a tutti, ma proprio tutti, è tornato in mente l’interpretazione di Totò nei panni dell’ambasciatore del Catonga in Totòtruffa 62.
Sketch politicamente scorrettissimo, ma che è venuto buono per eventi recenti. A buon intenditor…
Il ghisa
Un altro film scolpito nella memoria di molti (sicuramente della sottoscritta) è Totò, Peppino e la malefemmina. Il film contiene scene e battute che sono entrate a far parte del mio abituale eloquio (e chissene, penserete, ma il Boomerissimo è mio e mi arrogo il diritto di scriverlo). Mi trovo spesso, davanti ad una persona compunta che pronuncia un discorso/frase ad effetto, esclamare più o meno sottovoce “e ho detto tutto”, o a leggere missive ministerial-amministrative pensando che l’abbiano scritte i fratelli Caponi (che siamo noi), debitamente asciugandosi il sudore dalla fronte per l’improba fatica.
E poi, la scena delle scene. Milano, Piazza Duomo ancora aperta al traffico, Totò e Peppino mano nella mano che chiedono ad un vigile, un “ghisa” una semplice informazione. Il più classico degli sketch degli equivoci, in cui i due forestieri si rivolgono al vigile urbano per sapere “per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare”, solo per essere mandati, in modo abbastanza veemente a quel paese. Adoro talmente quelle battute da aver scelto l’audio dello sketch come suoneria per il mio cellulare ormai da molti anni. Quindi se lo sentite in giro, sappiate che Boomerissimo vi osserva…
Protagonista di quei due minuti e mezzo esilaranti è stato Franco Rimoldi, l’attore nei panni del ghisa.
Rimoldi non era un attore, ma un ballerino di rivista. Nella sua carriera è stato nelle più importanti compagnie degli anni Quaranta e Cinquanta: Macario, Wanda Osiris e, naturalmente Totò. Fu proprio lui a volerlo per quella scena, grazie all’aspetto austero. Sebbene Rimoldi fosse genuinamente milanese, fu doppiato da un attore di professione, seppur di Savona, uno che con la voce faceva miracoli, un certo Nando Gazzolo, che in carriera ha doppiato personaggetti come David Niven, Michael Caine, Frank Sinatra, Yul Brynner, Marlon Brando, Robert Duvall, Donald Sutherland, Laurence Olivier, Clint Eastwood e Henry Fonda.
Ma Rimoldi aveva una storia avventurosa ben oltre lo spettacolo. Durante la guerra fu mandato in Russia, fatto prigioniero e spedito in un campo in Siberia, dove sopravvissero solo in tre.
Dopo aver abbandonato il rutilante mondo dello spettacolo Rimoldi trovò un impiego a pochi passi da piazza Duomo, alla Rinascente, dove è rimasto fino alla pensione.
Da quasi milanese d’azione quale sono, continuo ad emozionarmi quando passo per piazza Duomo. Dribblando gli immancabili mentecatti con lo stick per farsi un selfie abbigliati in modo improbabile, ripenso a Totò e Peppino e alla Val Brembana.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it


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