Nel 1982 tutti cantavano “Un’estate al mare”. Pochi sapevano che Battiato l’aveva scritta appositamente per Giuni Russo e che dietro il ritornello c’era qualcosa di molto più oscuro.
Estate 1982, quella del Mondiale. Mentre ancora non ci siamo ripresi da quella sbornia, da qualche parte in Italia, qualcuno canticchia a squarciagola dentro l’auto o sotto l’ombrellone: «Quest’estate ce ne andremo al mare…». La melodia è leggera, il ritornello si attacca subito. Si attacca persino a me, che nella serietà della giovanissima età penso solo al jazz, a quello che mi aspetta in una settimana di Siena Jazz, la full immersion che forse farà di me un sassofonista vero (spoiler: non l’ha fatto). Un’estate al mare è la canzone perfetta per quell’estate piena di promesse. Quello che non sa chi la canta, e io meno di tutti, è che sta raccontando una storia amara, terribile. Una donna che fa un lavoro tremendo, e sogna una vacanza al mare come unico momento di libertà, in una vita che gliel’ha negata.

La storia di una prostituta, che evade dalla realtà volando nella musica, nel sogno degli ombrelloni, dei gabbiani, della vita che hanno tutti. È una canzone tremendamente dolorosa, ma in quell’estate spensierata pochi se ne accorgono. Io, che di canzonette non mi interesso, al massimo talvolta le canticchio, per esempio, l’ho scoperto oggi.
Un pezzo su misura.
Franco Battiato non aveva una canzone nel cassetto, come spesso succede. Scrisse il testo proprio per Giuni Russo, una canzone cucita su misura. Forse una specie di ricompensa per l’amarezza che anche lui aveva talvolta inflitto a Giuni. Era un pezzo che nessuno, se non lei, avrebbe potuto cantare. Pensato su misura per quella voce capace di salire fino all’imitazione del verso dei gabbiani.

Un’Estate al Mare uscì a luglio del 1982 e in poche settimane diventò il successo più grande di un autore e di un’interprete che erano stati sperimentali e che avevano cominciato a frequentare la musica popolare quasi come uno scherzo. Secondo in classifica, rimase in hit parade per mesi. Tutti la cantavano. Nessuno capì davvero di cosa parlava. Nel paradosso di quella nuova faccia di Battiato e di Giuni Russo questo rappresenta il lato più interessante, e pieno di conseguenze.
Una storia complicata
Battiato era arrivato da poco al successo di massa. Con la sua aura da intellettuale distante da tutto, si era guadagnato l’amore della critica e quello di una piccola ma compatta squadra di interpreti che si contendevano i suoi pezzi come le grandi signore si strappano l’ultima creazione dello stilista del momento. Giuni, la sua musa di qualche anno prima, aveva dovuto lasciare un po’ di spazio ad Alice che, nel 1981, aveva vinto Sanremo con “Per Elisa”, un brano nato dallo stesso giro di creatività stralunata, ma che piaceva alle masse. Giuni, non fece quel Sanremo. Qualcuno ha raccontato che ci restò male. Oggettivamente è difficile separare le leggende e le sceneggiature da biopic dalla realtà vera. Quel che è certo è che Giuni, che aveva una voce persino più estrema e personale di Alice, ricevette un pezzo completamente diverso da “Per Elisa”. A personalissimo parere di uno che non si intende di canzonette, anche un pezzo molto migliore. Un tormentone estivo che nasconceva un sottotesto duro. Non ci fu nessuna lite plateale, non ci furono scenate che si conoscano. Ma resta vero che in quel momento il mondo di Battiato era diviso e conteso tra voci diverse, ognuna con il suo spazio. “Un’estate al mare” fu lucidamente realizzato per le capacità vocali di Giuni. Non sarebbe stato possibile farlo per nessun’altra, il che è forse l’omaggio più grande che un autore possa fare.
Un testo difficile
Il testo è un rovesciamento delle apparenze. In superficie parla di mare, ombrelloni, bagnini. Sotto racconta di una donna che lavora per le strade, è una delle “mercenarie del sesso”. Una donna che immagina di poter tornare a casa quando vuole, di potersi vestire come le pare, di non dover avere paura. È un potente sogno di libertà per chi la libertà se la può solo immaginare. Che poi è quello che succede un po’ a tutti. Non occorre essere prostitute, o quantomeno non in senso letterale. Più o meno in quel periodo, non ricordo se poco prima o poco dopo, cercai di spiegare questo concetto a mio padre, durante uno dei nostri animati pranzi familiari.
Preso dalla passione per i diritti civili, argomentai che chiunque vende qualcosa di molto intimo, di molto privato, come il talento, come quella percentuale di artista che molti di noi si portano dentro, è una puttana. Lo dicevo per riqualificare il concetto, che secondo me non meritava nessun tipo di censura. Ma gli diedi in sostanza della puttana, cosa che mi costo un potente ceffone in piena faccia, e non per quello che stavo effettivamente dicendo. Sostenne che stavo offendendo mia madre. Il mio testo rimase incompreso come quello di Battiato, ma riscosse decisamente meno successo.
La gabbia
Battiato fu decisamente più furbo. Una puttana più accorta, o più talentuosa. Prese il modello della canzonetta estiva e lo capovolse. Il ritornello che tutti ripetevano allegri diventa, dentro la storia, l’unico barlume di speranza di una vita che, in realtà, l’ha persa e lo sa. Giuni lo cantava con una voce che non era di questo mondo. Imitava i gabbiani con note altissime, quasi volasse via dalla canzone. Battiato aveva fatto con lei un patto artistico. Lei dava tutto quello che aveva, lui le dava il testo che la faceva brillare come nessun altro avrebbe potuto. Il successo fu enorme, perfino eccessivo. Giuni finì intrappolata in quella macchina di significati contrapposti che Battiato aveva montato, e finì prigioniera del suo lato leggero. Lei, sperimentalista e avant-garde considerava quel pezzo una parentesi commerciale, non il suo percorso naturale. Finì che proprio il brano che doveva valorizzarla e liberarla la chiuse in una gabbia che non voleva.

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Anche lei, mentre credeva di dire qualcosa di molto importante (e forse lo diceva), finì a toccarsi la faccia, cercando di capire come mai il mondo le aveva tirato quello schiaffo.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®


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