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Loretta Goggi Maledetta Primavera

Maledetta Primavera: l’urlo di Loretta Goggi che Berlusconi non voleva

Febbraio 1981. Berlusconi l’aveva rifiutata. I discografici volevano cambiarle il titolo. All’Ariston c’è una soubrette che ha deciso di smettere di esserlo. Una parola — una sola — cambia tutto.

Se devo essere sincero, da quel poco che posso ricordare della mia infanzia e prima adolescenza televisiva, Loretta Goggi non mi piaceva. Non mi faceva ridere, non trovavo che fosse quella grande imitatrice, delle abilità di soubrette mi interessavo poco.

Loretta Goggi Maledetta Primavera
Loretta Goggi – Boomerissimo.it®

E così, quel minimo di snobismo imposto anche dal rigido razionamento di spettacoli leggeri in vigore a casa mia, mi aveva fatto perdere un aspetto essenziale. Quella giovane artista col cilindro e l’interprete di una canzone che non so se sia bellissima o no, ma che mi torna in mente a ogni principio di primavera, sono la stessa persona. Ho dovuto renderemene conto andandomi a cercare “Maledetta Primavera” in questi giorni in cui quella specie di imprecazione, che viene sempre buona quando inciampi da qualche parte o ti dai una martellata sul dito, è tornata d’attualità e me la sono cercata su YouTube. E lì ho trovato proprio lei, una Loretta Goggi che non ricordavo, e che mi ha indotto a farmi qualche domanda, e a tornare a quel 1981 in cui Loretta Goggi saltò su un palco di Sanremo e lasciò tutti abbastanza di stucco.

Quel magico 1981

Era un’Italia, quella del 1981, che Loretta Goggi credeva di conoscerla bene. L’aveva fatta ridere, l’aveva fatta ballare, le aveva regalato imitazioni memorabili. La migliore pare fosse Mina (la Tigre di Cremona, che a me nella stupidità di quell’età ancora verde non piaceva). Anche se io non ne ho un buon ricordo, non doveva essere una cattiva performance, se riuscì (come riuscì) a far alzare un sopracciglio anche alla vera Mina.

Drive In Berlusconi e Ricci
Un Silvio Berlusconi molto perplesso da Drive In – Boomerissimo.it

Loretta era la ragazza simpatica, con il sorriso pronto e la voce duttile, quella che il sabato sera faceva sorridere il pubblico. Ma, onestamente, poco più. Era la ragazza giusta per presentarsi all’Ariston con una canzone come Benedetta primavera. E invece no. Lei pretese che fosse Maledetta, e vinse. E questo cambiò tutto e ci regalò una nuova Loretta Goggi.

La canzone che Berlusconi non voleva

Il pezzo era nato per chiudere Hello Goggi, il primo varietà della neonata Canale 5. Una sigla d’uscita, musica da fine serata, qualcosa di leggero che accompagnasse lo spegnimento del televisore. Scritta da Amerigo Cassella per il testo e da Totò Savio — storico leader degli Squallor — per la musica, arrivò a Loretta durante le sessioni dell’album Il mio prossimo amore.

Maledetta Primavera (1981)

Il pezzo era bello, il titolo graffiante. C’era però un problema: Silvio Berlusconi, genio della TV che però non sempre aveva il tocco giusto (non voleva Drive In, per esempio, come abbiamo raccontato qui), la giudicò troppo drammatica per una sigla televisiva e la scartò. Sentenza definitiva anche per i discografici, che al grande capo erano abituati a dare ragione. La canzone la volevano, ma avrebbero preferito ammorbidire il titolo in Benedetta primavera: più rassicurante, più rotondo, più da cartolina, più da Loretta. Secondo loro. Loretta invece lesse il testo, e se ne innamorò. Aveva qualcosa di drammatico che sentiva necessario, prima di tutto per se stessa. La canzone parlava di una donna che si innamora nel momento sbagliato, che maledice la primavera proprio perché il suo risveglio le ha fatto male. A Berlusconi e ai discografici ci pensò lei a dire di no. Quella primavera doveva rimanere “maledetta” o non l’avrebbe cantata. Berlusconi, autoritario ma capace di ascoltare, si fece venire il dubbio. E vinse lei. Ad ogni modo, a risolvere il dilemma della sigla ci pensarono anche questioni di palinsesto. Il varietà slittò ma la canzone era pronta, e Loretta e il suo manager decisero di non sprecarla. La mandarono all’Ariston. Hello Goggi arrivò sugli schermi di Canale 5 solo in autunno, mesi dopo il Festival — e a quel punto la canzone aveva già fatto il giro d’Italia da sola.

Quell’anno a Sanremo

Quello del 1981 fu un festival strano. Lo governava Claudio Cecchetto, il deejay con il caschetto che aveva rimesso in moto una manifestazione che gli anni Settanta avevano quasi ammazzato. C’era Alice con Per Elisa di Battiato — energica, volutamente aliena — e fu lei la vincitrice. C’era Eduardo De Crescenzo con Ancora, che non vinse nulla e rimase nell’orecchio di tutti per quarant’anni. C’erano i Dire Straits ospiti, i Bad Manners con il sedere in bella vista, i Ricchi e Poveri in tre invece di quattro, nel mezzo di una sanguinosa guerra legale.

Eduardo De Crescenzo non era una meteora
Eduardo De Crescenzo – Boomerissimo.it

Ma ci fu anche Loretta Goggi, che salì sul palco e attaccò piano, quasi timida, con quel pianoforte in apertura che non prometteva niente di drammatico. Poi arrivò il ritornello; “Maledetta primaveraaa…” Il pubblico dell’Ariston — abituato a Loretta allegra, Loretta brillante, Loretta che fa le voci di tutti — sentì qualcosa spostarsi. Aveva davanti una donna che aveva deciso di smettere di sorridere per contratto e di raccontare una storia, nei limiti sanremesi, drammatica. La Goggi finì seconda, per soli 36 voti su migliaia espressi. Una piccola beffa. Ma anche un risultato che nessuno, nemmeno lei, si aspettava.

“Un minuto dopo l’annuncio avevo le lenti a contatto che mi scivolavano sulle mani e mi colava tutto il rimmel. Non ci pensavo proprio”

Un boom planetario

Quella canzone uscì dall’Ariston e non si fermò più. Entrò in classifica alla terza posizione, ci rimase quattordici settimane, arrivò prima per cinque settimane consecutive. In un anno in cui non aveva fatto nemmeno una promozione — “non ho avuto il tempo materiale di pubblicizzare il disco”, raccontò la Goggi, finì tra gli otto singoli più venduti del 1981. Alla fine, circa due milioni e mezzo di copie. Ma non solo, l’ascoltarono, e ne fecero una propria versione, in Finlandia, in Messico, in mezzo mondo. Molte di quelle cover continuano ad essere presenti in radio e in TV ancora oggi. Chi l’avrebbe immaginato?

Una Primavera molto difficile – Boomerissimo.it®

“Maledetta Primavera” è una di quelle canzoni che entrano nelle orecchie e non escono più, che ricordi senza sapere perché, e che tornano fuori, specialmente se giri in ciabatte per casa e dai un calcio alla gamba del letto. Il merito è di una parola sola, scelta contro il consiglio di tutti. Anche di Berlusconi, che sapeva sbagliare ma anche ripensare. Una disciplina che dovremmo imparare un po’ tutti, anche senza darci martellate sul dito.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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