Dietro la dinastia più fotografata d’America si nascondeva un segreto di famiglia durato sessant’anni. La storia di Rosemary Kennedy, un orrore nascosto dalla storia ufficiale.
C’è una foto che la famiglia Kennedy non ha mai messo in cornice. Che non vedete nelle commemorazioni ufficiali, e spesso nemmeno nelle molte storie parallele, piene di pettegolezzo. Ma sempre, o quasi, con un buco. Rosemary, la figlia “sbagliata”. Quella che non ebbe il diritto di vivere.

Per anni la versione ufficiale è stata che la sorella invisibile fosse “malata”. Malata, e basta. Una spiegazione infantile. Di quelle che si usano quando non si vuole dire niente. La verità, quando finalmente venne fuori, era talmente brutale che si capisce perché Joe Kennedy avesse preferito il silenzio.
Rosemary Kennedy non era come tutti gli altri
La figlia che la famiglia Kennedy cercò di dimenticare aveva un nome, Rosemary. Era nata il 13 settembre 1918, terza figlia di Joe e Rose, i capelli rossi come la madre e il sorriso aperto e malandrino del padre. Da piccola era stata Kennedy come tutti gli altri: rumorosa, competitiva, affettuosa. Poi, crescendo, qualcosa si spezzò.

Le difficoltà e l’imbarazzo della famiglia cominciarono a mettere in secondo piano una bambina che imparava più lentamente dei fratelli, che faticava con la lettura, restava indietro nei giochi e si arenava in quelle conversazioni veloci che in casa Kennedy erano lo sport preferito. Un’arma per scalare il potere. In una famiglia ossessionata dalla performance, restare indietro non era possibile. Diventò una colpa, poi un’onta da cancellare. Joe e Rose non si arresero subito. Ci provarono in tutti i modi: scuole private, istitutrici, la portarono a Londra, quando Joe diventò ambasciatore. Ma il dramma era solo rimandato. L’adolescenza peggiorò le cose. Alla lentezza si aggiunsero scatti d’ira, comportamenti imprevedibili. Un po’ alla volta Rosemary diventa una ragazza che la famiglia non riesce più a “presentare”. Siamo nel 1938, Rosemary ha vent’anni, e Joe Kennedy, un uomo che ai problemi ha sempre risposto con soldi, potere e decisioni fulminee, comincia a cercare la soluzione definitiva. La trova nel 1941, si chiama lobotomia prefrontale.
Un cervello mutilato
È una soluzione feroce, anche se va detto che negli anni ’40 del ventesimo secolo non è ancora riconosciuta come un crimine, una mutilazione. In quegli anni medici “sperimentali” e persino luminari la considerano ancora una procedura quasi miracolosa, capace di “calmare” le menti difficili. Una terapia un po’ più radicale dell’elettroshock, altrettanto abbondantemente praticato (lo subisce Bud Powell, e non si riprenderà più; lo rischia Charlie Parker). Joe ha bisogno di soluzioni, si convince che la lobotomia lo sia e tira dritto, senza coinvolgere davvero la moglie Rose, più cattolica di lui e tutt’altro che favorevole a un intervento simile sul corpo della figlia. Il 4 novembre 1941, a ventitré anni, Rosemary entra in una clinica del Midwest. Quella che ne esce è una donna trasformata, spenta, mentalmente mutilata.

L’operazione è pericolosa, la sua si risolve in un disastro completo. Le distrugge gran parte delle capacità motorie e cognitive: non cammina più normalmente, non parla più in modo coerente, non può più badare a sé stessa. La ragazza che non si poteva presentare in società diventa un relitto da nascondere. Un cadavere ancora vivo. Joe Kennedy, che aveva firmato per “sistemarla”, non la rivedrà mai più. Non per crudeltà (o almeno così si dice) ma perché non riesce più a guardarla. Non riesce a confrontarsi con il risultato della sua decisione. Toccherà a Rose gestire tutto, in silenzio, per i successivi sessant’anni. La foto di famiglia rimarrà per sempre mutilata, come la mente di Rosemary. Mentre John diventa senatore e poi presidente, mentre Robert e Ted fanno carriera in politica, mentre Eunice e Jean costruiscono vite pubbliche di primo piano, Rosemary vive chiusa in un istituto del Wisconsin, accudita dalle suore, visitata di rado e sempre in gran segreto. Per il mondo, semplicemente, non esiste più. Il silenzio si romperà solo negli anni ’60, quando la sorella Eunice comincia a parlare. John F. è già alla Casa Bianca, la famiglia ha raggiunto il suo scopo. Il muro del silenzio crolla. Nel 1968 sarà di nuovo Eunice a fondare le Special Olympics: un’organizzazione sportiva dedicata alle persone con disabilità intellettive. Risarcimento tardivo, costruito su una tragedia che la famiglia si è inflitta da sola.
Joe Kennedy muore nel 1969 senza avere mai più rivisto la figlia, dopo quel novembre del ’41. Solo Rose continua a visitarla fino alla fine. Rosemary si spegnerà il 7 gennaio 2005, a ottantasei anni, dopo averne passati più di sessanta lontana, nascosta, occultata.
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Oggi, dopo sessant’anni, Rosemary è tornata, almeno nei musei della famiglia Kennedy. Ha finalmente il suo posto, la sua targhetta, la sua foto. Per sessant’anni è stata solo la figlia mancante. Quella che ha pagato fino in fondo il prezzo di una perfezione immaginaria, che non c’è mai stata. E che è costata molte vite.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®


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