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Assassinio Bob Kennedy

Morte a Bob Kennedy: la prima Intifada Americana

Un assassinio eccellente, premonitore, eppure ignorato. Perché abbiamo voluto dimenticare l’esordio dell’Intifada in America?

La memoria americana, ma non solo, è decisamente strana. Si aggancia a certi simboli, ne lascia scivolare altri nell’oblio. Spesso si trova davanti a scioccanti prime volte, e si dimentica i precedenti. 

Assassinio Bob Kennedy
Bob Kennedy (Public domain – Library of Congress) – Boomerissimo.it®

Per anni abbiamo pensato che l’America non avesse un problema di terrorismo islamista. Poi è arrivato un giorno di settembre, e tutto è cambiato. Quasi nessuno ricordava più dell’attentato di otto anno prima, quando Ramzi Yousef, facendo esplodere un furgonenel garage dello stesso World Trade Center, aveva cercato la stessa strage, uccidendo 8 persone e ferendone un migliaio. Un attentato importante, sanguinoso, organizzato. Che però non era rimasto nella memoria, se non di pochi specialisti di terrorismo.

Più recentemente, solo poche settimane fa all’ingresso di un evento che organizzava dialogo interreligioso e aiuti umanitari, sono stati uccisi due fidanzati, un israeliano e un’americana: Yaron Lischinsky e Sarah Milgrim. Il grido di Elias Rodriguez dopo avere consumato il suo gesto non lasciava dubbi, e nemmeno la sua affiliazione. Si è detto che l’Intifada era arrivata per la prima volta in America.

Bob Kennedy, l’ultima campagna – Boomerissimo.it

Si è commessa così una doppia dimenticanza. Da un lato, l’attentato della notte di Capodanno a New Orleans, quando Shamsud-Din Bahar Jabbar, 42enne cittadino statunitense, ha scaraventato il suo pick-up Ford F-150 sulla folla che festaggiava, uccidendo 15 persone e ferendone 35. Una drammatica tragedia che l’attentatore, ucciso nelle fasi successive alla tragedia, non potrà più aiutare a chiarire. 

Eppure, se anche questa tragedia avesse una radice nel conflitto israelo-palestinese, se anche fosse un giorno dimostrato che l’attentatore era motivato dall’urgenza di liberare la Palestina, né lui, né Rodriguez sarebbero gli autori del primo attentato riconducibile alla “Globalizzazione dell’Intifada”. Il tema, e i suoi mezzi, sono arrivati negli Stati Uniti addirittura cinquant’anni prima. E non con un’attento qualunque, ma con l’assassinio di un candidato presidente che aspirava seriamente alla vittoria, fratello di un altro presidente e quindi collegato ad un altro attentato, quello sì indimenticabile, avventuto a Dallas quattro anni prima.

Certezze e misteri dell’assassinio di RFK

Doppiamente in ombra e quasi dimenticato, tra i grandi fatti di sangue della storia americana, c’è l’assassinio di Robert Fitzgerald Kennedy, il fratello di John.

John Kennedy
JFK e la Lincoln di Dallas – Boomerissimo.it

Forse una delle sue colpe è quella di essere troppo netto, troppo lineare, troppo chiaro nelle sue responsabilità e obiettivi. la mente del pubblico si eccita nel mistero, e tende a rimuovere i fatti troppo comprensibili.

Tra mille misteri angosciosi della storia recente americane, l’assassinio di Bob Kennedy brilla per chiarezza: è il primo episodio di Intifada (dovevano ancora passare trent’anni perché il termine fosse inventato, ma tant’è) consumato sul suolo americano. Non Washington 2023, e nemmeno il Capodanno precedente a New Orleans.

Il primo delitto che abbia come protagonista un terrorista palestinese avviene a Los Angeles, il 5 giugno 1968. A pagare con la vita è quel fratello minore, che secondo molti era il vero ispiratore della stagione dei diritti civili di JFK. Resterà un omicidio cadetto, senza nessuna commissione d’inchiesta federale, sepolto in un tribunale locale californiano. Un colpevole, Sirhan Sirhan, colto in flagrante. Una motivazione politica chiarissima, eppure scomoda, che l’America del tempo non vuole riconoscere, preferendo la comoda scappatoia del “pazzo isolato”.

Quel terribile 1968

Il 1968 è un anno di svolta un po’ in tutto il mondo. Da quell’anno fatale in poi nulla sarà più come prima. Non in Francia, non in Italia. E nemmeno in America. Soprattutto in America.

Assassinio Bob Kennedy
Martin Luther King (Wikimedia Commons)- Boomerissimo.it®

Il 1968 rappresenta per molti versi una svolta cruciale per le tensioni sociali e i conflitti razziali che stanno ridisegnando l’identità di un paese che non è più quello delle casalinghe con la torta e delle (bellissime) auto con le pinne. 

Dopo l’assassinio del fratello e la rinuncia di Lyndon Johnson, vittima delle contestazioni per il suo ruolo di propulsore nella guerra del Vietnam, Robert Kennedy si trova a guidare la corsa delle primarie democratiche, chiaramente favorito sul vicepresidente uscente Hubert Humphrey (una specie di Kamala Harris del suo tempo, dunque). La sua candidatura “esterna” è quella più direttamente erede  del Kennedy già assassinato, con in più il flavor ancora più progressista nel campo dei diritti civili e contro la guerra del Vietnam.

Dopo la chiara vittoria in California, Bob Kennedy sembra inarrestabile, alla guida di una coalizione trasversale di lavoratori sindacalizzati, studenti, minoranze, veterani di guerra contro la guerra. 

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Il clima è drammatico, infiammato dall’assassinio di Martin Luther King Jr., avvenuto il 4 aprile dello stesso anno, dalle rivolte. il giovane Kennedy sembra l’unico capace di dominare la crisi e di mettere insieme il mosaico americano che, allora come oggi, sembra pronto a saltare in aria. 

L’attentato e le prove Materiali

L’omicidio di Robert Kennedy avviene in circostanze che, a differenza di quelle che dell’attentato di Dallas, sono chiarissime, ampiamente documentate e testimoniate da numerosi presenti. Dopo aver pronunciato il suo discorso della vittoria nella Embassy Ballroom dell’Hotel Ambassador, Kennedy si dirige verso la conferenza stampa attraversando la cucina dell’hotel. 

Assassinio Bob Kennedy
Sirhan Bishara Sirhan ieri e oggi (wikimedia commons) – Boomerissimo.it®

È ciorcondato da diversi membri del suo staff, giornalisti e sostenitori, quando Sirhan Sirhan si avvicina e spara otto colpi con un revolver Iver Johnson Cadet 55-A calibro .22.

Immediatamente la scena piomba nel caos: Kennedy viene colpito tre volte, con il proiettile fatale che lo raggiunge dietro l’orecchio destro a una distanza di circa 2,5-7,6 centimetri. Sono cinque i presenti che rimangono feriti: giornalisti, un sindacalista, attivisti della campagna. Kennedy muore tra le braccia di un cameriere ispanico, che gli consegna un rosario da stringere tra le mani, mentre il senatore muore, accertandosi che tutti gli altri stiano bene. 

Questioni balistiche minori hanno solo leggermente increspato le certezze di un caso che ammette pochi dubbi. 

“Kennedy deve morire prima del 5 giugno”

Sirhan Bishara Sirhan, è senza alcun dubbio il responsabile della morte. Nato a Gerusalemme nel 1944 da una famiglia palestinese cristiana, si era trasferito negli USA all’età di dodici anni, senza per questo perdere la passione bruciante per la sua causa nazionale. 

La vittoria di Israele nella Guerra dei Sei Giorni – Boomerissimo.it

Durante gli interrogatori e il processo Sirhan ha spiegato chiaramente le ragioni del suo gesto:  il sostegno di Kennedy a Israele, particolarmente dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967.

Sirhan teneva un diario personale, scoperto dopo l’arresto, nel quale gli investigatori hanno potuto rintracciare l’evoluzione della sua ossessione omicida. Nella pagina del 18 maggio 1968, aveva scritto: “La mia determinazione di eliminare R.F.K. sta diventando sempre di più una ossessione che non posso allontanare… Kennedy deve morire prima del 5 giugno”. 

Era l’anniversario della Guerra dei Sei Giorni e Sirhan arrivo in ritardo soltanto di un giorno.

 “Posso spiegarvelo. L’ho fatto per il mio Paese”
–Sirhan Sirhan

Se le motivazioni di Oswald rimangono misteriose, contestate e fumose, tutto il contrario vale per quelle di Sirhan. La morte di RFK è il debutto americano della causa “Free Palestine”

Un omicidio troppo chiaro per i complottisti?

Si calcola che omicidio di JFK abbia dato origine a oltre 200 teorie del complotto diverse. Incalcolabile il numero di documentari e di film di inchiesta prodotti alla ricerca di una verità che nemmeno la desecretazuione definitiva di tutto il materiale della Commissione Warren sembra avvicinare. 

Kennedy colpito – Boomerissimo.it

L’assassassinio di RFK è al confronto decisamente meno praticato: una manciata di teorie piuttosto bizzare, che non hanno mai attaccato più di tanto nella fantasia popolare. 

La differenza risiede forse negli ingredienti necessari per cucinare una efficace teoria del complotto: l’evento deve essere sufficientemente ambiguo da permettere proiezion e scatenare l’immaginazionei, ma non così caotico da risultare del tutto incomprensibile. L’Ambassador Hotel offrva decisamente troppe certezze: 77 testimoni, riprese audio, un killer catturato sul posto.

Tutto troppo chiaro, troppo trasparente per un nuovo Oliver Stone, che infatti non si è mai manifestato 

Dopo il 1963 l’America cercava nel complotto una storia che riparasse la sua umiliazione. L’assassinio di Bob fu invece assorbito da un approccio romantico, quello della famiglia dannata e del fratello minore sfortunato. Il capitolo finale di una saga dolorosa. 

Eppure ci sarebbe molto da indagare e da ripensare in quell’assasinio che più che essere l’ultimo dei terribili omicidi degli anni ‘60, è il primo di una nuova fase della storia americana. Il primo tuono di un temporale esploso in tutta la sua violenza 50 anni dopo.

È il primo atto di globalizzazione dell’Intifada, un programma oggi di moda nelle Università americane, i cui sviluppi, dopo i primi omicidi sono ancora tutti da scoprire. L’attentato di Bob Kennedy è una anticipazione quasi profetica della politicizzazione delle diaspore e del loro scontro col mito americano.

Sirhan ha evitato grazie a una fortunoso momentaneo cambiamento di legislazione la pena di morte. Ottantenne, è ancora è detenuto presso la Richard J. Donovan Correctional Facility a San Diego. Ha richiesto la libertà condizionale molte volte, e sempre gli è stata negata

È convenuto a tutti dipingere Sirhan come uno squilibrato. L’America preferiva non riconoscere la legittimità della sua causa, e soprattutto la sua potenzialità di esplosione politica. 

Oggi, quelle potenzialità sono esplose, trasformando le università americane e il territorio delle grandi città in uno spazio conteso, nel quale si scontrano prospettive politiche, culturali e religiose, con la partecipazione niente affatto straordinaria di potenti attori internazionali. 

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Sirhan Sirhan è dietro le sbarre, le ripercussioni e le ramificazioni del suo gesto, invece, continuano a muoversi e ad accelerare negli spazi fisici ed elettronici della realta americana (e non solo)

Antonio Pintér – Boomerissimo.it®

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