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Stanley Kubrick sergente Hartman

Stanley Kubrick era peggio del sergente: gesto sconsiderato sul set di Full Metal Jacket

Anche Kubrick sul set di Full Metal Jacket finì per spingere uno dei suoi “soldati” a un gesto autolesionista terribile.Molti anni dopo la sua scomparsa viene da chiedersi se alcuni dei personaggi di Stanley Kubrick non riflettessero alcuni dei suoi geniali squilibri.

🇬🇧 English translation -> [here]

Non c’è genio senza follia, pensano in molti. E se vi è capitato di vivere e lavorare accanto a figure di statura fuori del normale, sapete che in questa saggezza popolare c’è del vero. I geni sono figure pericolose, per loro stessi prima di tutto. E purtroppo, spesso, anche per gli altri. 

Stanley Kubrick sergente Hartman
Stanley Kubrick e il suo doppio, il Sergente Hartman – Boomerissimo.it

Stanley Kubrick, diciamoci la verità, di essere un tantino fuori dalle righe ce lo aveva quasi scritto in faccia. Nei suoi occhi spiritati ardeva il fanatismo, la determinazione assoluta al capolavoro e alla perfezione. È uno spirito che non ammette sconti verso se stessi, e che può diventare addirittura devastante per chi si trova preso nella ruota inesorabile che deve portare ancora non si sa bene dove, ma certamente lontano, in alto, dove nessuno è arrivato prima. 

A tenere Kubrick sotto schiaffo ci sono riusciti in pochi. Uno, certamente, come abbiamo raccontato qui, è stato Jack Nicholson, che finì per fare un film tutto a modo suo. È difficile sapere con quanta reale soddisfazione da parte del suo regista, che comunque non ha mai rinnegato Shining. A testimonianza che forse è proprio tra gente “contaminata” da un grano di follia che ci si intende meglio. 

Chi era il vero Sergente Hartman?

Le cose filarono molto meno lisce sul set di Full Metal Jacket, un anno di vero tormento dall’agosto del 1985 a settembre 1986. Kubrick aveva in mente di girare il film definitivo non solo sul Vietnam ma sull’impatto, sulla devastazione emotiva che la violenza produce sugli uomini, che ne vengono schiacciati e distrutti, in qualunque ruolo si trovino a viverla. 

Full Metal Jacket, il making of – Boomerissimo.it

Il film è la parabola distruttiva e autodistruttiva innescata dal fanatico Sergente Hartman, che serve il sistema e i suoi scopi, cercando di produrre macchine programmate per uccidere, e così facendo distrugge gli uomini che gli sono affidati. 

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Ma inseguendo questo potente messaggio umano, a essere distrutti furono molti degli uomini che accanto a Kubrick lavoravano. Il suo impegno fanatico e instancabile, i rifacimenti continui, persino la pretesa di separare attori e troupe dal mondo reale, di rinchiuderli nell’isolamento di un campo di addestramento diventato campo di concentramento, non solo nella fiction ma anche nella realtà, finirono per imporre un prezzo insopportabile a tutti. 

Nessuna scena era buona abbastanza, nessun dettaglio per quanto trascurabile poteva essere trascurato, un incubo che sembrava non avere mai fine, una pressione psicologica che doveva spezzare quelli che non erano all’altezza di farcela. Settimana dopo settimana di riprese fu sempre più chiaro che il vero Sergente Hartman non era quello davanti alla macchina da presa, ma quello che si ostinava a tormentare tutti sadicamente, dalla sua sedia di regista. 

La crisi e la rottura di un soldato

Era una situazione che sul set soffrivano tutti, ma che stava diventando insopportabile in particolare per uno dei soldati di Kubrick, più debole e vulnerabile degli altri. Più esposto alla pressione, più facile a cedere, perché lontano da lui, come se si trovasse in un altro pianeta, rispetto alle baracche dove si svolgeva la produzione, c’era sua moglie, incinta del suo primo figlio

Stanley Kubrick sergente Hartman
Matthew Modine e Vincent D’Onofrio – Boomerissimo.it

Quel soldato era Matthew Modine e sua moglie, Cori, stava avendo una gravidanza difficile e secondo i dottori, molto a rischio. Un problema che non sembrava sfiorare minimamente Kubrick, perso in quello che a molti dei protagonisti del set, sembrava ormai un vero e proprio delirio ossessivo.

Quando la gravidanza di Cori, verso il settimo mese, entrò in un una fase drammatica, i dottori decisero per un cesareo urgente. Modine corse da Kubrick e gli annuncio che avrebbe lasciato il set per una breve “licenza”: a casa sua non c’era solo un primo figlio che stava per nascere, ma una situazione difficilissime, in cui sua moglie aveva bisogno urgente del suo aiuto. Kubrick ascoltò. E rifiutò di lasciarlo partire. 

“È lei che sta avendo il bambino, non tu. Sarai solo d’impiccio”
–Stanley Kubrick a Matthew Modine

Modine piombò nella disperazione e da lì, nello stato più pericoloso di tutti. Quello in cui, nel fondo dell’abisso, sembra accendersi una lampadina. La soluzione è vicina è a portata di mano, basta premere il grilletto, affondare il coltello, e tutto sarà risolto. L’incubo sarà finito. 

Modine estrasse il coltello e fuori di senno minacciò di affondarlo contro se stesso. Se non poteva lasciare il set col consenso di Kubrick lo avrebbe lasciato d’urgenza, trasportato da un’ambulanza. Non è chiaro se questo sviluppo drammatico, un momento in cui due follie si trovano di fronte e rischiano di distruggersi a vicenda, aprì gli occhi a Kubrick. 

Matthew Modine in Full Metal Jacket – Boomerissimo.it

O forse, molto più semplicemente, quell’uomo che sarebbe stato disposto a tutto per arrivare in fondo al suo film, capì che non ce l’avrebbe comunque fatta. Un attore ferito, forse morto, sarebbe stato per la sua produzione un danno ancora maggiore di un attore in licenza temporanea, al capezzale di sua moglie e di suo figlio.

A spezzarsi, un attimo prima della tragedia finale, fu il Sergente Hartman che stava in Stanley Kubrick. Matthew Modine poté raggiungere sua moglie per qualche giorno, prima di tornare nello spettrale scenario di quel set, per arrivare alla fine di quel percorso infernale, qualunque esso fosse. 

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Nessuno era ancora in grado di dire se sarebbe stato capolavoro o tragedia definitiva e finale. Fu capolavoro. E ci piace pensare che forse sia stato quello spiraglio di umanità, lasciato entrare quasi a forza, da una minaccia estrema, a salvare il destino del film. 

Tra genio e follia, per un momento aveva vinto il semplice buon senso, il bisogno di un uomo di vivere a casa propria il momento più importante della sua vita. Full Metal Jack era solo un film dopotutto. Anche se uno dei più grandi di tutti.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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Comments (

2

)

  1. 2001: Boomerissimo nello spazio – Boomerissimo

    […] c’è chi lo adora e chi scappa a gambe levate ai titoli di testa. Fellini si complimentò con Kubrick, John Lennon, nume tutelare dei Beatles, affermò di guardarlo almeno una volta a settimana, altri […]

  2. Shining: dietro quella porta c’erano altri due film – Boomerissimo

    […] film precedente del regista, Barry Lyndon, non aveva riscosso molto successo, per questo Kubrick decise di cambiare completamente genere. Anni prima gli era stato proposto L’esorcista; lui […]

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