Sylvester Stallone è un grande uomo di cinema, e lo è anche grazie al suo approccio semplice e istintivo, che lo rende simile ai suoi personaggi leggendari: Rambo e Rocky. Delle volte un po’ troppo…
Ci sono cose per cui non si può non amare Sylvester Stallone. Uno che non si è mai capito quanto abbia studiato del cinema, ma che lo capisce come pochi altri e (insieme, va detto, a notevoli fallimenti) ha portato sullo schermo saghe leggendarie come Rocky e Rambo.

Storie di storie, che si sono evolute con il tempo. Ma che nascono anche e soprattutto dalla totale identificazione di Stallone con l’underdog, il tagliato fuori che poi ce la fa. Cioè con se stesso, come abbiamo raccontato qui, per esempio.
Se interpreta un pugile, Rocky si convince di essere un pugile. E può anche succedere che le prenda veramente. E rischi di farlo ancora. Come Rambo non risulta fortunatamente che abbia mai sparato a nessuno. Ma con il passare del tempo, e con sempre più mitragliatrici appese al collo, quella del fisico è diventata una vera e propria ossessione. Se nel primo Rambo Stallone era un ragazzo grosso ma normale, quando è arrivato a Rambo II era ormai una totale montagna di muscoli, un culturista iperproteico deciso a rivaleggiare con gente come Arnold Schwarzenegger. Sì, perché quando Stallone prende un modello con cui misurarsi, non teme certamente le sfide temerarie.
Quel giorno sul set di Rambo III: l’incontro con la fatina
Rambo III fu l’ennesimo episodio della serie, nella quale l’originale John Rambo, da outsider e sconfitto aveva ormai pienamente assunto il ruolo di supereroe inossidabile. Da rifiuto dell’America a suo difensore senza limiti geografici né di volume di fuoco (e di muscoli).
Alcune delle scene più spettacolari vennero realizzate nel deserto israeliano, che pretendeva di essere Afghanistan. Ma se la location era illusoria, il caldo, la sabbia, i problemi della vita nel deserto erano veri.
E fu qui, attratta dalla scena e dalla personalità di Stallone il mattatore, che mamma Rai, allora in piena esplosione creativa, decise di realizzare uno scoop, spedendo a intervistarlo la “fatina” di Sereno Variabile, Maria Giovanna Elmi. Una che a quei tempi avrebbe potuto fregiarsi con qualche ragione del titolo: ”la più amata dagli italiani”.
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Il programma prevedeva continue incursioni all’estero, nei luoghi più esotici.
“Una puzza esagerata”
Era normale aspettarsi di tutto. Perfino che appena arrivata in zona-Rambo, lui la catturasse come una specie di guerriero, la facesse montare su un cavallo nero e la portasse a galoppare nel pieno del deserto.

Lì per lì la Elmi non si scompose. Più complesse diventarono le cose quando Stallone arrivò finalmente alla sua roulette-alloggio-camerino e decise di mostrare i doni della sua ospitalità alla sua intervistatrice italiana. Ha raccontato la Elmi:
“ha aperto il frigo pieno di carne e pesce, una puzza esagerata. Lui mangiava solo proteine per il fisico, Mi ha offerto il pranzo ma ho declinato”
–Maria Giovanna Elmi su Sylvester Stallone
Evidentemente il clima torrido del deserto e la scarse prestazioni dei frigoriferi mobili si erano alleati per trasformare Sylvester Stallone non solo in una montagna umana, ma anche in una creatura selvaggia, capace di cibarsi di carni e pesci andati a male e in pieno stato di decadimento.
Ottimo per la resa cinematografica, meno per sedurre una reginetta italiana sempre pettinata e incipriata, e per niente incline al ritorno brutale alla natura.
Fu comunque una bella intervista. Avrebbe potuto essere anche una bella storia d’amore? Forse in un altro luogo, o in un’altra vita, o in un’altra saga.
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Attendiamo sviluppi nel nuovo serial “The Family Stallone”, di cui ovviamente non perderemo una puntata.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it


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