L’ultimo segreto di Ed Gein: cosa nasconde quel misterioso baule? L’intervista inedita che svela una nuova verità sul serial killer che ha ispirato Psycho
Ed Gein aveva nulla per esercitare fascino. Non era charmant e di parola sciolta come Ted Bundy, né aveva l’aspetto rassicurante dello studente brillante che riusciva a convincere le sue vittime a seguirlo.

In un certo senso anche Ed Gein (si legge “ghin”, per chi avesse voglia di saperlo) era un personaggio rassicurante. Era lo “scemo del villaggio”, un po’ bizzarro, dalla scarsa igiene e con conseguente sgradevole effluvio, ma indefesso ed affidabile lavoratore.
Il (quasi) capostipite
E’ stato una sorta di capostipite dei serial killer, come abbiamo già raccontato, non tanto perché sia stato il primo in assoluto, la storia abbonda di assassini tanto efferati quanto prolifici, ma perché è stato tra i primi ad avere copertura mediatica.

Il passato ha il privilegio e l’onore di poter contare solo sulle parole scritte che, seppur forti ed evocative, non sono impattanti quanto un’immagine e per di più in movimento. Chi non legge non può provare orrore per narrazioni di eventi terribili e sanguinari, chi guarda la televisione (o il web) si indigna per ciò che viene mostrato in modo direttamente proporzionale all’enfasi che in quelle immagini vengono profuse.
Il primo assassino seriale “popolare” è stato Jack lo Squartatore. Il buon Jack ha avuto la ventura di agire quando la fotografia era già stata inventata. Esistono infatti immagini delle sue vittime, l’uomo poi, seppur rimasto sconosciuto, ha interagito con la polizia ed i giornali tramite lettere che hanno contribuito a crearne il mito. Certo, se all’epoca ci fosse stato l’esame del DNA, il colpevole sarebbe stato presto scoperto e addio al mito.
Ed Gein invece è stato “fortunato”. Televisione e giornali hanno documentato le sue azioni e lo hanno reso riconoscibile. Conosciamo il suo volto, il modo in cui si muoveva e la sua voce. Le sue vittime hanno un volto ed il suo processo è ben documentato. Nel 1957 il suo arresto ha avuto una incredibile eco ed è diventato un fenomeno di massa. Tutti ne sono rimasti colpiti, soprattutto i suoi concittadini, tutti hanno detto la loro. Sull’onda di quello shock lo scrittore Robert Bloch scrisse nel 1959 il romanzo Psycho da cui fu tratto il film di Hitchcock.
Il fascino dell’assassino
Tra coloro che rimasero affascinati dalla vicenda del serial killer di Plainfield, dalla sua casa degli orrori, dai suoi arredi in pelle umana ci fu anche Errol Morris.

Errol Morris è un regista/documentarista che come molti all’epoca rimase molto colpito dalla vicenda. Nel 1975 era uno studente all’Università di Berkeley che si interessava di psicologia criminale. Nei primi anni Settanta Morris stava aveva deciso di fare la tesi sull’infermità mentale. Dato che Gein era il suo chiodo fisso fece in modo di avere una lettera di presentazione dal preside della Scuola di Criminologia da presentare al sovrintendente dell’ospedale dove Gein era rinchiuso. Lì lo incontrò ed ebbe modo di parlargli, di intervistarlo. Appena mise piede nell’ospedale Morris si rese conto che Gein era in ottima compagnia a cominciare dal direttore della struttura.
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La conversazione con colui che gestiva l’ospedale può essere definita surreale, se non molto peggio. Morris pensò tra sé e sé che costui: “was as crazy as anybody I was talking to in the hospital.” Secondo lui Gein non era un cannibale, dato che, anche se avesse effettivamente mangiato carne umana, non gli era affatto piaciuta. A questo punto Morris pensò “I was entering into a sort of strange, surreal world of Looney Tunes.” Da quelle conversazioni Morris si convinse che Gein gli piaceva: “I found him really strange and funny, perverse, ironic — not stupid. Crazy, but not stupid”. Affermò Morris.
Decise allora di scrivere un libro su Plainfied, la città dove Gein aveva commesso fli omicidi e dove si era trasferito. Lì aveva conosciuto i vecchi vicini di Gein. Ma nonostante avesse accumulato ore e ore di interviste registrate su cassette, non ci è mai riuscito. Le cassette sono ancora sigillate, chiuse e nascoste in un baule in un seminterrato dell’autore, in attesa che a lui venga il desiderio di ordinarle e condividerle con noi.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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