Gli orologi sono portatori di storie, curiose, divertenti e a volte inumane
A noi di Boomerissimo gli orologi piacciono, non tanto da indebitarci in prima persona e i nostri discendenti per averne, ma tanto da apprezzare un bell’oggetto, di buona fattura, magari indossato da uno dei personaggi che ci sono cari.

Anche un dettaglio del genere fornisce un valore aggiunto ad un segnatempo, lo fa diventare famoso tanto quanto il suo proprietario.
Ne sono prova gli orologi appartenuti a Paul Newman, Steve McQueen, il Pepsi di Magnum PI, il Root Beer di Clint Eastwood, segnatempo che alle aste di memorabilia raggiungono cifre importanti per la volontà dell’acquirente di assicurarsi non solo un oggetto di orologeria, ma un pezzo del proprio idolo.
Pezzi famosi e, in qualche caso, famigerati.
Famigerato orologio, famigerato proprietario
In questo caso si parla di un orologio famigerato, tanto quanto odioso e maligno è stato il suo proprietario: Hermann Göring.
Per chi non sia forte in storia ricordiamo brevemente le opere e le gesta di questo odioso figuro.
Quando nacque, sua madre tenendolo tra le braccia esclamò: “Hermann diventerà o un grande uomo o un grande criminale!” Lei stessa deve aver dato però credito alla seconda ipotesi, infatti lo lasciò alle cure di un’amica fino ai tre anni. Durante la Prima Guerra Mondiale si distinse come pilota di caccia. Fu abbattuto e passò molti mesi in ospedale, per liberarsi dalle schegge e dalle infezioni. Si unì al Partito Nazista nel 1922 e partecipò al fallito Putsch di Monaco nel 1923.
Dopo l’ascesa al potere di Hitler, Göring divenne il suo secondo, fu comandante in capo della Luftwaffe, presidente del Reichstag, ministro dell’Interno prussiano e plenipotenziario per il Piano Quadriennale. A lui si deve la Gestapo e i primi campi di concentramento.
Göring sviluppò una dipendenza dalla morfina a causa delle ferite di guerra. Arrivò a farsi due iniezioni al giorno. Molto presto l’aitante eroe di guerra di pura razza ariana, indomito e scattante, lasciò il posto ad un informe tossico in sovrappeso. Tendeva all’eccesso in ogni cosa. Dopo la morfina passò alla paracodeina. Al momento della cattura, quando si arrese dopo che Hitler lo aveva scaricato, aveva con sé quarantanove valigie stipate di opere d’arte e tesori saccheggiati, ma due di queste contenevano oltre ventimila pillole di paracodeina. Un colonnello americano disse di lui: “Quando Göring venne da me a Montfort, era un piagnucoloso patetico con due valigie piene di paracodeine. Pensavo fosse un venditore di farmaci”.
La sua collezione d’arte comprendeva oltre mille e trecento dipinti, molti dei quali rubati a famiglie ebree deportate nei campi di sterminio.
Al processo di Norimberga, Göring fu accusato e condannato per tutti e quattro i capi d’imputazione: cospirazione, crimini contro la pace, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. La sentenza lo definì “il principale aggressore di guerra” e “il creatore del programma oppressivo contro gli ebrei”. La sentenza di morte doveva compiersi per impiccagione, ma Göring suicidò con una capsula di cianuro la notte prima dell’esecuzione.
L’orologio
La prigione di Norimberga aveva fatto bene al nazista, la dieta del carcere lo aveva fatto dimagrire e per forza di cose si era anche disintossicato. Il suo atteggiamento durante il processo fu detestabile, quando era presente, da dietro i suoi occhiali da sole, manteneva un atteggiamento di supponenza e faceva dell’ironia quando gli venivano contestati gli addebiti. Anche con i suoi nazicompari era tutt’altro che affabile. Convinto di essere l’erede di Hitler, per un atto siglato nel 1941, ma dimentico che quello stesso atto era stato revocato dal Führer nell’aprile del 1945 (e lui era finito ai domiciliari), trattava tutti con scostante sufficienza.

A molte udienze non si presentò. Millantò una sciatica che nessuno dei medici del carcere riconobbe e che tirava fuori come il coniglio dal cilindro ad uso e consumo di medici e militari.
Preferiva rimanere in cella, a discutere con gli psichiatri che dovevano stendere la perizia su di lui, con i militari americani che si occupavano della sua sorveglianza. La famiglia poteva fargli visita solo raramente.
Le regole erano abbastanza stringenti. I detenuti dovevano dormire con il viso e le mani esposti sopra le coperte in ogni momento. Erano tenuti sotto costante sorveglianza visiva e le luci venivano accese nelle celle ogni quindici minuti durante la notte come forma di controllo anti-suicidio.
Tra gli addetti alla sorveglianza c’era anche Jack G. Wheelis, un tenente dell’esercito americano che faceva parte dell’International Security Detachment. Ogni prigioniero aveva una guardia posizionata di fronte alla porta della cella e capitava che si instaurasse tra loro una sorta di rapporto, insomma chiacchieravano. Wheelis e Goering avevano un punto in comune: erano entrambi appassionati cacciatori e spesso si intrattenevano con racconti venatori. Tra i due si instaurò qualcosa che se non di può definire amicizia, era qualcosa di molto simile. Nel corso dei loro incontri Göring regalò a Wheelis diversi oggetti personali, tra cui l’orologio Universal Genève Compax con la sua firma incisa sul retro, una penna d’oro, un portasigarette d’oro, un paio di guanti di pelle scamosciata e una spilla del Partito Nazista appositamente realizzata per la Festa del Lavoro del 1934.
L’orologio era un cronografo prodotto dalla manifattura svizzera fondata nel 1894. Universal Genève era rinomata per la produzione di orologi di alta qualità e si posizionava tra i marchi più rispettati dell’orologeria ginevrina insieme a nomi come Patek Philippe e Rolex.
Il Compax era uno dei modelli più celebri. Lanciato negli anni Trenta divenne popolare durante la Seconda Guerra Mondiale per la sua precisione e funzionalità. Era dotato non solo di un meccanismo di cronometraggio automatico ma anche di un cronografo integrato.
Il modello posseduto da Göring aveva una cassa antimagnetica con impressi sul retro i numeri “804383” e “22430”, e sopra questi numeri era incisa la firma “Hermann Göring”. L’incisione era stata realizzata con notevole perizia tecnica e, secondo quanto riportato, presumibilmente eseguita su richiesta di Göring stesso nel carcere di Norimberga come gesto personale per il tenente Jack Wheelis.
Il 4 luglio 1946, Wheelis fu nominato assistente ufficiale operativo e posto a capo del deposito bagagli dove erano conservati gli effetti personali dei prigionieri. Questa posizione avrebbe potuto dargli accesso agli oggetti personali di Göring, un elemento che diventerà cruciale nelle teorie sul suicidio del nazista.
L’ex plenipotenziario si suicidò la notte prima dell’esecuzione, come abbiamo detto. La sua vita era giunta al termine, ma cominciava allora il mistero: chi gli aveva consegnato la capsula di cianuro?
Ben Swearingen nel libro “The Mystery of Hermann Goering’s Suicide” suggerisce che Wheelis, in cambio dei regali ricevuti tra cui l’orologio, avrebbe aiutato Göring a recuperare la capsula di cianuro occultata nei bagagli. Ipotesi suggestiva che non combacia con le risultanze dell’inchiesta degli americani. Secondo loro il prigioniero aveva avuto la capsula con sé per tutta la prigionia, nascondendola di volta in volta in vari meandri del suo corpo. L’ipotesi sarebbe avvalorata dalla nota lasciata da Goering all’atto del suicidio, sempre che si possa dare credito alle sue parole.
Il destino dell’orologio
Wheelis conservò l’orologio Universal Genève fino alla sua morte avvenuta nel 1954. Successivamente divenne parte della collezione privata di John K. Lattimer, anche lui legato agli eventi dello storico processo. Era stato ufficiale medico generale. Lattimer era un collezionista di cimeli nazisti e memorabilia militari, e tenne l’orologio nella sua collezione fino alla sua morte, nel 2007.

Nel 2016, la collezione, incluso l’orologio di Göring, fu messa all’asta da Hermann Historica a Monaco di Baviera. L’orologio fu valutato tra i duemila duecento e i duemila settecento dollari. Un anonimo acquirente argentino si aggiudicò più di cinquanta artefatti dalla collezione, per una cifra superiore agli ottocento cinquantamila dollari. Tra questi oggetti c’era anche l’orologio di Göring, battuto per quarantasettemila cinquecento dollari. Un bel ricarico, un gesto d’affezione. Il compratore si presentò all’asta vestito con abiti scuri e indossando un cappello da baseball, e quando un giornalista di Bild gli chiese chi fosse, rifiutò di dare il suo nome dicendo solo che veniva dall’Argentina. Utilizzò il numero 888 per fare le offerte, evocando il codice neonazista 88 che rappresenta l’ottava lettera dell’alfabeto e sta per il “caro” saluto “Heil Hitler”.
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L’asta fu controversa e il Consiglio Centrale degli Ebrei in Germania presentò una mozione nel tentativo di annullarla, inutilmente, definendola “scandalosa e disgustosa” per il fatto di trarre ancora una volta profitto da cimeli nazisti e dal dolore di un popolo. Purtroppo la Ratline aveva funzionato bene.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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