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Otto Skorzeny Mossad

La seconda vita di Otto Skorzeny: un nazista a caccia di nazisti

Un nazista sulla lista di Wiesenthal. Un Mossad a corto di opzioni. Una proposta impossibile nel cuore della Guerra Fredda. La storia vera dell’Operazione Damocle.

Quando nel luglio del 1962 la tradizionale parata militare egiziana organizzata da Nasser vede sfilare un’arma nuova, che nessuno in Medio Oriente aveva ancora usato, un brivido corre per la schiena di tutta Israele, e specialmente di chi sa. Dietro quei nuovi luccicanti missili che sfilano per le vie del Cairo non c’è solo la grandeur magniloquente del presidente egiziano, un nemico che ha promesso guerra totale allo stato ebraico. Ci sono gli scienziati nazisti di Peenemünde. 

Otto Skorzeny Mossad
Skorzeny, le due vite – Boomerissimo.it®

Quello che si prospetta davanti a David Ben-Gurion è la possibilità di un secondo Olocausto. Un’intenzione che Nasser non fa nulla per nascondere. È allora che il Mossad decide di usare il diavolo per fermare il diavolo.

Dal Führer a Nasser

I nuovi razzi che il 22 luglio 1962 sfilano per le strade del Cairo sono l’orgoglio delle forze aeree egiziane: l’al-Zafir, il Vittorioso, e l’al-Qahir, il Conquistatore. La parata ha lo scopo che hanno sempre le parate militari: accendere l’entusiasmo del popolo, terrorizzare il nemico militare che – nel caso di Israele – per il leader panarabo è quasi un nemico metafisico: la presenza di un popolo ebraico non sottomesso in quella che viene considerata “terra araba”. Il messaggio è abbastanza chiaro, visto che i missili, secondo le dichiarazioni ufficiali, possono colpire qualsiasi obiettivo “a sud di Beirut”. A sud di Beirut c’è solo Israele, lo diciamo per chi non avesse confidenza immediata con le carte geografiche.

Otto Skorzeny Mossad
Nasser, il dittatore egiziano – Boomerissimo.it®

Quello che la folla non vede, e che non è scritto su nessun cartello, non viene celebrato da nessun altoparlante è il lato oscuro della storia di quei missili. Nel deserto egiziano, in un sito segreto chiamato Factory 333, lavorano centinaia di tecnici europei. I cervelli del programma sono tedeschi. Anzi, per essere precisi: sono gli stessi uomini che vent’anni prima avevano assemblato le V-2 a Peenemünde. Stesse mani, stessi nomi, le stesse competenze, passate dal Führer al servizio di Nasser. Per Israele è un incubo a due facce. La prima è strategica: un programma missilistico egiziano credibile cambia tutti gli equilibri delicatissimi del Medio Oriente. La seconda è psicologica, e forse ancora più pesante: i fantasmi del Reich ricompaiono nel deserto, e puntano di nuovo al cuore del popolo ebraico. Appena diciasette anni dopo lo sterminio europeo si comincia a temerne uno nuovo in Medio Oriente. Uno degli scienziati coinvolti, l’austriaco Otto Joklik, sostiene che i razzi sono progettati per trasportare scorie radioattive: la “bomba sporca”. Vera o esagerata che sia, la voce è sufficiente a far perdere il sonno a Ben-Gurion, che confessa apertamente il terrore di una “seconda Shoah“.  Il primo ministro affida al Mossad una missione chiara, ma ad altissimo rischio: fermare il programma, con ogni mezzo possibile.

Il Mossad non aspetta

Il capo del Mossad si chiama Isser Harel. Non è un tipo che si fa problemi di fronte alle missioni impossibili: due anni prima ha organizzato la cattura di Adolf Eichmann a Buenos Aires. L’ha individuato, fatto sorvegliare per mesi, sequestrato in strada, imbarcato su un aereo di linea El Al e portato a Gerusalemme a processo. Il mondo, incredibilmente, si unisce per condannare Israele. Ma intanto Eichmann è in custodia, e il tempo finirà per dare ragione a quella operazione eterodossa, che ha saltato a piè pari i sentieri tortuosi della “legalità internazionale”.

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Isser Arel, il capo del Mossad – Boomerissimo.it®

L’ Operazione Damocle nasce nello stesso modo, badando alla sostanza. Si comincia con una campagna clandestina di pressione crescente, che ha l’obiettivo di rendere insostenibile la vita agli scienziati tedeschi in Egitto. I metodi sono quelli della guerra sporca: telefonate anonime in piena notte, lettere minatorie spedite ai familiari in Germania. Poi arrivano i pacchi bomba: il 27 novembre 1962 due esplosioni scuotono l’Egitto. La prima, nell’ufficio del direttore Wolfgang Pilz al Cairo, ferisce gravemente la sua segretaria tedesca. La seconda devasta la  fabbrica di Heliopolis, uccidendo cinque operai egiziani. In Svizzera, lo scienziato Hans Kleinwachter scampa a un’imboscata per strada. Subito dopo, arrivano gli omicidi mirati (o quantomeno, il loro tentativo): a Lörrach, sul confine svizzero, qualcuno spara a un professore coinvolto nel programma: il colpo manca, il tiratore sparisce in macchina. La pressione funziona, ma solo in parte. Il Mossad sta riuscendo a spaventare gli scienziati, qualcuno desiste e torna a casa. Ma il programma non si ferma. Per arrivare a un risultato decisivo serve qualcosa di più. Il Mossad ha la mappa completa della filiera. C’è tutto: nomi, indirizzi, società di copertura, tutti i canali segreti che collegano Monaco, Zurigo e il Cairo. La chiave sta in un nome: Hermann Valentin, un ex sottufficiale delle SS che ha  servito sotto Otto Skorzeny durante la guerra e che ora è il responsabile della sicurezza per gli scienziati. È una primula bruna, l’anello mancante, l’uomo a cui nessun agente israeliano è riuscito ad arrivare. Si tratta di una rete di nazisti ed ex nazisti che hanno combattuto insieme e si conoscono tutti: un ambiente dove un israeliano non può mettere piede senza farsi notare immediatamente. Serve qualcuno che in quegli ambienti ci viva. Qualcuno che i tedeschi trattino come uno dei loro, che rispettino, che amino. E soprattutto che non sia ebreo.

L’uomo di Campo Imperatore

Otto Skorzeny ha una biografia che sembra quella di un personaggio inventato. Viennese, quasi due metri di muscoli, con una cicatrice sul viso guadagnata in un duello studentesco, era entrato nelle Waffen-SS nel 1939 dopo che la Luftwaffe lo aveva rifiutato: troppo anziano, troppo alto, non adatto al volo. Il rifiuto era stato provvidenziale per la propaganda nazista, che aveva trovato in lui il soldato perfetto. Non era mai stato un grande soldato, ma il physique du role, quello no. Non gli mancava.

Otto Skorzeny Mossad
Skorzeny negli anni ’60 – Boomerissimo.it®

Il 12 settembre 1943, con un’operazione di alianti sul Gran Sasso, aveva prelevato Mussolini dalla sua prigione sul massiccio abruzzese e lo aveva riportato a Hitler. La stampa tedesca lo aveva celebrato come un eroe. Nell’inverno del 1944-45 aveva guidato l’Operazione Greif nelle Ardenne, facendo penetrare soldati tedeschi in uniformi americane dietro le linee nemiche. Era stato soprannominato “l’uomo più pericoloso d’Europa”. Dopo la guerra, assolto dai tribunali alleati, si era stabilito a Madrid. Aveva aperto una società di consulenza e il curriculum da ex SS era diventato un affare: frequentava ex camerati, manteneva contatti, era trattato da certi ambienti come una sorta di célébrité del nazismo sopravvissuto. Era esattamente il tipo di uomo che sa dove si trovano le persone, e sa come farle parlare. Un dettaglio: era anche sulla lista di Simon Wiesenthal.

L’offerta che non si può rifiutare

Secondo la ricostruzione di Ronen Bergman nel suo Rise and Kill First, e di Dan Raviv e Yossi Melman in diversi libri e inchieste — le fonti più documentate sulla storia dei servizi segreti israeliani — il Mossad prende una decisione che, in qualsiasi altro contesto, sembrerebbe senza senso: invece di eliminare Skorzeny, decide di reclutarlo. Il primo contatto arriva attraverso un canale indiretto: Steinbiechler, un ingegnere austriaco che lavora nel programma egiziano e fa da informatore per il Mossad, segnala che Skorzeny ha ancora rapporti diretti con Hermann Valentin, l’introvabile responsabile della sicurezza. Se Valentin è la porta che serve per accedere al circolo ristretto degli scienziati nazisti che stanno lavorando in Egitto, Skorzeny è la chiave.

Otto Skorzeny Mossad
David Ben-Gurion – Boomerissimo.it®

L’incontro avviene apparentemente per caso in Spagna, organizzato dal referente del Mossad Yosef Raanan. Anche lui è austriaco, anche lui ha perso gran parte della famiglia nell’Olocausto. Bergman racconta che Skorzeny, all’inizio del colloquio, capisce che le cose non stanno andando per il verso giusto. Sa che il Mossad è sulle tracce dei nazisti sopravvissuti e si sente perduto. Quando capisce con chi ha davvero a che fare, impugna una pistola. Dopo l’arresto di Eichmann, un ex ufficiale SS come lui ha tutti i motivi di temere il peggio. Invece, nessuno lo uccide, nessuno lo rapisce. Gli viene fatta una proposta: gli scienziati tedeschi in cambio della “grazia”. La contropartita che Skorzeny chiede è una sola: la cancellazione del suo nome dalla lista dei criminali di guerra tenuta da Simon Wiesenthal. Il Mossad prova pragmaticamente a convincere il cacciatore di nazisti. Wiesenthal, non ascolta ragionamenti di opportunità, nemmeno se si tratta di salvare Israele e rifiuta categoricamente. Per lui Skorzeny è coinvolto nel pogrom di Vienna del 1938 e per Wiesenthal, viennese, non c’è niente da discutere. A quel punto il Mossad si trova in un vicolo cieco e fa quello che un servizio segreto sa e talvolta deve fare: mente. Consegna a Skorzeny una lettera contraffatta, firmata con il nome di Wiesenthal, in cui si dichiara che il suo nome è stato cancellato dalla lista. Skorzeny abbassa la pistola. Stringe la mano. Accetta. Non saprà mai che quella lettera era falsa.  L’eroe del Gran Sasso, il nazista del pogrom di Vienna, adesso ha un nuovo lavoro: l’agente del Mossad. E sarà un agente di spietata efficienza.

La scomparsa “misteriosa” di Heinz Krug

L’11 settembre 1962, Heinz Krug esce dal suo ufficio di Monaco e scompare. Era il direttore della società Intra, che fungeva da copertura per le forniture al programma missilistico egiziano. Non tornerà mai più

Otto Skorzeny Mossad
Heinz Krug, eliminato – Boomerissimo.it®

Su quello che accade quel giorno le ricostruzioni divergono, e vale la pena dirlo con chiarezza, perché noi di Boomerissimo non vendiamo fumo. Siamo in un territorio dove le fonti sono i memoir degli ex agenti, le inchieste dei giornalisti e le testimonianze anonime, come tali ve le riferiamo, senza pretendere di conoscere la verità vera, in un intrico di servizi segreti, nazisti, cacciatori di nazisti e protettori di nazisti. Sappiamo solo per certo che le versioni principali concordano su un punto: Skorzeny è coinvolto personalmente. Secondo Dan Raviv e Yossi Melman, Skorzeny attira Krug con la promessa di proteggerlo, lo porta in un luogo isolato fuori Monaco e lì lo uccide. Ronen Bergman sostiene invece che Krug fu rapito da un team guidato da Isser Harel, il direttore del Mossad, in persona, e morì in Israele durante un duro interrogatorio. Le due versioni divergono su numerosi dettagli, ma non su un punto fermo: Krug non sopravvive all’“operazione” e Skorzeny gioca un ruolo decisivo nella sua non-sopravvivenza. 

La fine dell’operazione

L’Operazione Damocle è giunta al cuore del programma missilistico egiziano, ma finisce bruscamente nel marzo 1963, quando Ben-Gurion chiede le dimissioni di Harel per – diciamo così – un eccesso di successo. L’inciampo avviene su uno scandalo diplomatico: due agenti del Mossad vengono arrestati in Svizzera mentre minacciano la figlia di uno scienziato, e l’episodio rischia di compromettere le relazioni con la Germania Ovest, una relazione fondamentale per un Israele sull’orlo del collasso finanziario e sottoposto a sfide militari durissime. Sotto embargo americano, senza Germania al suo fianco, Israele è perduto. Il programma missilistico è ormai disinnescato; Harel è il capro espiatorio che salva capra e cavoli: se ne va. Il suo successore, Meir Amit, affermerà che il pericolo era stato sopravvalutato. La guerra clandestina contro gli scienziati nazisti sta finendo, anche perché la Germania ha intenzione di dare il suo contributo, per mettere fine alla scia di ricatti e di assassinii che sta diventando ingestibile per tutti. Una mano lava l’altra. Il Mossad, anche grazie a Skorzeny, ha tutte le carte in mano e usa le informazioni raccolte per convincere il governo di Bonn a offrire agli scienziati migliori posti di lavoro in patria, a condizione che smettano di lavorare per Nasser. Quasi tutti accettano. Entro la fine del 1963, la Factory 333 si svuota. Il programma si spegne. Nasser si rivolgerà all’Unione Sovietica per i suoi razzi: comincia così un nuovo capitolo del conflitto mediorientale, che da quel momento diventerà anche un confronto Est-Ovest, Urss contro Usa.

Otto Skorzeny e la metamorfosi Mossad – Boomerissimo.it®

Otto Skorzeny muore a Madrid il 5 luglio 1975, di cancro. Lascia un’autobiografia intitolata Vivi pericolosamente e una biografia che è il ritratto perfetto di un uomo che ha vissuto due stagioni completamente opposte: eroe nazista e cacciatore di nazisti. Per questo anche la biografia è un mostro bifronte, e sembra scritta da due autori diversi. Il suo funerale sarà un ritratto del caos che è stata la sua vita: la folla degli ex camerati canta le canzoni preferite di Hitle e fa il saluto nazista. Ma in quella folla c’è anche un uomo silenzioso che non si unisce al saluto. È Yosef Raanan, il referente di Skorzeny nel Mossad, un austriaco che ha perso gran parte della sua famiglia grazie alle imprese di Skorzeny e dei suoi camerati. Ma che è venuto a salutarlo lo stesso, perché quell’eroe nazista è anche l’uomo che (non del tutto volontariamente, ma alla fine con impegno) ha salvato gli ebrei sopravvissuti da un secondo possibile Olocausto. Non è una storia edificante, monodimensionale, di quelle che vanno di moda in questi tempi di fumetto moralistico. È una storia difficile, per gente che vive nei drammi e nei dilemmi morali che impone la realtà, la battaglia per sopravvivere,  il dovere di salvare il proprio popolo (a volte, la propria pelle).
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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